bersalviniPrima che si mettesse a fare squadra (e compasso) con Berlusconi per approvare una indegna legge elettorale, mi ero quasi convinto di votare per Salvini alle prossime elezioni politiche. Non venitemi a dire che Salvini è un deficiente perché lo so benissimo da me. Uno cresciuto politicamente  ai raduni di Pontida in compagnia di Bossi e Maroni tanto intelligente non può essere di sicuro. Ma i tempi che viviamo sono così tristi da farci guardare con comprensione perfino un elemento da taverna come Salvini, furbo quanto basta da cavalcare la sacrosanta battaglia contro la moneta unica. Fino a quando non recupereremo la sovranità monetaria perduta qualsiasi sforzo per “uscire fuori dalla crisi” risulterà certamente vano. Perché l’euro è stato appositamente pensato per fare vivere agli Stati- e quindi ai cittadini- una condizione di crisi permanente che legittimi l’adozione delle famose misure d’austerità che aumentano la povertà e la disuguaglianza. Per cui, tolta una esigua minoranza composta da stronzi e sociopatici che godono nel veder esplodere le sofferenze altrui, tutti gli altri dovrebbero votare come un monolite in favore di una forza politica che metta al primo punto del suo programma l’uscita unilaterale dal sistema dell’euro. Con le buone o, se necessario, pure con le cattive. Quella forza, fino a ieri, era la Lega di Salvini. Che ci posso fare io se l’unico partito in grado di individuare le priorità da affrontare adesso è proprio quello più ambiguo, nordista, nonché spalleggiato da un buon numero di ubriaconi nemici dell’italiano e della cultura? Quindi, turandomi naso, orecchie, bocca e occhi, mi ripromettevo di votare per Salvini alle prossime ed imminenti elezioni politiche, consapevole pure del fatto che i salviniani che si aggirano nel Mezzogiorno d’Italia sono ancora più improponibili e pittoreschi dei presunti celtici che invadono annualmente muniti di apposite corna le valli bergamasche. La bontà della battaglia intrapresa contro l’euro della nazista in gonnella Angela Merkel valeva ampiamente come giustificazione per tutto il resto. Naturalmente questo discorso poteva avere un senso solo nel caso in cui si fosse votato con una legge elettorale democratica, un proporzionale puro che avesse consentito all’elettorale di scegliere un partito in grado di rispecchiarne le idealità di massima. Adesso, dopo l’approvazione del “Rosatellum”, l’elettore sarà costretto ad esprimere una preferenza in favore non di un partito ma di una coalizione eterogenea, comprendente al proprio interno tutto e il suo contrario. Facciamo qualche esempio per capirci meglio. Votando genericamente per il centrodestra- inteso come alleanza fra Lega e Forza Italia- i cittadini esprimeranno un contemporaneo consenso in favore  e contro il sistema dell’euro, considerato che mentre Salvini (a parole) si scaglia contro Merkel, Berlusconi continua a definirla una “grande leader del mondo libero”. Una situazione che ricalca comicamente e tragicamente una famosa scena del film “La Cambiale”, allorquando gli squattrinati Totò e Peppino ( i cugini Posalaquaglia)- bravi nel vivere di espedienti- si ritrovano sfortunatamente a fare i testimoni “pro” e “contro” nella stessa causa. Per quelli che non amano farsi prendere in giro votare non ha più alcun senso. Alcuni suggeriscono di virare in extremis verso i 5 Stelle. Lo farei pure se non sapessi che i 5 Stelle- come tutte le forze che sbraitano contro gli sprechi e la casta- sono create in laboratorio dagli stessi malvagi personaggi che controllano le leve del potere. Anche la Lega delle origini- prima di convertirsi ai diamanti di Belsito- era nata per combattere gli “sprechi e il debito pubblico”; anche  Forza Italia- Dell’Utri e Previti in testa- inveiva contro i “ladri della prima Repubblica”. Per non parlare di Di Pietro e altri similari personaggi da circo. Tutti quelli che demonizzano il potere pubblico, in un modo o nell’altro- consapevolmente o inconsciamente- fanno il gioco del capitale privato usuraio. Grillo è perciò il migliore alleato dei poteri massonici sovranazionali, nella misura in cui attrae e paralizza una massa potenzialmente rivoluzionaria. Solo nubi si intravedono all’orizzonte. 

    N.B. A Marzo, pubblicato dal “gruppo editoriale Uno”, uscirà il mio prossimo libro

    Francesco Maria Toscano

    14/10/2017

    Categorie: Politica

    2 Commenti

    1. renato protti miracca scrive:

      Grazie Francesco, per la fiducia donataci. Cerco di non deluderti!

      Longitudine dierum

    2. Remo scrive:

      Quindi, non ci rimane che il PD?

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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