KURZSi è votato in Austria e come era ampiamente prevedibile le “destre” hanno fatto un balzo in avanti grazie all’appeal di tale Sebastian Kurz, giovane stella del firmamento politico asburgico capace di risollevare le sorti di un partito popolare prima depresso. I cosiddetti “populisti” del FPOE si piazzano brillantemente al secondo posto, staccando di un’ incollatura il sempre più anemico e inutile partito socialdemocratico. Tutte le altre forze politiche- dai verdi ai liberali- annaspano infine intorno alla soglia di sbarramento del 4%. Si va quindi verso un probabile governo di coalizione fra popolari e “populisti”, che nascerà all’insegna del rifiuto delle cosiddette “politiche dell’accoglienza”. L’immigrazione incontrollata è seriamente un problema, non tanto perché vellica mai sopiti rigurgiti razzisti, ma perché fornisce al capitale quello che Marx definiva “esercito industriale di riserva”. L’unico modo per gettare nel panico e schiavizzare la classe lavoratrice dell’Europa occidentale, che aveva raggiunto standard di vita dignitosi nella seconda metà del secolo scorso, consisteva per l’appunto nel mettere in competizione gli operai indigeni con una massa sterminata di uomini e donne provenienti da Paesi arretrati, sprovvisti di una coscienza di classe e disposti perciò a faticare per pochi spiccioli e senza garanzie (utile in tal senso la lettura dei libri dell’indimenticato professor Luciano Gallino). Dietro la retorica ipocrita dell’accoglienza- Papa Francesco in testa- si staglia quindi il freddo e cinico interesse della casta dei milionari che intende continuare a dominare su masse straccione formate da nuovi servi della gleba. Dire basta all’immigrazione incontrollata significa perciò danneggiare la tratta orchestrata dai nuovi “negrieri” che, terrorizzati dall’idea di perdere il controllo sugli schiavi che arrivano d’oltremare, usano i giornali di proprietà per agitare strumentalmente inesistenti fantasmi del passato. Kurz non è credibile non  perché “nemico dell’immigrazione”, ma in quanto fervente liberista in ambito economico. Dai liberisti non potrà mai venire nulla di buono, servi sciocchi di un capitalismo di rapina che non tollera l’intervento regolatore dello Stato, unica istituzione in grado di limitare la furia distruttrice e ingiusta di un mercato lasciato a briglie sciolte. In questo senso Kurz ricorda il nostro Salvini, tanto bravo nel capire che una nazione libera e sovrana non può accettare di prendere ordini da un ubriacone esperto in evasioni fiscali come Juncker o da un cravattaro usuraio al soldo di Goldman Sachs come Mario Draghi, quanto cretino nel riproporre all’infinito sul piano macroeconomico le solite e già fallite ricette liberiste che cianciano di abbassamento  delle tasse e “razionalizzazione” della spesa pubblica (che tradotto dalla neolingua significa “macelleria sociale”). L’alleanza perversa fra la destra del denaro e la sinistra del costume ha creato il mondo infernale che conosciamo oggi. L’unica “sinistra” che in Europa merita rispetto è quella interpretata dall’inglese Jeremy Corbyn, che ha rimesso al centro del dibattito politico anglosassone il ritorno dello Stato nell’economia. Per il resto è notte fonda. Adesso, non essendo ancora maturi i tempi per la nascita di un partito che sia contemporaneamente keynesiano e sovranista, è prioritario indirizzare tutti gli sforzi nel tentativo di abbattere la mefistofelica costruzione comunitaria che ci opprime. In estrema sintesi, senza andare troppo per il sottile, è il caso di votare ora solo e soltanto per quelle forze politiche che senza ambiguità propongano una rottura totale e unilaterale con il sistema dell’euro. Una volta ridefinito un recinto certo, smontata cioè la perversa illusione mondialista che moltiplica la potenza delle élite cosmopolite, agiremo con efficacia per impadronirci delle leve del potere interno, non più paralizzate dalla presenza di istituzioni sovranazionali che agiscono in difesa di una sparuta minoranza di miserabili e ingordi miliardari e in danno di tutti gli altri. In quest’ottica perfino  Kurz (ma ancora meglio  Strache) val bene una messa. 

    N.B. A Marzo, pubblicato dal “gruppo editoriale Uno”, uscirà il mio prossimo libro

    Francesco Maria Toscano

    16/10/2017

    Categorie: Esteri

    2 Commenti

    1. francesco scrive:

      condivido la sua proposta di votare per i partiti che si dichiarano apertamente anti euro.Ma quali sono?
      se continua così penso che non andrò a votare.

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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