DraghiIl Pd ha di fatto chiesto al governo di non confermare Ignazio Visco alla guida della banca d’Italia scatenando un putiferio mediatico alimentato dai soliti corifei, tipo Ferruccio De Bortoli, abituati a strillare a gettone. Questa storia, certamente rilevante, va analizzata sotto diversi profili. Dal punto di vista “ideale”, l’attacco della politica contro il santuario malefico di Bankitalia- di questa Bankitalia per la precisione- è di per sé una buona notizia. Senza ripristinare il “primato della politica” sui poteri bancari, finanziari e massonici non sarà mai possibile ristabilire un minimo di prassi democratica. Ma, badate bene, non tutti gli attacchi sono uguali. Ricordate la storia di Antonio Fazio, a capo dell’istituto di Palazzo Koch dal 1993 fino al 2005, anno in cui fu costretto a dimettersi in seguito allo scoppio di un fragoroso scandalo giudiziario? Quelli che oggi si indignano contro Renzi, reo di avere minato così facendo il “prestigio dell’istituzione”, all’epoca facevano a gara per colpire il predecessore di Mario Draghi. Eh già cari amici, perché le disgrazie di Fazio spalancarono le porte del potere proprio all’attuale capo dell’Eurotower, che userà da par suo il trampolino di Bankitalia per poi raggiungere a fine mandato le vette del potere usuraio europeo. Perfino un ipocrita del calibro di Bruno Tabacci, usato nel 2005 come testa d’ariete per colpire Antonio Fazio, comunica sul Corriere della Sera di oggi tutta la sua amarezza per “l’attacco sconsiderato portato avanti dai renziani”. Quindi, limitarsi a leggere la faccenda solo con le lenti dello scontro fra politica e finanza è certamente sbagliato e riduttivo, senza mai dimenticare però che in linea di massima il Parlamento- specchio della sovranità popolare- non può e non deve mai subire la tracotanza di uomini che, come Visco, sono espressione di poteri non rappresentativi. Dietro Visco, mero esecutore di indirizzi altrui, si staglia quindi l’onda lunga del venerabile Draghi, vero bersaglio dell’operazione. Come mai Renzi, fino ad oggi a suo agio nel ruolo di piccolo burattino di provincia assoldato dai “poteri forti” per fare il lavoro sporco (tipo il tentativo di riforma costituzionale, chiaramente di stampo piduista, poi fallito), ha trovato il coraggio di sfidare in maniera così plateale un peso massimo della massoneria mondialista come Mario Draghi? Un uomo così potente da riuscire in tempi recenti ad insabbiare, con l’aiuto complice e consapevole dell’ex Presidente Giorgio Napolitano, lo scandalo “Monte Paschi” (clicca per leggere)? Evidentemente, dopo la “brexit”, molti fragili equilibri sono saltati, offrendo al pinocchietto fiorentino l’illusione di potersi finalmente emancipare dai suoi storici e occulti padroni. Sia chiaro, il Pd fa benissimo a chiedere la cacciata di Visco, lestofante neoliberista che- nonostante il popolo sia ridotto alla fame- continua imperterrito a chiedere alla politica “consolidamenti fiscali” e “riduzione del debito pubblico” (ovvero povertà per tutti tranne che per loro). Così come farebbe bene Renzi a chiedere la dimissioni di un altro delinquente applicato alla politica come Pier Carlo Padoan, cane da guardia inviato dai “sacerdoti di Bruxelles” per assicurarsi che nessun governo provi effettivamente a combattere esclusione sociale e disoccupazione galoppante. Temo però che Renzi non abbia la forza per portare a termine con efficacia una così ambiziosa impresa, un tentativo di ridimensionamento non tanto di Visco- della cui sorte non frega a nessuno- ma dei poteri massonici che lo esprimono, a partire dalla superloggia di area inglese “Edmund Burke”, popolata oltre che da Draghi e Visco, anche da potentissimi pescecani dell’establishment internazionale. Non a caso sia i grandi giornali- Corriere della Sera in testa (testata da sempre “telecomandata” dal servizio segreto inglese come dimostra Giovanni Fasanella nel suo libro “Colonia Italia”)- che il capo dello Stato Sergio Mattarella (imposto proprio da Mario Draghi sul Colle) hanno cominciato a stendere un “cordone sanitario” in difesa di Ignazio Visco, “apprendista” notoriamente al servizio del “gran maestro” Mario Draghi. Da oggi Renzi, avendo avuto il coraggio di attaccare personalità peggiori di lui (e non era facile trovarne), risulta un tantino meno molesto. 

    N.B. A Marzo, pubblicato dal “gruppo editoriale Uno”, uscirà il mio prossimo libro

    Francesco Maria Toscano

    18/10/2017

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. Alfi scrive:

      Una domanda, se possibile.
      Di quali forze o gruppi sarebbe espressione Renzi?

    Commenta


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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