Il gesto ignobile di pochi tifosi della Lazio che, per insultare i romanisti, hanno pensato di far indossare una maglietta giallorossa ad Anna Frank- simbolo della violenza nazista- ha provocato un sacrosanto vespaio di polemiche. Insolentire la memoria dei martiri è oggettivamente una prassi indegna. Sarebbe bello però che la società italiana imparasse ad indignarsi con maggiore frequenza, specie di fronte alla consumazione attuale di moderni e silenziati “Olocausti” che nessun alto papavero pubblicamente condanna. L’antisemitismo è una piaga vergognosa che merita di essere- al pari di ogni infamia- combattuta ed estirpata. Ma bisogna stare attenti a non cadere nel tranello di chi, agitando strumentalmente i fantasmi di un passato oscuro, pretende di rimanere nel presente al riparo di qualsiasi argomentata e legittima critica. Come testimoniano i lavori certosini e documentati di pensatori di valore internazionale come Noam Chomsky, le politiche attuate nel tempo dal governo di Israele- con il sostegno americano- nei confronti della popolazione palestinese raggiungono alle volte picchi di inusitata crudeltà stranamente tollerata (o perlomeno minimizzata) dalla comunità internazionale composta dai cosiddetti “Paesi civili”. A pagina 34 del suo ultimo libro- “Chi sono i padroni del mondo”, ad esempio, Chomsky dipinge un macabro quanto realistico affresco che obbliga tutti noi a fare i conti con il doppiopesismo ottuso che logora l’Occidente decadente: “Per valutare la sincerità dei sentimenti espressi per l’omicidio Klinghoffer (disabile ebreo ucciso sulla nave Achille Lauro da un commando del Fronte di Liberazione della Palestina, ndm) basta esaminare la reazione a crimini analoghi compiuti dagli israeliani con l’appoggio degli Usa. Si prenda per esempio l’assassinio, nell’aprile del 2002, di due disabili palestinesi, Kemal Zughayer e Jamal Rashid, da parte dei soldati israeliani che avevano assaltato il campo profughi di Jenin in Cisgiordania. Il corpo martoriato di Zughayer i resti della sua sedia a rotelle furono trovati da alcuni reporter inglesi , insieme ai brandelli della bandiera bianca che aveva tra le mani quando gli fu sparato mentre scappava dai carri armati israeliani, che poi passarono sul suo volto spaccandogli in due il volto e tranciandogli braccia e gambe…”. Per Zughayer però, e per quelli come lui, non si mise in moto nessun meccanismo di unanime e risoluta condanna, destinato a chiedere a gran voce l’individuazione e la punizione dei demoniaci autori di un delitto così efferato e bestiale. E’ possibile chiedere rispetto per la memoria dei martiri innocenti, di tutti i martiri uccisi da mano feroce- senza distinzione cioè di sesso, razza e religione- senza correre il rischio di essere bollati come “antisemiti”? La coscienza di un buon cristiano consiglia sempre di ascoltare prioritariamente le ragioni della componente più debole; e così come ieri era doveroso difendere gli ebrei dalla aggressione di un inizialmente soverchiante carnefice nazifascista, oggi, mutatis mutandis, è giusto chiedere a voce alta rispetto per la dignità e la vita dei palestinesi, risucchiati da una condizione di guerra strisciante, endemica e permanente contro un nemico soverchiante sotto il profilo economico, geopolitico e militare. La giustizia, se serve solo le ragioni della forza, diventa somma ingiustizia. Per cui bene fanno gli operatori dell’informazione a stigmatizzare con forza i sempre possibili rigurgiti neonazisti che pervadono sotterraneamente la nostra comunità, meglio farebbero se imparassero a denunciare con la stessa convinzione tutti i crimini, da qualunque parte provengano. Solo così potremo sperare di chiudere una volta e per sempre quello sciagurato “Scontro di Civiltà” preconizzato da Samuel Huntington, solo cioè finendola di valutare “sette volte” più grave la morte di un occidentale rispetto a quella di un arabo. A questo proposito vi lascio con le parole usate dall’ex segretario di Stato americano (sotto la presidenza di Bill Clinton) Madeleine Albright per giustificare la morte di 500.000 bambini irakeni quale conseguenza delle applicazioni delle sanzioni Onu. Il 12 maggio del 1996, scrive Paolo Barnard nel suo libro “Perché ci odiano”, intervistata dalla giornalista Leslie Stahl che chiedeva se fosse valsa la pena di provocare la morte di mezzo milione di bambini, l’ineffabile Madeleine rispondeva:“Penso che questa sia una scelta molto dura, ma il prezzo, pensiamo che il prezzo ne valga la pena”. Chissà se in mezzo a quei 500.000 morti c’era pure una bambinetta chiamata Anna.
N.B. A Marzo del 2018, pubblicato dal “gruppo editoriale Uno”, uscirà il mio prossimo libro
Francesco Maria Toscano
25/10/2017
Il disabile ebreo Klinghoffer non era un disabile qualunque ma un disabile del tutto particolare. Era il capo supremo del B’nai B’rith. I patrioti palestinesi avevano dei buoni motivi, quindi. Naturalmente i trombettieri di regime si sono ben guardati dal dare questa notizia.
Non siamo tutti Anna Frank semmai siamo tutti il padre di Anna Frank il falsificatore del diario scritto in gran parte di pugno suo con una biro del 1951.
… E POI SI PARLA DI FAKE NEWS …E FALSIFICATORI!
https://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2012/05/07/ho-creduto-alle-cose-che-mi-venivano-dette/
https://fedsit.wordpress.com/2013/02/16/ho-creduto-alle-cose-che-mi-venivano-dette-il-falso-massacro-di-jenin/