PoliticaSi avvicinano le elezioni politiche e, per la prima volta, ne avverto la desolante inutilità. Da più di venti anni si alternano al potere partiti, coalizioni e personaggi di fatto intercambiabili, tutti protesi nel soddisfare le bramosie di un capitale finanziario internazionale che non tollera insubordinazioni. Il voto è diventato un rito stanco e patetico, una gigantesca seduta psico-analitica dove si concede agli ultimi, agli impoveriti, ai disoccupati e ai disadattati l’impressione di contare giusto il tempo di infilare una scheda nell’urna. Dopodiché la festa finisce e si ritorna alla dittatura di sempre. Una dittatura apparentemente “morbida”, resa obbligata dalle aspettative dei fantomatici “mercati”, che però lascia continuamente sul terreno morti e feriti. Non a caso aumenta in maniera vertiginosa il numero dei “suicidi economici”, di quelli cioè che si ammazzano perché nonostante gli sforzi non riescono a trovare un briciolo di stabilità lavorativa. Allo stesso modo l’Italia assiste passivamente al continuo esodo di nostri concittadini- giovani e meno giovani- costretti ad emigrare pur di sopravvivere decorosamente. Questa situazione disperata, che ha riportato le lancette della storia indietro di un secolo, non è figlia del caso cinico e baro, quanto della volontà luciferina di una classe dirigente corrotta e trasversale che ha svenduto l’interesse nazionale. Ancora oggi siamo poi costretti ad ascoltare le miserabili diatribe di una politica politicante guidata dagli stessi uomini che hanno causato lo sfacelo. A destra la mummia Berlusconi continua a dare le carte, mentre a sinistra Prodi si propone di federare le diverse anime (nere) “per non consegnare il Paese alle destre e ai populisti”. Questo è il livello del nostro dibattuto pubblico, volutamente addormentato da una grande stampa che ripropone all’infinito gli stessi nomi e le stesse facce per tenere schiave masse inebetite da un malefico incantesimo. Ci sarebbero infine i cosiddetti “anti-sistema”, ovvero gli utili idioti creati dal sistema stesso per non dare l’impressione che tutto sia in realtà concordato a tavolino. Il Movimento 5 Stelle è oggi guidato da un personaggio scialbo e incolore come Luigi Di Maio, giovanotto senza arte né parte che usa una retorica sovrapponibile a quella usata da tutti i grandi negrieri che paralizzano l’Europa. Per i grillini di Di Maio, esattamente come per i seguaci di Renzi e Berlusconi, i problemi dell’Italia dipendono dalla “casta”, dalla “corruzione” e dall’esorbitante “debito pubblico”, fesserie asinine che già caratterizzarono nei primi anni ’90 del secolo l’infingarda narrazione proposta dai forzisti della prima ora e dai leghisti di Bossi, noti moralizzatori che tutto il mondo ci invidia. Non lo ammetterà mai, ma credo che la decisione di non ricandidarsi di una persona per bene come Alessandro Di Battista dipenda proprio dal desiderio di non agevolare la svolta opportunista e filo-massonica di un Movimento che- nato per “sfasciare tutto”- finirà invece per puntellare il sistema delinquenziale che a parole diceva di voler abbattere. La Lega nazionale di Salvini, anche grazie alle intuizioni di un uomo intelligente come Claudio Borghi, aveva giustamente individuato il problema puntando il dito contro l’euro, unica moneta al mondo emessa da una Banca centrale che non si rapporta con uno Stato di riferimento. L’euro è insomma una moneta senza Stato, mero strumento di oppressione in mano alle élite usuraie. Dopo l’abbraccio con il redivivo Berlusconi, però, l’infelpato Salvini ha cambiato toni, perdendo completamente quel poco di credibilità che si era faticosamente costruito. Stiamo infatti parlando di un tizio che fino a qualche anno fa era famoso solo per la assidua frequentazione di birrerie della bassa bergamasca, e per la capacità di cantare finissime canzoni da stadio in compagnia di qualche “vecchia spugna”. Di ciò che si muove alla “sinistra del Pd” (ma poi perché mai il Pd dovrebbe essere di “sinistra”?) meglio non parlarne, morti viventi che- da Bersani a Fassina- hanno permesso e avallato le infami controriforme volute dal prof. Mario Monti, espressione delle peggiori massonerie internazionali. Pur di non scegliere di rifugiarsi nell’astensione, che agevola solo i soliti balordi che continuerebbero a comandare anche con una partecipazione complessiva al voto inferiore al 5%, non resterebbe quindi che provare ad organizzarsi autonomamente, provando cioè a federare le tante piccole realtà locali e nazionali che, in maniera avanguardistica, hanno colto per tempo e genuinamente le vere priorità da aggredire. Ma il protagonismo di tante “prime donne” renderà- e probabilmente ha già reso- impraticabile pure questa ipotesi. D’altronde, ricordate cosa diceva Kipling? “Un italiano? Un bel tipo; due italiani? Un litigio; tre italiani? Tre partiti politici”.

    Francesco Maria Toscano

    22/11/2017

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Donnie scrive:

      E come non essere d’accordo? Piuttosto preoccupa come in molti, tra gli apocalittici dico, fingono al contrario che il voto sia importante, e si affannano a individuare il movimento o il soggetto meritevole di esserne beneficiato. Che incredibile perdita d tempo!

    2. JoLeMaire scrive:

      Di Battista si ricandida alka fine della prossima legislatura che per di più potrebbe essere breve

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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