C’è oggi su Repubblica un’ intervista ad un uomo di oltre 92 anni, la maggioranza dei quali passati nel lusso sulle spalle della povera gente; un uomo che era fascista sotto il fascismo, comunista quando il comunismo era forte, trasformatosi infine in feroce neoliberista all’indomani della caduta del Muro. Quest’uomo, che risponde al nome di Giorgio Napolitano, porta su di sé la responsabilità storica di avere contribuito fattivamente, nell’arco di poco più di un ventennio, a distruggere in profondità il tessuto produttivo e industriale dell’Italia, faticosamente ricostruito all’indomani della seconda guerra mondiale grazie al laborioso lavoro di intere generazioni. Peggio di Napolitano ci sono solo i giornalisti che lo intervistano, così servili da chiedere alla causa vivente dei nostri problemi di indicare la soluzione per superarli. Queste sono le vere “fake news”, fabbricate da un potere ufficiale che ci ha spiegato per anni che la “crescita sarebbe ripartita grazie ai sacrifici”, che la Grecia “è stata il più grande successo dell’euro”, che “l’austerità è espansiva”, che la “precarietà avrebbe abbattuto la disoccupazione” e che “le riforme strutturali avrebbero aumentato la competitività”. E adesso che ai giornali fortunatamente non crede più nessuno, cosa fa questa congrega di lestofanti senza dignità né senso del pudore? Colpevolizza il dissenso, bolla chiunque come “populista” e “complottista”, alimentando una caccia alla streghe che serve per intimidire sul nascere masse sopite che cominciano a dare timidi segnali di risveglio. Non bisogna lasciarsi spaventare da un potere che è diventato più cattivo e sfacciato proprio perché si sente più debole, proprio perché ha compreso che la manipolazione di massa non funziona più come ai vecchi tempi, che la consapevolezza circa la natura perversa e menzognera di una classe dirigente trasversale, corrotta e serva di poteri economici e finanziari sovranazionali si fa strada presso le nuove generazioni. Gli infami al comando si trovano ora di fronte ad un bivio che lacera e confonde. Che faranno il giorno in cui non riusciranno più a disintegrare il popolino dopo averne carpito surrettiziamente il consenso? Che faranno cioè quando la gente si dimostrerà indisponibile a votare partiti che continuano ad applicare politiche antipopolari spacciate come medicine amare ma indispensabili? Gli infami quel giorno, non molto lontano, dovranno scegliere se allentare la presa o gettare definitivamente la maschera, imponendo cioè in maniera palesemente dittatoriale ciò che fino ad oggi sono riusciti ad ottenere con l’inganno. Napolitano si dice preoccupato per la situazione creatasi in Germania. Fa bene a preoccuparsi il “presidente emerito”, massone in forza alla superloggia “Three Eyes” che sovraintendeva i lavori della P2 italiana. Caduta Angela Merkel, penultimo bastione in forza al nazismo tecnocratico contemporaneo (l’ultimo è Mario Draghi), il luciferino sistema posto al vertice di un’Europa continuamente violentata e vilipesa imploderà rapidamente. Sarà piacevole quel giorno vedere tanti topi alla Juncker scappare affannati dalla nave che miseramente affonda.
Francesco Maria Toscano
25/11/2017