PowellQuesta ossessione per le “fake news” è il sintomo di una frustrazione profonda che attanaglia le cosiddette élite. Nelle “democrazie liberali”, che sarebbe più corretto definire “dittature del denaro”, è proprio il controllo ferreo del sistema informativo che garantisce la tenuta di un sistema che, fingendo di garantire la “pluralità delle idee”, impone di fatto il pensiero unico. E il sistema informativo posto al servizio delle oligarchie dominanti mente per definizione, costruisce cioè una realtà mediatica completamente slegata dalla realtà al fine di abituare gli sfruttati ad accettare in silenzio i soprusi perpetrati dai pochi sfruttatori. Di seguito alcune delle più pacchiane e mastodontiche menzogne che permettono ai moderni schiavisti di continuare ad esercitare impuniti un comando sprovvisto di qualsiasi legittimità.

    1) Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità

    Quante volte avete sentito il delinquente politico o giornalistico di turno giustificare l’adozione di scellerate politiche di “austerità” quale obbligata conseguenza delle scelte “irresponsabili” di una politica che nel recente passato ha usato la spesa pubblica per garantirsi il consenso? Ecco, questa è una evidente “fake news”, considerato che nessuno oggi è chiamato a pagare per spese effettuate quaranta o cinquanta anni fa. Se così fosse, andando a ritroso, qualche farabutto mediatico potrebbe paradossalmente sostenere che l’austerità di oggi serve per sanare le spese affrontate in epoca romana per costruire il Colosseo.

    2) Il nostro problema è il debito pubblico

    Il debito pubblico, che sarebbe più corretto definire “credito privato”, è da decenni rappresentato dalla stampa corrotta come una specie di mostro vorace e famelico che distrugge sadicamente le vite delle future generazioni. Da qui la necessità di limitare la furia distruttrice di questa divinità pagana e malvagia, da blandire per mezzo dei famosi “sacrifici” che salvano le anime dei moderni peccatori. Nessuno però nota come il debito pubblico, in Italia, in Grecia e dappertutto, aumenti in misura esponenziale proprio in conseguenza delle politiche adottate per abbatterlo. Questo argomento, logico e razionale, non piace naturalmente al clero giornalistico che chiede quotidianamente ai lettori di credere “per fede”.

    3) Tutti devono aumentare la competitività sui mercati per mezzo delle “riforme strutturali”

    Il sistema mediatico spiega indefesso che l’unico modo per uscire dalla crisi è quello di aumentare la “competitività per mezzo delle riforme strutturali”. Tradotto dalla neolingua il sistema ci sta dicendo che bisogna accettare salari bassi e pochi diritti per conquistare i mercati globali. Bisogna cioè adeguarsi a ritmi di lavoro e a salari “cinesi”, perché solo così facendo potremo sperare di diventare attrattivi agli occhi dei “capitali privati internazionali”, mondi severi che notoriamente snobbano i Paesi dove i sindacati difendono per davvero i diritti dei lavoratori e la politica persegue in concreto l’interesse generale di tanti cittadini anziché quello particolare di pochi usurai apolidi.

    4) Le guerre in Medio Oriente servono per liberare quei popoli dalla oppressione di dittature brutali che violano i diritti umani e disprezzano la democrazia

    Una delle più volgari “fake news” che il sistema mediatico ufficiale ha propinato senza vergogna alla pubblica opinione mondiale per motivi abbietti è quella che riguarda le fantomatiche “armi di distruzione di massa nella disponibilità dell’ex capo dell’Iraq Saddam Hussein”. Ricordate la faccia di tolla di Colin Powell che mostra una “boccetta di profumo” a favore di telecamera per dimostrare la sicura esistenza del terribile arsenale bellico nella disponibilità del folle “Rais”? Potevano mai gli Stati Uniti d’America lasciare il mondo intero in balia delle bizze di un dittatore baffuto che minacciava dalle fondamenta il “mondo libero”? Questa macabra barzelletta, che non c’è bisogno neppure di commentare nel merito per non offendere l’intelligenza di chi legge, è stata posta alla base di una delle decisioni più drammatiche e importanti della nostra storia recente. La guerra all’Iraq del 2003 ha determinato la morte di un numero incredibile di persone, comportando conseguentemente l’esplosione del fenomeno dell’Isis, lesto nel coprire il successivo ed inevitabile vuoto politico.

    Questa rapida carrellata dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio come l’informazione ufficiale costituisca la più grande e potente fabbrica di “fake news”. A furia di spararle sempre più grosse, però- proprio come quel famoso personaggio che gridava “al lupo al lupo”- le grandi testate anche scoperto di non avere più nessuna credibilità. Ma invece di fare autocritica e piangere se stessi, il “Grande Fratello” preferisce consolarsi evocando il “complotto russo”. Contenti voi…

    Francesco Maria Toscano

    28/11/2017

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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