DraghiIl governatore di Bankitalia Ignazio Visco, “apprendista” al servizio del “maestro venerabile” Mario Draghi, è stato recentemente confermato al suo posto per volontà di Gentiloni e Mattarella dopo aver combinato danni inenarrabili durante il suo primo mandato. Questa vicenda, meglio di ogni altra, fotografa la natura puramente formale della nostra democrazia, presuntivamente incarnata dal Parlamento “voce del popolo sovrano”. Si dà il caso che più o meno tutte le forze politiche presenti in Parlamento, con toni e sfumature diverse, avessero infatti manifestato sfiducia nei confronti dell’ultimo inquilino di Palazzo Koch, platealmente attaccato anche da Matteo Renzi, leader del partito di maggioranza che sostiene al governo quella specie di ectoplasma di Paolo Gentiloni. Eppure, nonostante tutte le forze “visibili” avessero chiesto la cacciata di Visco, quelle “invisibili” ne hanno imposto la permanenza alla guida di via Nazionale. Il potere degli “apparati”, termine neutro usato come sinonimo per indicare una specie di nauseabondo impasto di burocrazie, massonerie e servizi segreti, si è rivelato predominante ancora una volta rispetto a quella parodia di “democrazia” quotidianamente interpretata dai pupazzi e burattini che affollano senza costrutto la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. Fra Renzi e Gentiloni è andata in scena una specie di commedia delle parti, perché se la volontà di cacciare Visco fosse stata sincera e granitica Gentiloni sarebbe stato sfiduciato con ignominia dal Pd un secondo dopo la conferma dell’attuale inespressivo governatore. Nel frattempo Renzi ha però fatto istituire, sul finire della legislatura, una “commissione di inchiesta sulla banche” pensata come arma di pressione nei confronti di Mario Draghi, vero dominus delle italiche faccende e già predecessore di Ignazio Visco al vertice di Bankitalia. Questa commissione serve più che altro- pur fra mille cautele- ad infrangere il tabù della “innominabilità” del “venerabile” Draghi, fino ad oggi citato sui media solo per essere infinitamente lodato a causa della bontà e dolcezza emanata da questo “adoratissimo laico redentore”. La scelta di affidare a un vecchio relitto come Casini la presidenza della commissione si presta invece ad una duplice chiave di lettura: da un lato- considerata la natura notoriamente pavida e pilatesca dell’usurato politicante bolognese- tranquillizza molti “alti papaveri” che potrebbero potenzialmente finire sotto i riflettori; dall’altro però, l’odierna estrema debolezza di questo personaggetto politico- la cui ambizione è unicamente quella di conservare un seggio per passare un altro quinquennio a gozzovigliare a spese dei contribuenti- lo rende molto sensibile ai “desiderata”- anche taciti- dello stesso Renzi, padrone del destino politico di un ex triste Presidente della Camera che “gode” nel cosiddetto “Paese reale” di picchi di discredito difficilmente eguagliabili. Nella seduta di ieri il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha inchiodato Visco alle sue mastodontiche responsabilità, mandando in bestia tutta la grande stampa massonica che- toccata nel vivo- ha perso il senno e la misura. Tutti ora ricordano come Rossi fosse stato “consulente remunerato” della Presidenza del Consiglio anche durante la permanenza di Renzi a Palazzo Chigi, un modo “indiretto” e “subdolo” per insinuare nel lettore il dubbio che Rossi dica quel che dice non per intima convinzione, ma perché sodale di quei politici “irresponsabili che vogliono indebolire la Banca d’Italia”. Ora che vengono trascinati nella verminosa polemica anche i veri padroni della “grande libera stampa”, le “prestigiose firme” del nostro giornalismo hanno perso il tradizionale “aplomb” che trasudava prima da ogni frase di circostanza del tipo “non bisogna delegittimare la magistratura”. Quando molti fra i magistrati “indipendenti” che avevano istruito l’inchiesta “Mani Pulite” finivano in Parlamento in quota centrosinistra- guarda caso- a nessuno di questi pappagalli veniva in mente di veicolare melliflui sospetti perché “la libertà di coscienza e di manifestazione del pensiero che spetta ad ogni singolo magistrato al pari di qualsiasi altro cittadino non può essere messa in discussione”. Ipocriti. Al di là del fatto che Renzi- tardo e ridicolo epigono di un blairismo morto e sepolto- meriti di essere estromesso dalla vita politica il prima possibile, i cittadini farebbero bene in questo frangente a schierarsi all’unisono con il potere politico e contro lo strapotere di una finanza ontologicamente nemica del popolo e della giustizia sociale. Siamo solo all’inizio di una battaglia sistemica decisiva che può finalmente far saltare quel tappo di complicità e di omertà che paralizza l’Italia da oltre un ventennio. Il caso Monte Paschi, finalmente ritornato ora di attualità, e i rapporti intercorsi fra la banca Popolare di Vicenza (sotto la lente della Commissione parlamentare) e alcuni esponenti dei servizi segreti offriranno nel prossimo futuro ottime occasioni di approfondimento.

    Francesco Maria Toscano

    1/12/2017

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