veltroniScriveva nel giugno del 1934 il politico e giornalista tedesco Viktor Schiff :“Se c’è un punto sul quale non vi sono e non vi possono essere tra noi divergenze di opinione, è che Hitler deve la sua ascesa e la sua definitiva vittoria essenzialmente alla crisi economica, all’incertezza dei proletari disoccupati, alla gioventù universitaria senza futuro, ai piccoli commercianti e artigiani spinti alla bancarotta e ai contadini fortemente minacciati dal crollo dei prezzi agricoli. In questo senso abbiamo sbagliato tutti. Abbiamo, e certamente a ragione, chiamato responsabile della crisi l’ordinamento economico capitalistico, ma poi non siamo stati in grado di offrire alle masse altro che frasi vuoti e logori slogans”. Evidentemente il Walter Veltroni (“Uolter” per gli amici) che oggi ha rilasciato una ipocrita intervista per i lettori de “La Repubblica” non conosce le analisi di Schiff. Perché ci vuole per davvero una invidiabile faccia di bronzo per ergersi a difensore dell’ordine “liberale” e “democratico” dopo avere contribuito in maniera decisiva a ricreare le stesse identiche atmosfere sociali ed economiche che negli anni ’30 del secolo scorso determinarono l’inarrestabile avanzata delle camicie brune hitleriane. Dopo avere distrutto il ceto medio, enfatizzato problemi inesistenti come lo “spread” e il “debito pubblico”, disintegrato il welfare e il diritto del lavoro, cosa si aspettava  che accadesse lo “svampito” primo segretario del Pd? Si aspettava forse un consolidamento delle forze “europeiste” e “responsabili” sostenute dall’entusiasmo di masse finalmente felici di essere diventate povere e disperate? O si aspettava che i cittadini italiani votassero in massa per quelli come Veltroni che da venti li bastonano in preda ad una auspicata e collettiva “sindrome di Stoccolma”? Spero che Veltroni non accorra mai nel bel mezzo di un incendio, altrimenti al nostro “genio” potrebbe venire in mente di versare taniche di benzina nella convinzione di ridurre così facendo il pericolo. Ma siamo sicuri che Veltroni sia solo uno stupido, ovvero un cieco che spara idiozie perché fondamentalmente incapace di leggere i fenomeni e le dinamiche politiche contemporanee? O non è forse più probabile ritenere che Veltroni sia invece un inqualificabile furbetto, una specie di “dottor Stranamore” che cerca ora si rifarsi una verginità strillando contro quel “pericolo nero” cresciuto a dismisura proprio grazie alla feroce applicazione di politiche neoliberali e darwiniane care soprattutto al suo Pd? Veltroni farebbe meglio a tacere o ad andare in Africa come aveva promesso, perché solo gli errori pacchiani e storici commessi dalla sua generazione inopinatamente giunta al potere all’indomani delle stragi di mafia potranno semmai- Dio non voglia- consentire il ritorno in grande stile di dittature violente che credevamo scomparse per sempre. E ancora oggi, mentre alcuni pagliacci piangono lacrime di coccodrillo, i soliti  personaggi che lavorano in maniera dissimulata per far riemergere il nazismo continuano a predicare “tagli” e “consolidamenti fiscali”. Come aveva giustamente intuito Schiff, Hitler era giunto al potere in conseguenza delle scellerate politiche di austerità applicate dalla miope classe dirigente tedesca del tempo. Ma mentre allora nessuno poteva immaginare che- in virtù di una sorta di “determinismo storico” non ancora palesatosi- il nazismo avrebbe rappresentato l’approdo finale della ferocia neoliberale, oggi nessuno fra quelli che hanno letto almeno un libro di storia nella vita può dire in coscienza di non conoscere il rapporto di causa ed effetto che rende il liberismo economico sempre necessitata levatrice del nazismo politico. Per cui Veltroni, che rischia di essere ricordato come un moderno Hindenburg, anziché piagnucolare faccia un profondo e pubblico mea culpa, riconoscendo i suoi gravissimi errori prospettici e chiedendo accoratamente alla nomenklatura del suo partito di abbandonare per sempre i perversi paradigmi “blairiani” che hanno infettato così in profondità la sinistra italiana (si  fa per dire) fino a trasfigurarla in un perfetto incubatore di neofascismi e neonazismi. Forse non servirebbe comunque a nulla perché oramai è troppo tardi. Ma perlomeno, “autoflagellandosi”adesso,  Veltroni riuscirà in futuro a convivere con la sua coscienza. Ammesso ne abbia una naturalmente.

    Francesco Maria Toscano

    3/12/2017

     

    Categorie: Politica

    Un commento

    1. roberto scrive:

      Personaggio un tantino pericoloso, il nostro amico. E’ stato uno dei tanti finti-comunisti ma in realtà affiliato alla banda Bilderberg. Non serve aggiungere altro.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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