Di MaioSospinti dal vortice che predica la necessità di sostenere un continuo e caotico “cambiamento” fine a se stesso, i cittadini non si accorgono di vivere risucchiati dentro un modello che impone invece un nietzscheano “eterno ritorno dell’uguale”. Il governo invisibile domina cioè la scena garantendo il rispetto di alcuni dogmi che non possono e non devono essere mai messi seriamente in discussione da nessuna delle parti contendenti. I dogmi da difendere sono quelli connaturati alle logiche del potere al tempo della dittatura neoliberale, quelli che venerano l’autonomia dei “mercati finanziari” da ammansire  per mezzo di rituali e periodici “sacrifici” che colpiscono sempre la povera gente. Questa religione perversa ha anche i suoi “sacerdoti laici”, ierofanti televisivi travestiti da accademici che diffondono superstizioni riguardanti i presunti  “castighi che la nostra società sarà costretta ad affrontare nel caso in cui non dovesse abbattere la spirale del debito”.  Questa isteria collettiva- che colpisce in maniera invero totalizzante una umanità così presuntuosa da dichiararsi “illuminista” e “razionale” proprio nel mentre di contorcersi dalla paura per il possibile rialzo di qualche punto di “spread”- tende a cronicizzarsi, grazie soprattutto alla capacità del sistema di cambiare in continuazione gli attori da mandare in scena armati però sempre dello stesso logoro copione. Cosa voglio dire? E’ presto detto. Quando una vecchia classe dirigente diviene troppo screditata da non riuscire più- nonostante gli sforzi di media addomesticati- a racimolare il consenso delle masse, il “sistema” prepara otri nuovi pronti ad accogliere il vino vecchio. Il vino vecchio- metafora che indica la difesa dei dogmi perversi tipici di qualsiasi dittatura neoliberale- ritorna in tal modo in campo più forte di prima, rigenerato dalla presenza di un nuovo e sgargiante recipiente pronto a nascondere gli odori nauseabondi esalati da una sostanza già andata a male. Il nuovo “recipiente” che, dopo avere travasato il solito veleno, costringerà gli italiani ad ingurgitarlo con l’inganno anche per il prossimo futuro si chiama Movimento 5 Stelle. Luigi Di Maio è oggi il capo di un partito che tutti i sondaggi indicano come prima forza politica del Paese. Il Movimento 5 Stelle è riuscito a raggiungere livelli impressionanti di consenso perché bravo ad incarnare il desiderio di “discontinuità” che sale dal basso. Ma il Movimento 5 Stelle, badate bene, propone una “palingenesi” della società che dovrà avvenire solo per mezzo della sostituzione materiale dei “vecchi governanti corrotti” con nuovi governanti presuntivamente “integerrimi e puri”. La lettura della crisi che il partito di Di Maio offre, cioè, si pone su una linea di perfetta continuità con le superstizioni che il sistema quotidianamente veicola, dal momento che alimenta oggettivamente una narrazione della crisi che induce un popolino perennemente raggirato a credere che la “sofferenza economica” è figlia del “peccato morale”, della tendenza di piccoli uomini ad attirare sull’Italia gli strali e le scomuniche delle nuove divinità laiche (spread e mercati in primis) perché incamminati sulla via della perdizione etica. Infatti, se provate a ragionarci un attimo, noterete che Di Maio loda un neoliberista come Macron, sostiene- proprio come Merkel e Renzi- che il problema dell’Italia è “il debito pubblico” e, in continuità con tutti i lestofanti che governano oggi l’Europa, metta la “lotta agli sprechi” al primo posto del suo programma. Certo, per addolcire un po’ la pillola, i pentastellati propongono pure il “reddito di cittadinanza”, idea peraltro già teorizzata in tempi non sospetti dal sociopatico Friedrich Von Hayek padre del liberismo moderno, da realizzare non in deficit (i tabù non si discutono), ma grazie a contestuali tagli per un valore complessivo identico. I 5 Stelle propongono quindi alla gente di vendere la lavatrice per 100 euro per comprare- sempre al prezzo di 100 euro- un nuovo televisore. Bell’affare. La natura infingarda e ingannatrice del Movimento fondato da Grillo, con Di Maio già pronto a calarsi nel ruolo del principe dei traditori Alexis Tsipras, è oramai così palese da essere stata pubblicamente denunciata in rete  perfino dal padre di Alessandro Di Battista, uomo e personaggio politico di spessore che ha preferito elegantemente dileguarsi pur di non rendersi complice dell’ennesima violenta manipolazione che il “sistema”- magari proprio per mezzo dei “grillini”- consumerà prossimamente ai danni di un popolo già duramente colpito e umiliato. Chapeau.

    Francesco Maria Toscano

    5/12/2017

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Luca Finizio scrive:

      Sono d’accordo! Il proletariato è completamente anestetizzato da questa cavolate..

    2. roberto scrive:

      Perchè? Qualcuno si illudeva che i poteri forti lasciassero avvicinare i grillini alla stanza dei bottoni senza essere sicuri di averli prima addomesticati? Pia illusione, appunto. Fa un tantino tristezza vedere come il popolo cada sempre nelle stesse trappole. Personalmente mi asterrò ancora dall’andare a votare.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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