Di MaioSalvini sembra in preda ad un brusco risveglio. Il leader della Lega sta prendendo faticosamente atto di una realtà che, per quanto bene occultata, è evidente: il M5S è il partito dell’establishment. Le ambiguità, sia ben chiaro, non mancano nemmeno all’interno della Lega ancora formalmente alleata con Forza Italia, movimento politico che esprime al vertice due adoratori di Angela Merkel come Silvio Berlusconi e Antonio Tajani. Ma mentre il rapporto di scambio e di interessi fra il Biscione e l’Europa è chiarissimo (“voi mi garantite tranquillità sulle imprese e impunità e io stabilizzo il mio partito su posizioni “europeiste” e “responsabili”), quello fra i nazisti tecnocratici di Bruxelles e Francoforte e il M5S è più opaco. Apparentemente infatti il M5S sembrerebbe un fenomeno “di rottura”, pronto cioè a mettere in discussione il rapporto di sudditanza che rende l’Italia schiava di poteri sovranazionali violenti e ipocriti, nonché sprovvisti di mandato democratico. Nei fatti invece il M5S è solo una geniale creazione di quello stesso establishment che gli elettori grillini credono ingenuamente di combattere votando proprio per l’ex bibitaro Luigi Di Maio. Quando si dice affidare le pecore al lupo…Il Movimento 5 Stelle assolve con grande sapienza il compito di raccogliere i voti dei tanti delusi e arrabbiati sprovvisti di una “identità politica”, di quegli uomini e di quelle donne cioè che, pur continuamente torturati dalle élite europeiste, non hanno compreso le vere cause del dramma epocale che tutti noi viviamo. Questi cittadini, che chiedono confusamente un cambiamento “purché sia”, finiscono facilmente con l’essere preda delle suggestioni “palingenetiche” veicolate con malefica astuzia dai grillini, esecutori implacabili della massima del “Gattopardo” che insegna come “tutto deve cambiare affinché tutto resti uguale”. Il primo compito che il M5S doveva assolvere era quello di fornire un comodo alibi ai partiti “moderati”, in primis  Pd e Forza Italia, buono per  varare senza eccessivi patemi continui governi di “large intese” legittimati dalla necessità di respingere all’unisono il pericolo “populista”. Si trattava e si tratta di un abile gioco delle parti che conveniva e conviene a tutti. Berlusconi e Renzi potevano continuare a spartirsi il potere senza dover dare spiegazioni alla pubblica opinione, mentre i grillini potevano continuare a recitare la parte dei duri e puri solleticando il millenerismo di un popolino appositamente circuito (“quando prenderemo il 51% dei consensi costruiremo il paradiso terrestre”). Il crollo verticale e rapidissimo (a partire dal Pd) dei partiti fino ad oggi usati dalla Ue per imporre una svolta autoritaria e tecnonazista ha scompaginato il quadro. Le torsioni di questi giorni sono il risultato di questa novità. I grillini devono far finta di voler governare per non far scoprire immediatamente il bluff, pur sapendo di essere stati costruiti non per modificare in meglio le sorti dei cittadini italiani ma, al contrario, per paralizzarne le energie. Lo stesso Salvini è probabilmente caduto nella trappola, dimenticando per un attimo la vera natura di un Movimento così “antieuropeista” da avere recentemente chiesto di essere ammesso al Parlamento europeo nel gruppo dell’Alde, covo di fanatici che annovera al proprio interno personalità del calibro di Mario Monti. Non proprio l’uomo giusto per avviare una guerra di liberazione dal dominio neonazista di un’Europa tanto feroce quanto agonizzante.

    Francesco Maria Toscano

    15/05/2018

     

     

                                                                                                                         

    Categorie: Politica

    2 Commenti

    1. renato protti miracca scrive:

      IL CROLLO VERTICALE! LUNGA VITA.

    2. roberto r scrive:

      La parabola di Renzi si è esaurita, il Pd è avviato sul viale di un disonorevole tramonto, e Berlusconi, più che di questioni di potere, dovrà preoccuparsi di tenere a bada l’Alzheimer che sembra ormai aver preso il sopravvento su una mente già non eccelsa di per sé.
      Quanto a Salvini, finché i branchi di afro-islamici se ne andranno a zonzo per le città d’Italia non farà altro che crescere. Viceversa, più il M5s continuerà a mostrarsi ondivago ed ambiguo, e più vedrà affievolirsi il consenso. Quindi, o il M5s si accontenta di far parte di un governo la cui linea è quella dettata da un cdx a trazione Salvini, oppure farà la fine dell’Italia dei valori del non rimpianto Di Pietro. Nel caso, assai probabile, che il M5s continui a svolgere il suo ruolo di opposizione fasulla, e non si riesca a formare un governo entro l’autunno, le prossime elezioni dovrebbero veder trionfare i sovranisti di Salvini. Dopodiché a Bruxelles dovranno inventarsi qualcosa di nuovo per continuare a truffare gli italiani. Ma non potranno ripetere le sceneggiate che si sono succedute dall’avvento di Monti in poi. Il comportamento delle masse è irrazionale, ma fino a un certo punto.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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