MattarellaL’isteria del vecchio e declinante sistema di potere ha oramai raggiunto il parossismo. In questi giorni i cittadini italiani, allertati dai “grandi” giornali padronali, sono venuti a conoscenza del fatto che la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per capire se le critiche rivolte in rete a Mattarella all’indomani del rifiuto di quest’ultimo di nominare Paolo Savona ministro dell’Economia siano frutto di una non meglio specificata “cospirazione internazionale” che vedrebbe protagonisti anche gli immancabili “troll russi” tirati in causa a giorni alterni (i giorni pari è colpa del Cremlino, quelli dispari invece dei temibili hacker della bassa Padania). La procura ipotizza l’avvenuta consumazione del reato di “attentato alla libertà del Presidente della Repubblica”, punibile in teoria con ben 25 anni di carcere. Può darsi, come scrive oggi Il Fatto Quotidiano, che la faccenda si “sgonfi” presto, comunque si tratta di segnali da non sottovalutare. Anche nel caso in cui l’Italia non dovesse immediatamente trasfigurarsi nel Cile di Pinochet o nell’Argentina di Videla, con gli oppositori politici cioè rinchiusi in carcere da Tribunali che “depotenziano” chiunque osi esprimere pareri discordanti rispetto a quelli imposti per decreto dal potere, il “sasso” è stato oramai lanciato. Nessun italiano ha già oggi la piena libertà di criticare Sergio Mattarella, se non al prezzo di vivere l’incubo di finire anche solo ipoteticamente nel mirino dei giudici, dei servizi segreti e degli apparati che si occupano di terrorismo. Dittatura non è soltanto la repressione violenta del dissenso, ma anche la minaccia di poterlo fare. Il potere per ora brandisce un manganello nella speranza che i cittadini si impauriscano e la smettano di contestare chi, come Mattarella, tutela a viso aperto gli interessi degli uomini che guidano gli sfuggenti “mercati”, gli stessi che non gradivano la nomina del già citato Paolo Savona a ministro dell’Economia. Ma se la minaccia non dovesse bastare, a quel punto, cosa succederà? Io credo che il potere alzerà il livello di tensione, archiviando quel poco che resta in termini di libertà di pensiero e di espressione. D’altronde, cari amici, il potere comanda o per consenso o con la forza. E siccome il vecchio establishment di consenso non ne ha più, ai decisori non resta che rimanere abbarbicati sul trono con l’ausilio di una frusta. Pur con tutti i limiti, le ambiguità e le timidezze riscontrabili,  il governo “gialloverde” sta marcando una vera discontinuità con il passato, valorizzando figure limpide e nobili come il giornalista Marcello Foa, non a caso diffamato con veemenza da tutti i giornalisti asserviti che da anni ripetono che “l’austerità aiuta la crescita” e che “prima Saddam e ora Assad hanno le armi di distruzione di massa”. La rete ha insegnato a tante persone a riconoscere le ricorrenti manipolazioni del circuito informativo mainstream, contribuendo alla sedimentazione diffusa di una nuova consapevolezza che ostacola oggettivamente i luciferini progetti dell’oligarchia liberista e mondialista che avvelena il globo da decenni. I bugiardi di professione, in piena sindrome “proiettiva”, accusano la rete di essere luogo per eccellenza di “fake news”. Che coraggio! Attenzione perché la caccia alle streghe è appena cominciata, e la battaglia per la salvaguardia della democrazia dalle aggressioni di chi la usurpa facendo finta di difenderla sarà lunga e dura. Vinceremo, ma non sarà “un pranzo di gala”. Nessun dorma!

    Francesco Maria Toscano

    8/08/2018

    Categorie: Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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