Franc e TriaDi Maio e Salvini stanno facendo un buon lavoro nonostante le trappole ovunque disseminate da esponenti dell’establishment che soffrono l’attivismo innovativo dei due vicepremier. Il Pd e Forza Italia sono invece due ectoplasmi, di fatto smascherati dai cittadini quali baluardi della reazione, strumenti malefici usati dalle élite del denaro per regolare i conti con il “popolino pretenzioso e straccione” odiato dagli “ottimati”. Stando così le cose il compito di provare ad impedire ai “gialloverdi” di migliorare per davvero le condizioni di vita di milioni di italiani piegati da un decennio di “austerity” in salsa tedesca è passato direttamente sulle spalle di quelli che una volta si sarebbero chiamati “poteri di controllo”: ovvero stampa, alta burocrazia e magistratura. Non passa giorno senza che i “giornaloni” non rilancino le accorate preoccupazioni di tromboni alla Sabino Cassese, mediocre pensatore trasformato in genio uscito dalla lampada da giornalisti compiacenti. Improvvisamente tutti i “mandarini” di Stato sono usciti allo scoperto, pronti a “resistere” contro la legittima pretesa dei nuovi governanti di applicare politiche in linea con i programmi presentati nel corso dell’ultima campagna elettorale. Ma  evidentemente il ministro Tria e il suo ragioniere Daniele Franco- i “Franco e Ciccio” della difesa dei conti- non hanno una altissima considerazione del concetto di “sovranità popolare”, preferendo blandire le cosiddetti “aspettative dei mercati finanziari” che ricordano gli “auspici” di epoca romana. Appare quindi oramai chiaro come i concetti di “destra” e “sinistra” siano assolutamente incapaci di spiegare la contemporaneità, caratterizzata da una crescente conflittualità fra i partiti politici che mantengono un profilo autonomo  e gli usurai globalizzati che controllano i media nonché tutte quelle strutture fintamente “tecniche” (non esistono scelte “neutre”, qualsiasi scelta è discrezionale e quindi “politica”) che formano nel loro insieme quello che gli anglosassoni chiamano il “Deep State”. La Finanziaria, che verrà approvata nelle prossime settimane, costituisce il primo formidabile terreno di scontro, mentre una parte della magistratura- magari quella che agevolò nel biennio ’92-’93 l’arrivo al potere di nuovi personaggi pronti a svendere i beni pubblici ai soliti colossi privati- colpisce Salvini forse guidata dall’inconscio desiderio di dividere la Lega dai 5 Stelle per riportare i “padani” tra le braccia del più “rassicurante” Berlusconi. A tal proposito credo che Salvini sbagli a riproporre per le prossime elezioni regionali “alleanze di centrodestra”. Che senso ha andare oggi a braccetto con gente come Brunetta e Tajani, cerberi di un ordoliberismo morente che perde colpi in tutta Europa? Meglio farebbe Salvini a riproporre l’attuale esperienza governativa anche a livello periferico, lasciando che il Pd e Forza Italia si estinguano da soli per la gioia di milioni di italiani. Certo, il fatto che Berlusconi abbia infine favorito la riproposizione di un galantuomo come Marcello Foa alla presidenza della Rai lo rende meno indigesto, ma non fino al punto da non vivere con estremo fastidio l’eventuale ritrovato protagonismo di questo aspirante (ormai “aspira” da trent’anni) statista che ha già fatto troppi danni. Per cui Salvini, che si batte giustamente per superare la Fornero e anticipare il pensionamento di tanti onesti lavoratori, crei le condizioni per realizzare anche l’immediato anche del Cavalier Berlusconi. Nessuno (a parte forse Emilio Fede) ne sentirà la mancanza.

    Francesco Maria Toscano

    21/09/2018

    Categorie: Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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