DraghiNon è semplice provare a discutere razionalmente di politica di questi tempi. L’informazione prevalente sembra diventata improvvisamente isterica, in preda ad una furia iconoclasta contro il “governo dei plebei” (copyright Eugenio Scalfari) personificato dal duo Salvini-Di Maio. In mancanza di una opposizione degna di questo nome- Martina infatti sembra obiettivamente la caricatura di se stesso- ci pensano i giornali dei padroni a fare un po’ di confusione, seminando di continuo zizzania nella speranza che l’asse fra i leghisti e i cinquestelle si sfaldi. In maniera un po’ patetica i tanti Verderami di turno offrono quotidianamente al povero lettore retroscena romanzati che palesano di continuo la “sotterranea esistenza di tensioni pronte ad esplodere”, mentre i santi laici Draghi, Mattarella e Tria (padre, figlio e spirito santo) lavorano senza sosta per “mettere in sicurezza il Paese”. Questa fantasiosa narrazione- che perfino un bugiardo seriale come Pinocchio avrebbe avuto pudore a proporre- ha stancato. Gli italiani hanno oramai capito come dietro l’evocazione di termini come “spread”, “mercati” ed “Europa” si nasconda in realtà solo il ricatto manipolatorio di una sparuta quanto feroce minoranza usuraia. Il nuovo governo ha deciso di portare il livello del deficit della prossima finanziaria al 2,4 per cento, una cifra così bassa da risultare perfettamente rispettosa perfino delle stupidissime regole di Maastricht che indicano nel 3% il limite di deficit massimo consentito. Eppure, nonostante l’indicazione di un livello del deficit inferiore a quello a suo tempo stabilito anche dal governo del “prestigioso” Monti, tanti ebeti hanno iniziato a sbraitare a più non posso prospettando per il prossimo futuro scenari cupissimi per un’Italia che osasse con pervicacia sfidare ancora impunemente i mandarini di Bruxelles e Francoforte. Ma perché, vi chiederete voi giustamente, fanno tutto questo casino se l’asticella del deficit è in linea con quanto deciso dai governi precedenti guidati dai “responsabilissimi” Letta, Renzi e Gentiloni? Perché, amici cari, non è tanto l’ammontare asettico del deficit che interessa ai nazisti tecnocratici della commissione europea, quanto l’utilizzo pratico che i governanti pro tempore intendano farne. Per capirci meglio. Se i governi fanno deficit a più non posso per coprire le ruberie di banchieri che si divertono a giocare al casinò della finanza globalizzata con i soldi dei poveri risparmiatori nessuno fiata. Se invece i governi usano pochi spiccioli per alleviare la condizione di sofferenza di milioni di persone ridotte alla fame allora tutti i cani in forza al sistema iniziano all’unisono a latrare. La finanziaria “gialloverde”, seppur timidamente, rappresenta in questo senso una inversione di tendenza. Vengono cioè dopo molto tempo stanziate delle somme che servono non per ingrassare ulteriormente i soliti usurai, ma per rispondere alle aspettative crescenti di masse umiliate, impoverite, precarizzate e schiavizzate. Queste operazioni rischiano di compromettere il progetto finale pianificato dai nazisti tecnocratici e massoni mondialisti, perché dimostrano come l’aumento della povertà e delle disuguaglianze sociali sia figlia di un preciso progetto politico e non il risultato imprevedibile di una fantomatica “crisi economica” che ci impone all’infinito di fare sacrifici. Se la coscienza popolare dovesse mai maturare e sedimentare un simile e vero convincimento per gli assassini finanziari e i loro complici si aprirebbero finalmente tempi molto difficili e potenzialmente pericolosi. Ecco perché sbraitano così tanto.

    Francesco Maria Toscano

    28/09/2018

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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