GlobalizzazioneUn proverbio inglese dice che “anche un orologio rotto segna l’ora esatta almeno due volte al giorno”. Mi è venuto in mente questo pensiero nel leggere un editoriale scritto un paio di giorni fa da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Come tutti sanno il Corriere non è un giornale, ma un randello nelle mani delle élite oligarchiche che puntano a ridisegnare la nostra società in senso feudale, polverizzando di fatto tutti i ceti e i corpi intermedi al fine di porre l’individuo spoliticizzato e sradicato alla mercé dei signori del capitale. Apostoli di questa disumana distopia sono i vari Federico Fubini e Mario Monti, disinformatori impenitenti e seriali che assolvono con zelo il compito di spaventare il popolino evocando mostri di cartapesta come lo “spread” e il “debito” con la stessa malizia con la quale le mamme di una volta portavano a letto i bambini discoli invitandoli a dormire subito perché sennò “viene il lupo”. Galli della Loggia, pur lavorando oggettivamente dentro un contesto che definire infame è riduttivo, conserva un barlume di lucidità intellettuale e onestà personale, individuando correttamente nello strapotere dell’economia sulla politica la causa di tutti i profondissimi drammi che oggi pervadono l’intero Occidente. Per quanto tempo ancora sarà ancora possibile sacrificare la vita, la dignità e le aspettative di persone in carne ed ossa per soddisfare le esigenze di feticci strumentalmente mitizzati come la “moneta unica”? Per quanto tempo ancora prevarrà una lettura folle della realtà che eleva l’ammontare del “debito” ad unico giudice delle nostre vite e delle nostre libertà? Sarebbero queste le domande fondamentali che i nostri “intellettuali” da strapazzo dovrebbero porsi, anziché gridare pateticamente e quotidianamente contro risibili quanto inesistenti rigurgiti “razzisti” e “xenofobi” rafforzati dalla presenza di Matteo Salvini al governo. Bisogna perciò cominciare a demistificare gli errori che tengono in piedi l’attuale infernale ordine globale neoliberale picconandone le fondamenta. Spiegando cioè come non sia affatto normale né obbligatorio legare la sorte di nazioni sovrane ai capricci dei fantomatici “mercati”. Non sono gli Stati che devono risultare “credibili” agli occhi degli speculatori e degli usurai, ma sono semmai questi ultimi che devono agire dentro una cornice di regole severe e ferree che i diversi Stati sovrani, nel nome del popolo sovrano, possono imporre con la forza della legge che promana dall’autorità. I soliti mentitori sostengono come in un’ epoca caratterizzata dall’interconnessione planetaria risulti illusorio pensare di limitare lo strapotere dei finanzieri apolidi con le armi dello “Stato novecentesco”. Falso. La globalizzazione è un fatto umano, e come ogni fatto umano può conoscere fasi di avanzamento e fasi di regresso. Il cosiddetto “sovranismo” altro non è se non la certificazione della crisi profondissima e irreversibile che corrode inesorabilmente il “sistema globale”. Per questo non bisogna più giocare dentro il recinto che i “padroni” hanno disegnato a loro uso e consumo, inseguendo miti fasulli e screditati promossi da chi intende solo blindare una forma perversa di potere. Di Maio, e con lui Salvini, dovrebbero perciò smetterla di promettere anche saltuariamente “tagli agli sprechi” o “riduzioni del debito”, immagini ingiallite tipiche di una seconda Repubblica che, anche retoricamente, bisogna seppellire per sempre.

    Francesco Maria Toscano

    3/10/2018

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. Pancus scrive:

      La Globalizzazione è come un muro, apparentemente invalicabile, che comincia a mostrare pesanti crepe.
      Presto crollerà sotto il suo stesso peso.

    2. Antonio scrive:

      La globalizzazione è un fatto umano nel senso che è una tendenza naturale dell’umanità, quella di cavalcare l’onda tecnologica che con l’avanzare delle conoscenze riduce le distanze (materiali, con i mezzi di trasporto, e immateriali, con i mezzi di comunicazione). Se l’uomo non avesse questo istinto, che è in fondo un istinto sociale, le compagnie aeree fallirebbero domani stesso, e internet non sarebbe mai esploso.

      La globalizzazione non è un male in sé. Lo diventa se viene usata come amplificatore di perversioni che esistono indipendentemente da lei: prima fra tutte, il predominio della finanza sulla politica. Se la politica avesse la volontà di ribaltare la situazione, potrebbe farlo indipendentemente dalla taglia o dalla configurazione del territorio amministrato.

    3. Drupo scrive:

      Questa globalizzazione va combattuta, senza se e senza ma.

    4. Lingam scrive:

      Ma quel coprofago di Ivan Stronzovsky?

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