Di Maio SalviniAlcuni dissidenti del M5S-debitamente “pompati” dai giornali di regime che ne rilanciano il “pensiero” manco fossero dei raffinati intellettuali- hanno già iniziato un lavoro di logoramento contro Luigi Di Maio, colpevole ai loro occhi di essere troppo “subalterno” rispetto alla Lega di Salvini. In realtà quella della presunta “subalternità” dell’ “ingenuotto” Di Maio nei confronti del più “furbo” Salvini è una storiella inconsistente, cucinata e veicolata dai soliti menestrelli mediatici che evidentemente temono più  i pentastellati di quanto non temano i leghisti. I “grillini” al governo, infatti, si sono dimostrati molto meno ossequiosi e timidi di quanto i “poteri forti” si potessero aspettare, avendo già dato prova di non subire complessi di inferiorità verso quei grandi industriali che, come i Benetton, costituiscono da decenni parte del problema italiano. I leghisti sono poi una forza ideologicamente “liberista”, nata sull’onda di un risentimento che puntava a depotenziare il ruolo stesso dello Stato, dipinto come un moloch malvagio che drena le risorse del nord laborioso e produttivo per redistribuirle in favore  degli sfaticati e pigri lazzaroni del sud Italia. Questa narrazione fasulla- che per una strana nemesi è poi la stessa che i tedeschi usano in genere per diffamare tutto il popolo italiano- ha fatto presa presso gran parte dell’elettorato leghista, ancora restio ad abbracciare con convinzione ideali genuinamente patriottici nonostante le positive innovazioni concettuali promosse in tal senso da Matteo Salvini. La Lega di Salvini non è certamente quella razzista, secessionista e mediocre del vecchio Bossi, ma non rappresenta ancora un baluardo solido contro le insidie e i tranelli che i “globalisti”- quelli cioè che fomentano il nord contro il sud per controllare meglio entrambi- quotidianamente disseminano sul terreno. Dentro la Lega esistono poi in posizione apicale figure come Giancarlo Giorgetti, uomo cerniera molto vicino ai soliti mondi finanziari, industriali e bancari che “garantisce” la continuità storica di alcune politiche fondate sul privilegio indispensabili per cristallizzare il dominio delle oligarchie del denaro in danno di tutti gli altri. A parte qualche buona battuta e una retorica sapientemente incendiaria, infatti, la Lega non ha mai seguito il M5S nella guerra vera e sostanziale contro il “potere autentico”, lasciando cadere nel vuoto sia la legittima richiesta di impeachment contro Mattarella avanzata giustamente da Di Maio all’indomani della gravissima bocciatura di Savona al ministero dell’Economia, sia l’attacco coraggioso partito nei giorni scorsi sempre dal ministero del Lavoro all’indirizzo di Mario Draghi, tra i massimi responsabili dell’attuale sfacelo dell’Italia e dell’Europa tutta. Per queste ragioni è facile intuire perché i “padroni” preferiscano concentrare gli attacchi prevalentemente contro i “grillini”, ritenendo la Lega tutto sommato più malleabile, permeabile e incline in ogni caso al “pragmatico compromesso”. L’opposizione all’attuale governo gialloverde non la stanno facendo i partiti zombies presenti in Parlamento, tipo il Pd o Forza Italia destinati a sicura e rapida estinzione perché chiaramente inutili; l’opposizione la stanno facendo semmai direttamente i cosiddetti “potere forti”, quelli che fino a ieri guidavano riservatamente e dall’esterno partiti antipopolari e difensori dell’elite come il Pd, costretti oggi a scendere in campo in prima persona senza maschere né filtri. Difendere le ragioni del governo Conte significa perciò difendere non una parte politica ma la democrazia nel suo insieme. Certo, se i “grillini” formassero una classe dirigente decente da mandare in Parlamento senza trasformare degli idioti in parlamentari con la stessa audacia con la quale la maga di Cenerentola cambiava le zucche in carrozze la battaglia sarebbe oggi più semplice. Ma non si può avere tutto. Sono giovani, magari impareranno la lezione…

    Francesco Maria Toscano

    31/10/2018

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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