di maio di battistaIn disaccordo con la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio del ministro Salvini per il famoso caso “Diciotti”. Questa circostanza rischia di mandare all’aria il governo “gialloverde” perché i grillini, cresciuti con il mito della “magistratura libera e indipendente che fustiga la casta politica”, fanno adesso molta fatica a cambiare in corsa maschera e personaggio. Naturalmente, nel merito, Salvini ha ragione da vendere. Perché dovrebbe finire sotto processo solo il Ministro dell’Interno quando a più riprese- in ultimo perfino il premier Conte- tutti i membri del governo hanno spiegato pubblicamente di avere assunto una decisone collegiale? I grillini sono vittime di una ipocrisia che hanno colpevolmente alimentato per anni, di una malsana concezione della magistratura quale “vestale della virtù chiamata a redimere ora e sempre i viziosi circoli che alimentano la politica spendacciona, clientelare e nemica del bene pubblico”. Ma, a pensarci bene, anche il bisogno di non riconoscere autonomia e dignità alle scelte libere di politici che amministrano in nome e per conto del popolo sovrano è figlia di una precisa ideologia. Quella ideologia cioè, impostasi al tempo della nascita della sciagurata seconda Repubblica, che nega in radice il primato della politica, riconoscendo di fatto ai “poteri forti”- quelli che non devono affannarsi nella ricerca del consenso delle masse plebee- il diritto di scegliere e di decidere. Certo, questa declinazione “elitaria” ed “oligarchica” della democrazia- che in pubblico ha il coraggio di difendere solo un attempato ex fascista come Eugenio Scalfari- perlopiù si pratica e non predica, essendo palesemente in contrasto con lo spirito e la sostanza della nostra Costituzione. Stando così le cose, però, il caso “Salvini” rappresenta solo lo specchio di un problema più grande, un problema che prima o poi dovrà essere affrontato “di petto” e senza infingimenti. Nessuno sostiene che i politici debbano operare al di fuori del controllo di legalità, ma è parimenti impossibile non riconoscere le palesi invasioni di campo di altri poteri dello Stato che, al riparo dell’obbligatorietà dell’azione penale, vogliono dettare con la forza l’agenda ai governi legittimamente eletti. Marx diceva che la “giustizia borghese” è solo una sovrastruttura posta a difesa degli interessi materiali della classe dominante. E cosa vuole oggi l’ “upper class” cosmopolita, neoliberista e globalizzata ben incarnata dal ghigno dallo speculatore internazionale George Soros? Vuole eliminare i vincoli identitari, familiari e di classe, atomizzando l’individuo al fine di renderlo solo e in balia dei “mercati”, mero e inconsapevole strumento nella disponibilità della finanza apolide. L’immigrazione di massa serve soprattutto a questo, a diluire il senso di appartenenza di un popolo per renderlo più facilmente manipolabile. L’arrivo poi di uomini e donne provenienti da Paesi che disconoscono il concetto di “sindacato” costringe inoltre i lavoratori indigeni ad accettare giocoforza una folle competizione al ribasso, come avevano già previsto le lucide analisi del solito Marx che parlava di “esercito industriale di riserva”. Queste vere finalità ignobili vengono infine occultate per il tramite di una retorica falsa alimentata sui media da chi finge di provare preoccupazione per la sorte dei migranti. I grillini quindi la smettano di legittimare un approccio antipolitico che puntella solo il predominio della finanza difeso dalla magistratura globalista, quella stessa che ai tempi di Mani Pulite, in piena sbornia manettara, ha aperto più o meno consapevolmente la strada ad una stagione da incubo, chiamata seconda Repubblica, non ancora del tutto archiviata.

    Francesco Maria Toscano

    30/01/2019

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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