Partiamo da una considerazione di normale buon senso: la “recessione tecnica” che colpisce l’Italia secondo le recenti stime Istat non può essere responsabilità dei “gialloverdi”. Il governo Conte ha varato la Finanziaria da appena un mese e le misure predisposte, in primis revisione della Fornero e reddito di cittadinanza, non hanno ancora inciso sulle dinamiche macroeconomiche. Quelli che, a differenza di Antonio Polito, sanno cosa vuol dire “onestà intellettuale” devono riconoscere che l’infinita stagnazione che attanaglia l’Italia è “vanto” e retaggio dei governi a guida Pd, quelli che pensavano di contrastare la crisi a furia di tagli, sacrifici e consolidamenti fiscali. Da anni premi nobel del calibro di Stiglitz, Krugman e altri si sgolano nello spiegare come le politiche di austerità, quelle cioè che impongono il pareggio di bilancio, producano sempre gli stessi effetti: ovvero contestuale aumento di povertà e debito pubblico. La nostra grande stampa però, anziché rilanciare le ovvietà divulgate da chi ha prestigio e cervello, preferisce ancora oggi- a disastro compiuto- veicolare le teorie bislacche di tipi alla Giavazzi e Alesina (i “Gianni e Pinotto” dell’economia applicata), Carlo Cottarelli o, peggio ancora, di universitari fuori corso alla Oscar Giannino. Questi scienziati in mala fede e/o ignoranti continuano a difendere l’indifendibile, a promuovere cioè i dogmi della religione neoliberista che pretende di convincerci del fatto che solo impoverendoci tutti adesso diventeremo un domani più ricchi. Di regola tutti quelli che predicano sacrifici per gli altri riscuotono stipendi e pensioni da favola. Perché, notoriamente, i farisei i sacrifici li prescrivono per gli altri, mai per sé stessi. E’ ora che la pubblica opinione sedimenti in profondità un concetto basilare capace di “immunizzare” i cittadini dalle scientifiche manipolazioni sfornate a gettito continuo dalla propaganda organizzata. La “crisi economica” non è un accidenti della Storia, non è il risultato casuale e non voluto di congiunture “tecniche”, “astrali” o “temporali”, quanto la naturale conseguenza di alcune scelte politiche attuate proprio con l’obiettivo preciso di diffondere povertà, miseria, disperazione e disoccupazione. Senza capire questo non si capisce nulla. E perché, direte voi, i governanti dovrebbero essere così sadici? A parte il fatto che tutti quelli che hanno superato i tre anni di età sanno che la storia dell’umanità è un rincorrersi di progettualità malefiche (i famosi “complotti” per gli svampiti), ma, pur senza addentrarsi nei meandri della psiche individuale e collettiva, basta citare una frase di Victor Hugo per cogliere il movente di cotanta barbarie: “E’ dell’inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei ricchi”. Chiaro? I ricchi non sono ricchi in termini “statici” ma “dinamici”, sono ricchi cioè solo nella misura in cui possono comprare a volontà beni e servizi che la gran parte dei restanti cittadini non può nemmeno lontanamente immaginare di poter possedere. In questo senso l’obiettivo prioritario dell’ “uomo di Davos” non è tanto quello di accrescere il proprio superfluo, ma di togliere agli altri il necessario per il tramite di burattini-politicanti infiltrati dentro i palazzi dei pubblici poteri al fine di servire interessi privati, meschini e dissimulati. Altrimenti, se così non fosse, perché mai tutti i delinquenti alla Barroso che promuovono ad ogni latitudine le famigerate riforme “lacrime e sangue” vengono poi a fine mandato assunti a peso d’oro dalle grandi banche d’affari internazionali? La prostituzione intellettuale rende più di quella fisica e costa pure meno fatica. E’ una guerra, non una “crisi economica”, quella che stiamo vivendo. Ed è una guerra che non potremo mai vincere fino a quando non capiremo perlomeno che ci è stata dichiarata.
Francesco Maria Toscano
31/01/2019