abramsIl Venezuela è sprofondato nel caos più totale, ora in balia di due presidenti che si accusano reciprocamente di “golpismo”. Questa triste farsa è esplosa sui media di tutto il mondo il 23 gennaio scorso, quando il capo dell’assemblea nazionale di Caracas Juan Guaidò ha deciso di autoproclamarsi presidente con il benestare del presidente americano Donald Trump, lesto nel riconoscere l’ultimo arrivato quale nuovo legittimo capo del Paese centro-americano. Una procedura così surreale e ridicola non poteva non trovare l’adesione immediata di quel che resta dell’Unione Europea, subito pronta- sull’esempio statunitense- a ritenere il Carneade- Guaidò vero Presidente. In questo delirio alcolico tutto occidentale- cinesi e russi fortunatamente hanno conservato il senso del limite e del ridicolo- il governo italiano rappresenta una lodevole eccezione, essendosi coraggiosamente rifiutato di avallare una tanto sgangherata operazione geopolitica. Il sottosegretario agli esteri del Movimento  5 Stelle Manlio Di Stefano, molto migliore dell’inespressivo titolare della Farnesina Enzo Moavero- ministro “prezemolino” che svolazza con nonchalance dal governo Monti fino a quello Conte- ha detto nel merito parole chiare e condivisibili: “L’Italia non riconosce Guaidò perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese. Si chiama principio di non ingerenza ed è riconosciuto dalle Nazioni Unite“. A prescindere dal giudizio che ognuno può avere singolarmente maturato sull’efficacia della rivoluzione bolivariana imposta in Venezuela da Chavez e dal suo successore Maduro, tutti dovremmo essere concordi nel ritenere l’autoproclamazione dell’ambizioso massone Guaidò alla stregua di un altissimo momento di comicità involontaria. Dal 1823, dal giorno in cui fu cioè proclamata la famosa “dottrina Monroe”, gli Stati Uniti si arrogano il diritto di trattare l’intero continente sudamericano come misera e servile appendice dell’Impero, da guidare un po’ con le buone e un po’ con la frusta a seconda delle diverse contingenze storiche. Guaidò, che ha l’espressione di uno che potrebbe fare fortuna a Zelig o come concorrente beneducato della Ruota della Fortuna, non somiglia obiettivamente nel merito né a Videla né a Pinochet, ma anche il metodo in politica è sostanza. E il metodo usato in questa vicenda dalle solite centrali “neocon” a stelle e strisce, quelle che in qualche modo hanno già “normalizzato” l’istrionico outsider Trump, puzza oggi come ieri. La nomina di Elliot Abrams quale inviato speciale per gli affari venezuelani- fortemente voluta da Bolton e Pompeo- getta un chiaro marchio d’infamia sull’intera operazione. Abrams è un famoso delinquente, noto ai tempi di Reagan per essere uno dei più fieri sostenitori dei dittatori del Guatemala e dell’Honduras, nonché dei rispettivi “squadroni della morte”. Condannato in passato per avere mentito al Congresso sul caso Iran-Contra fu subito graziato da Bush padre. Uno con un simile curriculum non poteva infine non essere membro del famigerato think tank “Pnac”, quello che poco prima che Bush figlio si insediasse alla Casa Bianca sfornava “pamphlet” profetici che annunciavano come imminente una nuova “Pearl Harbor”, poi “casualmente” concretizzatasi con gli attentati dell’11 settembre 2001. Tanto basta per respingere al mittente il fantoccio Guaidò senza per questo idolatrare Maduro che, come ha notato correttamente l’analista Giuseppe Angiuli su “L’Intellettuale Dissidente” (clicca per leggere), ha contribuito ad indebolire fortemente l’economia del Venezuela, permettendo ai soliti pescecani di Goldam Sachs di fare affari d’oro nel Paese del petrolio e lasciando per troppo tempo la moneta locale, il bolivar,  stupidamente agganciata al dollaro. Ma di fronte alla discesa in campo di macellai in stile Abrams tutto passa in secondo piano. Se cercavano un modo per rendere Maduro meno impresentabile di quello che è, gli americani l’hanno effettivamente trovato. Congratulations mister Trump!

    Francesco Maria Toscano

    02/02/2019

    Categorie: Esteri

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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