guaidoLa “questione Venezuela”, se non correttamente inquadrata dal punto di vista geopolitico, rischia di non essere compresa. Ogniqualvolta l’Impero decide di colpire uno dei paesi “non allineati” parte in automatico il solito teatrino mediatico sempre uguale a sé stesso. Maduro è “un dittatore, è cattivo, ha affamato il suo popolo, ingrassa solo la sua cricca di fedelissimi, alimenta il nepotismo e la corruzione”, così come prima di lui fecero i vari Milosevic, Saddam Hussein e Gheddafi. Il metodo di aggressione nei confronti della nazione contingentemente finita nel mirino si ripete stancamente e meccanicamente, per mezzo di dinamiche ben cristallizzate in libri del tipo “Come Abbattere un Regime” di Gene Sharp. Da circa un secolo infatti, da quando l’ex presidente americano Wilson ha sostituito in politica estera la logica dell’equilibrio fra potenze con l’esaltazione della ipocrisia e dei retorici buoni sentimenti (sempre accompagnati però da cattive prassi), la lotta non è più fra Stati ugualmente legittimi che definiscono anche per mezzo della guerra le rispettive sfere di influenza, ma fra nientedimeno che il “bene” e il “male”. Uno scontro quindi non  solamente “terreno” ma addirittura escatologico e metafisico, una contesa cioè che vede endemicamente confrontarsi qui e ora le armate “sante” contro quelle delle “tenebre” sul modello Apocalisse di Giovanni. Questo schema idiota e ridicolo francamente ha rotto. Anche perché dopo decenni trascorsi ad assistere inebetiti alla imprese belliche dei “liberatori neocon” che dovevano portare benessere e democrazia in Medio Oriente anche i più stupidi cominciano a coltivare qualche dubbio. Blair e Bush hanno sulla coscienza più morti di qualunque pittoresco dittatorello di un qualsiasi Paese in via di sviluppo, eppure questa certezza storica non impedisce ai due figuri prima citati di continuare a dare lezione di bon ton agli altri, Maduro compreso. Quindi il problema non riguarda tanto le qualità intrinseche del successore di Chavez, che magari è anche per davvero un emerito incapace, quanto l’eterno riemergere di un metodo per gli controllo e la modifica degli equilibri globali che ha fatto il suo tempo. Nessuno, perlomeno in Italia, è pronto a bersi adesso idiozie come le Rivoluzione Colorate o le Primavere Arabe. Le masse stanno infatti faticosamente e lentamente uscendo dal lungo torpore che le ha tenute in catene. Oggi, a differenza che nel 2001, quanti crederebbero come autentica la versione che dipinge un barbuto sceicco come Bin Laden quale minaccia in grado di mettere in pericolo perfino l’esistenza stessa della civiltà occidentale? E che fine ha fatto l’Isis del sedicente Califfo Al Baghdadi, sparita dai media e quindi dalla realtà, dopo avere riempito per anni e anni le cronache dei quotidiani di mezzo mondo? Questi strumenti di manipolazione sono adesso molto meno efficaci, per cui i “padroni del mondo”- se vogliono continuare a guidare i “ciechi” senza incontrare importanti resistenze- si devono sforzare nell’aggiornare la “cassetta degli attrezzi”. La difesa di Maduro e la condanna di Guaidò è il logico risultato di questo ragionamento, che prescinde dai meriti e dalle biografie personali dei due personaggi in questione. Il vecchio ordine sta franando mentre quello nuovo- anche per colpa dell’istrionico Trump- fa fatica a nascere. Dentro questo “imbuto” può accadere di tutto: dalla tragedia fino alla farsa.

    Francesco Maria Toscano

    4/02/2019

    Categorie: Esteri

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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