TrumpIn questi giorni tanti commentatori si improvvisano esperti di geopolitica sentendosi in dovere di spiegare al popolo perché l’Europa sarebbe l’unica speranza che abbiamo per continuare a contare in un mondo dominato dai “giganti” (Usa, Russia e Cina). Il racconto è suggestivo e in parte efficace perché sembra apparentemente di buon senso. Mica il Liechtenstein può pensare di dire la sua nel mondo globalizzato?, mormora tra sé e sé il pizzicagnolo prima di tagliare altri due etti di salame. Parimenti esistono poi quelli che temono la possibile futura disgregazione dell’Europa per paura di diventare conseguentemente una “colonia americana”. Questi tipi, simili ad Alice nel Paese delle Meraviglie, dovrebbero fare lo sforzo di contare quante basi militari americane esistono oggi in Italia nonostante la permanenza in vita di quella stupenda Unione Europea che dovrebbe affrancarci dal controllo a “stelle e strisce”. Ci sono poi quelli che vedono la lunga mano del perfido russo Putin dietro ogni critica rivolta agli euro-burocrati di Bruxelles guidati da un malato di “sciatica cronica” da curare con il lambrusco come Jean Claude Juncker. Gli “espertoni”, in genere europeisti fanatici che spiegano il successo elettorale del governo “gialloverde” quale effetto collaterale dell’ignoranza dilagante (leggi il vergognoso editoriale di oggi pubblicato sul Corriere della Sera per la firma di Maurizio Ferrera e titolato “La Base dei partiti populisti”), dipingono i leader euroscettici nostrani alla stregua di “troll russi” nei giorni pari e di “servi yankee” nei giorni dispari, fregandosene altamente della logica e della coerenza. Il recente viaggio americano del ministro Salvini, per esempio, ha scatenato l’ira di una serie di commentatori annoiati che si agitano per impedire che l’Italia si trasformi adesso in una marionetta governata da oltreatlantico dal parrucchino biondo di Donald Trump; si tratta perlopiù degli stessi opinionisti che fino a ieri chiedevano a Salvini di non mettere in pericolo le storiche alleanze occidentali dell’Italia per mezzo di un inopportuno corteggiamento nei confronti dell’autocrate di stanza al Cremlino. Se volessimo ragionare sui fatti, anziché sposare di volta in volta posizioni tattiche che finiscono con l’essere necessariamente ipocrite, dovremmo riconoscere che l’Europa- così per come la raccontano gli agiografi di Mario Draghi- non esiste. L’Europa non conta nulla politicamente e militarmente perché- a differenza di Cina, Russia e Stati Uniti- non è uno Stato ma un agglomerato di nazioni tenute insieme dalla paura e dal ricatto esercitato di continuo da tecnocrati infingardi e dai padroni dello “spread”. Se l’idea di procedere nella direzione degli Stati Uniti d’Europa è definitivamente naufragata la colpa non è certo di Trump, Putin o Xi Jinping, quanto semmai delle miopi e volgari classi dirigenti tedesche e francesi e dei loro camerieri italiani, bravi nell’evocare in teoria la solidarietà europea per poi pianificare in concreto veri e propri olocausti finanziari contro popoli- penso ai greci- ritenuti intimamente inferiori e quindi meritevoli di punizioni esemplari. Questa Europa è un mostro e va abbandonato senza rimpianti prima possibile. Naturalmente sfuggire all’abbraccio mortale dei tedeschi- famosi per la capacità di organizzare ritorsioni fin dai tempi di Sant’Anna di Stazzema- non sarà semplice. Cercare alleati per mandare a cuccia i nipotini di Hitler non è quindi un disonore, e benissimo fa quindi Salvini a coordinarsi con Trump per colpire al cuore l’Eurotower, tempio del potere continentale governato dall’ineffabile Draghi. Non abbiamo alleati eterni così come non abbiamo nemici eterni”- diceva W. Churchill- “eterni e perpetui sono solo i nostri interessi e il nostro dovere è perseguirli”. L’interesse dell’Italia è oggi quello di recuperare margini di autonomia e di sovranità incautamente ceduti ad un manipolo di usurai. Il resto è menzogna o bassa propaganda.

    Francesco Maria Toscano

    20/06/2019

    Categorie: Esteri

    Un commento

    1. Andrea scrive:

      Bravo, 10 minuti di applausi ininterrotti.

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