Il governo corre ai ripari. Secondo i falsi resoconti della stampa unificata di regime, perlopiù strumento di varie cordate di élite di “illuminati”, la situazione economica internazionale impone scelte dolorose ma responsabili. Balle, cazzate, minchiate e fesserie buone per i poveri lettori che, in buona fede, sono costretti ad interiorizzare una realtà di comodo funzionale solo alle brame malefiche di chi le diffonde. Le economie nazionali non contano un cazzo. E non da oggi. I colori dei governi, poi, se possibile, contano ancora meno. Le decisioni macroeconomiche capaci di modellare il volto delle società moderni sono tutte appannaggio pressoché esclusivo di cricche trasversali che operano senza alcun mandato popolare e si ritrovano sovente sotto le insegne dei vari organismi sovranazionali. Pochissime persone hanno imposto il cosiddetto “nuovo ordine mondiale” che oggi ci governa tutti. Un ordine iniquo, capace di aumentare le diseguaglianze economiche, di limitare le libertà fondamentali e di stordire le masse attraverso un sistematico bombardamento mediatico volto ad annullare o limitare la capacità di analisi critica dei singoli cittadini. Da vent’anni, i pappagalli di regime ripetono ossessivamente alcuni punti chiave per il rilancio economico che in genere sono sintetizzabili nei concetti di “meno spesa e più mercato”. A parte il fatto che proprio l’applicazione di queste inutili banalità, teorizzati da economisti alla Friedman, hanno causato lo sfacelo mondiale che abbiamo ora sotto gli occhi, ma in questi anni, tronfi di “rivoluzione liberale”, che cosa cavolo hanno combinato i nostri governati palesi ed occulti di casa nostra ( casa con la “a” e non con la “o”, fare attenzione)? Risposta ovvia: una beneamata cippa. Non fatevi ingannare, quindi, quelli che si riempiono la bocca di liberalizzazioni, vogliono in realtà soltanto depredare i beni di Stato per regalarli a cordate di amici e amici degli amici. Vogliono continuare, cioè, a puntellare una ingorda oligarchia di potere che riduca in stato di semilibertà una massa crescente di cittadini costretti dal bisogno. La retorica della crescita è una falsa soluzione. In Israele, ad esempio, l’economia cresce a ritmi elevatissimi ( circa5% annuo, in Italia siamo vicini allo 0%), eppure aumenta il malcontento sociale. Perché? Perché la crescita di per sé non basta, se la ricchezza non viene distribuita in maniera equa e secondo le regole non scritte della giustizia sociale. Non cambierà nulla fino a quando i cittadini non prenderanno coscienza delle terribili mistificazioni in atto. Anche la povertà dilagante, mentre la casta ingrassa, non è sufficiente per il risveglio delle masse. Perché più della disperazione, è la consapevolezza di subire fortissime ingiustizie che impone alle coscienza degli uomini retti di dire basta.

    Categorie: Economia, Editoriale

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