E’ successo tutto così in fretta da far sì che le impressioni prendessero il sopravvento sul ragionamento e l’emotività sull’analisi. Qualche giorno fa Berlusconi era ancora in sella, le pagine dei principali giornali si affannavano nell’intervistare questa o quella olgettina e le opposizioni preparavano l’alternativa di governo scervellandosi sulle possibili alleanze. Improvvisamente lo scenario cambia radicalmente senza un apparente motivo, escludendo dal novero delle cose degne di nota, le contorsioni intellettuali della Carlucci e compagnia cantante. La maggioranza parlamentare cambia, Monti diventa premier in un baleno e Berlusconi non grida al “ribaltone” invocando il tradimento del mandato popolare. Tutto fila troppo liscio per non suscitare legittimi sospetti. Monti nomina, poi, i suoi ministri tecnici che appalesano definitivamente la natura “dispotico-illuminata” del nuovo esecutivo nel corale battimani di giornalisti spesso pagati con i soldi di quei banchieri che hanno appena sostituito la politica e svuotato la democrazia. I Paesi con le peggiori e meno dignitose classi dirigenti d’Europa, Grecia e Italia, aderiscono senza opporre alcuna resistenza, neppure di carattere culturale, alle direttive dei tecnocrati europei guidati da Draghi. I banchieri centrali buttano finalmente la maschera, non limitandosi ad imporre ricette nefaste e iperliberiste ma, dove possono, impongono a garanzia di successo un uomo di loro diretta emanazione. Papademos in Grecia, come Monti in Italia, non deve infatti rispondere ai cittadini che lo hanno eletto bensì alle élite finanziarie che lo hanno nominato. L’unico aspetto positivo di questa pagina buia della nostra storia, scritta non a caso grazie all’entusiastico ausilio del primo presidente di vera e antica formazione comunista di marca sovietica salito sul Colle, è rappresentato dalla chiarezza con la quale adesso i cittadini italiani possono comprendere per davvero le dinamiche del potere reale. La finta dialettica tra due finte coalizioni identiche nei contenuti e nelle modalità come il centrodestra e il centrosinistra, non è più sufficiente per continuare ad ingannare il popolo sulle reali intenzioni di un gruppo di potere granitico e trasversale che risponde agli stessi centri di potere. Oggi non possono più bluffare. Da Berlusconi a Di Pietro sono tutti costretti a mostrare il loro vero volto, proteso e coerentemente subalterno verso logiche di potere che nulla hanno a che vedere con l’interesse dell’Italia e dei suoi raggirati cittadini. I politici servi della finanza immorale, ovunque annidati, sono oggi così deboli da essere costretti a sostenersi l’un l’altro alla luce del sole nella speranza di sopravvivere. Il sistema ritarda soltanto il suo superamento con una manovra “a testuggine” di romana memoria. Non sapendo che una volta caduto l’alibi rappresentato dal pericolo Berlusconi, brandito negli anni strumentalmente da una finta opposizione feroce a parole ma collaborazionista nei fatti, saranno mature le condizioni affinché si affermi per davvero una alternativa sistemica, interpretata da politici nuovi e onesti, capace di rimettere al centro del dibattito politico l’uomo e i suoi bisogni e non le masturbazioni economiciste di chi ancora oggi ci costringe a rincorrere termini astrusi come spread.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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