“Il programma del governo Monti non è quello del Pd: se voteremo qualcosa di diverso è perché in una situazione di emergenza ci siamo assunti la responsabilità di sostenere questo esecutivo». Avrei beatamente ignorato una banalità del genere in bocca a personaggi ambigui e senza orizzonte politico come Veltroni, Fioroni, Gentiloni e similari furbacchioni. Siccome invece il nefasto presagio politico di cui sopra è opera del responsabile economico del Pd Stefano Fassina, ho il dovere di approfondire la questione. Mi sono infatti già occupato di Fassina dalle pagine di questo blog (http://www.ilmoralista.it/piu-fassina-e-meno-fassino),individuandolo come possibile polo di attrazione positivo di un centrosinistra rifondato su basi completamente nuove. Qualche giorno fa, invece, nel pezzo titolato “La guerra di Piero” (http://www.ilmoralista.it/la-guerra-di-piero), esprimevo perplessità circa l’effettiva volontà del segretario del Pd Bersani di sposare in concreto una linea politica veramente progressista, illuminata e tendente a ridisegnare la nostra società partendo dalla giustizia sociale. Temevo, e le parole di Fassina sopra riportate danno corpo ai cattivi pensieri, che alcune lungimiranti quanto estemporanee analisi di Bersani sulla crisi del liberismo cavalcante, fossero prevalentemente strumentali alla copertura di uno spazio politico insidiato da Vendola e Di Pietro. Non vorrei avere lodato Fassina troppo presto che, ad una lettura più attenta, potrebbe essersi dolosamente ritagliato il poco nobile ruolo di “utile idiota” non sospettando, come ricordò brillantemente Enrico Mentana al vicedirettore del Giornale Porro durante una puntata di Annozero, di non essere utile. Cosa significa, caro Fassina, “votare provvedimenti diversi da quelli che avanzerebbe il Pd vista l’emergenza?” Significa forse legittimare misure che, dai tagli alla sanità all’aumento dell’Irpef per non parlare delle pensioni, avrebbero effetti ulteriormente recessivi per la nostra, già agonizzante, economia? Mi auguro di essere presto smentito nei fatti. Altrimenti saremmo di fronte ad un colossale depistaggio le cui dinamiche, riferendosi però ad altri contesti, sintetizzò in passato bene Sciascia. “Prima li chiacchierano”, spiegava l’arguto saggista, e poi li accusano di essere chiacchierati”. Non vorremmo, amici del Pd, che applicaste alla politica lo stesso paradigma. Prima votate misure recessive, e poi continuate prendendo a pretesto l’avvenuta recessione.
Francesco Maria Toscano
































