L’uomo venuto dal freddo, Mario Monti, ha cominciato a colpire con impressionante lucidità. Il piano, progettato in sede sovranazionale, volto a dare il colpo il grazia ai ceti medi e proletari italiani dopo un ventennio di colpi ai fianchi, è pronto. Il decreto che il governo si appresta a sottoporre all’attenzione di un Parlamento ridotto a fantoccio è coerente rispetto alla finalità di ridisegnare la nostra società sulla base di uno schema settecentesco. Aldilà dei tecnicismi e dei particolarismi dei singoli provvedimenti, il cui approfondimento serve perlopiù soltanto a distogliere l’attenzione dalle finalità intrinseche e occulte che tradiscono alcune scelte, la direzione di marcia dell’illegittimo e etero diretto governo Monti è chiarissima. Dietro il piagnisteo, ipocrita, finto e stucchevole, che dipinge l’Italia sull’orlo del baratro, si nasconde soltanto il meschino desiderio di cancellare due secoli di conquiste illuministiche per far regredire il genere umano in uno stadio a-democratico dove si confondono diritti e doveri e un ristretto manipolo di patrizi dispone delle vite di una moltitudine di plebei paralizzati dalla paura e dal bisogno. E’ comico leggere i commenti di chi si congratula con Monti perché i suoi provvedimenti “soddisfano l’Europa”. E ci mancherebbe pure che Monti in Italia, come Papademos in Grecia, adottasse provvedimenti non graditi a chi lo ha imposto premier a costo di umiliare anche formalmente l’essenza stessa della democrazia. Monti è un semplice esecutore per conto terzi. Non rappresenta nessuno e nessuno lo ha eletto. Fatte le dovute differenza, il suo governo ricorda quello di Pétain ai tempi della repubblica di Vichy. E mentre si consuma un delitto storico di gigantesche proporzioni, siamo costretti a sorbirci pure l’esempio depistante del nostro neo Premier Monti che, da multimilionario profumatamente pagato da ricchissime banche d’affari internazionali, indossa a beneficio del popolo pagante i panni del buon samaritano che rinuncia, per il bene dell’Italia, al suo compenso da Primo ministro. Piccole astuzie comunicative evidentemente mutuate dal peggiore berlusconismo. Monti ora non ti rimane altro da fare se non farti fotografare mentre mieti il grano a petto in fuori in stile Mussolini.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    5 Commenti

    1. Teobaldo di Provins scrive:

      C’è chi dice che Monti è un massone sia di linea Inglese che francofona, la cosa appare credibile. Gli inglesi sono in genere più conservatori, mentre i francofoni sono in genere repubblicani. I francofoni inoltre hanno dato vita alla CLIPSAS con l’appello di Strasburgo del 1961. L’appello massonico di Strasburgo è più che condivisibile e questo è compatibile, ad esempio, con il fatto che dopo l’insediamento il Monti se n’è andato a messa. Tuttavia la CLIPSAS è anche uno specchio per la falsa coscienza di molti massoni conservatori, la massoneria non è mai un club del tennis, anche quando dice di esserlo, ed è ipocrita quando accusa qualcuno di “ingerenza” dato che non fa altro. In tutti casi sia gli Inglesi che la CLIPSAS sono poco (molto poco) socialisti, ma piuttosto liberali, repubblicani e conservatori in genere, alla Bilderberg appunto.

      Che dire, bocconiano, gesuita, massone inglese e francofono, con un passato nella finanza ebraica; Monti appare sempre più come “l’uomo di mezzo”, ma non di centro, nel senso di mezzo ma non moderato, ne tanto meno democristiano, sicuramente non socialista.

      Cosicché la sinistra (ma il paese tutto) è nelle mani, come dice Toscano, di un uomo del conservatorismo, cosa possono e devono fare i progressisti? Non può esserci rinascita progressista se non viene rimessa in moto una impalcatura di rinnovate idee, di rinnovati punti di riferimento, una impalcatura organizzata, colta e entusiasta. Come avrebbe detto Antonio GRAMSCI: Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

    2. Il Moralista scrive:

      Non mi convince la tua analisi, caro Teobaldo, sulla figura del Presidente Napolitano di cui sopra ma condivido il merito e lo spirito di questo tuo commento che arricchisce, e non di poco, la discussione.

      Ciao,

      Il Moralista

    3. Teobaldo di Provins scrive:

      Penso che comunque, se non dispiace, è più utile trovare un minimo comune denominatore, che accentuare le differenze, ad ogni modo, grazie di tutto.

    4. Il Moralista scrive:

      pienamente d’accordo.

      Grazie a te per i tuoi spunti.

      La dialettica fa bene, allarga le prospettive e tiene in forma.

      Ciao

    5. noland scrive:

      Secondo teorie antiche ma attuali nulla riesce ad imbrigliare a lungo la forza della natura.
      Non so come, non so quando, inevitabilmente le forze opposte si uniranno e, in memoria del passato, avranno qrande forza.
      La Memoria prescinde dall’educazione e si nutre di futuro.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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