Come accennava intelligentemente Freccero in una intervista rilasciata ieri per il “Fattoquotidiano” e rilanciata da “Dagospia”, l’arrivo di Monti ha, nel breve periodo, centrato perlomeno l’obiettivo minimo di puntare l’attenzione dei riflettori intorno a questioni vere e importanti. Sotto il regno di Silvio da Arcore alcuni drammi epocali rimanevano comunque protetti da un perenne clima da “operetta”, capace di insinuare nei cittadini il pensiero recondito circa l’inutilità di reagire seriamente di fronte a qualunque presa di posizione governativa. Solo gli stupidi, infatti, rispondono seriamente ai quesiti posti in maniera grottesca dal barzellettiere di turno. Ora che l’alibi del “simpatico puttaniere” è caduto, e gli oppositori da cortile stile “Repubblica” non possono più alimentare finte opposizioni costruite intorno alle tette di “Ruby Rubacuori”, diventa complicatissimo per il nostro rodatissimo sistema di disinformazione distrarre i poveri lettori dai drammi reali. Gli antichi romani lo avevano già capito benissimo: per governare a lungo e serenamente bisogna puntare su “panem et circensens”. Con Berlusconi, è vero, scarseggiava il pane compensato abbondantemente dal lato “circenses”. Ora con Monti il sistema non regge più perché i cittadini, finito il circo, si sono improvvisamente accorti che, durante la commedia, gli hanno levato pure il pane. Un risveglio doloroso ma, questo sì, necessario e prodromico al possibile riscatto. I sindacati, persino per bocca dell’improbabile Bonanni, continuano a protestare ridestatisi anch’essi dall’improvviso torpore stile “bella addormentata nel bosco”. Si sono accorti che le politiche criminali costruite intorno non più al “cittadino lavoratore”, come imporrebbe la nostra Costituzione, ma a quello costruito in laboratorio e chiamato “cittadino consumatore” stanno gettando nella miseria pensionati e salariati. Intanto per consumare bisogna guadagnare, e siccome il capitale non paga più ma pretende, come ai tempi di Spartaco, di essere servito gratis, la tutela del “cittadino consumatore” esclude in automatico la maggioranza degli uomini e delle donne. E se l’unico valore da inseguire è quello inerente la “competitività dei prezzi”, tanto vale abolire completamente i salari, rendendo così finalmente competitivi i nostri prodotti su scala internazionale. Solo così potremmo, forse, competere con i giganti indiani e cinesi che hanno molta manodopera a bassissimo costo. E’ inutile preoccuparsi se aumenta il numero degli uomini che scivola sotto la soglia di povertà. L’importante è che non aumenti il costo dell’i-pod.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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