Nel mezzo di una crisi sociale di proporzioni sempre più drammatiche, corre l’obbligo di percorrere strade nuove per invertire il corso della storia. Anche chi non ha una formazione economica, comprende l’assoluta inadeguatezza di alcune politiche nell’affrontare i problemi che la contingenza propone. La furia rigorista e l’ossessiva attenzione mediatica rispetto ad un falso problema come quello rappresentato dal debito pubblico, sposta l’attenzione dai drammi reali, diretta e voluta conseguenza di quelle stesse politiche liberiste spacciate come indispensabile medicina. Ogni giorno i media rappresentano, nell’indifferenza di una società sempre più cinica e rassegnata, casi di ordinaria disperazione, dal piccolo imprenditore strozzato dai debiti, all’operaio che da troppi mesi non riceve alcun salario. Aumentano i suicidi, gli atti di autolesionismo e le forme di protesta esasperate da parte di chi non ha più la forza di reagire né motivi razionali per sperare che qualcosa possa a breve cambiare. Eppure, peggio della realtà per come la avvertiamo, è la subdola percezione fatalistica di combattere contro uno stato di cose che sovrasta e irride i limiti dell’uomo. Come se l’involuzione della civiltà europea fosse quasi il risultato di un capriccio degli dei dell’olimpo,da accettare supinamente nella misura in cui risulti impossibile all’uomo modificarne gli eventi. La martellante mistificazione mediatica che legittima interventi legislativi con evidenti finalità recessive, finisce poi con il confondere il problema con la cura. Il governo dell’esecutore Monti, al riparo dei sadici mandanti di Bruxelles, persegue una linea politica che è perfettamente aderente con l’idea di società che le oligarchie al comando intendono impostare. Non è una crisi astratta e senza responsabili che giustifica alcune scelte di indirizzo ma, al contrario, sono alcune precise scelte politiche, assunte in sedi non democratiche sovranazionali, che alimentano una spirale negativa senza fine, capace di ridisegnare il nostro modello sociale ripescando dal retrobottega polveroso della storia le pagine più oscure. Draghi, Monti, Sarkozy  e Merkel lavorano lucidamente per gettare nella disperazione i ceti medi e proletari dei Paesi dell’Europa mediterranea. E non è possibile immaginare di costruire nessuna piattaforma alternativa all’esistente senza avere prima interiorizzato a fondo questa preliminare consapevolezza. Molte anime candide, di fronte a questa prospettiva, si chiedono dubbiose: “Ma che motivo avrebbero, costoro, di impegnarsi a fondo per un obiettivo tanto meschino?”. E’ una domanda sviante e senza senso. La storia è piena zeppa di uomini che hanno utilizzato il loro potere per perseguire finalità belluine. Se le classi dirigenti fossero sempre per costituzione votate al bene, non si spiegherebbero le guerre, l’apartheid, le disuguaglianze estreme, le discriminazioni, la schiavitù e la povertà più nera. A pensarci bene, sono molto più rari gli esempi di uomini al comando che, come Franklin Delano Roosevelt, hanno speso le loro energie inseguendo un’idea limpida di interesse generale e di benessere diffuso e collettivo. Studiando criticamente e politicamente alcune questioni macroeconomiche, è possibile percepire in maniera più nitida alcune dinamiche date per assodate in premessa. L’assoluto silenzio che aleggia, ad esempio, intorno a dottrine economiche di avanguardia come la MMT è significativo. Il sistema perverso che ci governa canalizza sapientemente la crescente frustrazione popolare, indirizzandola verso bersagli di comodo tipo la Casta dipinta con le sembianze cialtronesche dello Scilipoti di turno. Ma i burattinai che come Mangiafuoco bruciano periodicamente i burattini divenuti oramai inservibili non pagano mai dazio. Un bell’articolo di Andrea Terzi per il sito Sinistrainrete (clicca per leggere) offre a mio avviso delle utili chiavi di lettura per cogliere alcune sfumature decisive. Bisogna ripensare a fondo la costruzione di questa Europa senza anima, non fomentando sterili nazionalismi di ritorno, ma dando pieno compimento a quell’idea nobile di Europa dei popoli che ispirava l’agire di politici come Schuman, De Gasperi e Spinelli.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. alessandro scrive:

      più studio e più ho dubbi su quale disegno europeo sia più equo e meno utopistico. Agli slanci ideali di Spinelli non seguono solidarietà e condivisione degli stati UE e prevalgono egoismi nazionalistici difficilmente superabili. Il fatto è che gli stati europei non sono abbastanza maturi per stare assieme come lo ero io con il mio primo amore, infatuato dallo slancio emotivo di un grande sentimento (come quello europeo), ma nel contempo troppo preso da egoismi personali.. tipo uscire con gli amici e divertirmi con altre ragazze.. A cosa pensano gli stati ragazzini al matrimonio? dove vogliamo andare se il massimo della solidarietà che l’Europa potrà concedere sono gli eurobonds? invidio il sentimento nobile di chi pensa ancora agli Stati Uniti d’Europa. In ciò concordo con Parguez e Barnard: USE=utopia ne più ne meno come la società di thomas More.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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