Articolo del 30 Marzo 2012

    Come era ampiamente prevedibile, la dittatura tecnocratica che soffoca l’Italia ed avvia controriforme schiaviste, utilizza sapientemente il solito repertorio mistificante stile Goebbels per intorpidire le acque. Per quanto però lucidi e luciferini, i tiranni neoliberisti peccano di fantasia. E’ facile quindi comprendere ex ante le contromosse che intendono attuare per depotenziare le tante diverse e crescenti opposizioni verso alcune scellerate linee di indirizzo politico, a partire dal tema caldo del lavoro. Gli eurotiranni, personificati nel ghigno del risoluto Mario Draghi, hanno già svuotato di fatto le democrazie di alcuni Paesi come la Grecia, l’Italia e la Spagna. Nei loro disegni, i popoli dell’Europa meridionale devono fornire manodopera servile e a basso costo funzionale all’avidità delle oligarchie mercantili continentali. In Grecia e in Italia, con Papademos e Monti, hanno imposto direttamente un loro commissario liquidatore a garanzia della prosecuzione rapida del malefico esperimento classista. In Spagna invece tengono sapientemente al guinzaglio le classi dirigenti apicali dei due principali partiti, il Partito Popolare e il Partito Socialista, ridotte al ruolo meschino di zelanti e ottusi esecutori materiali degli ordini impartiti dalla Bce. I massacri sociali avviati dal socialista Zapatero, infatti, continuano felicemente anche con l’arrivo del nuovo premier di destra Rajoy, nonostante le fortissime tensioni sociali che stanno grecizzando la Spagna. Non bisogna stupirsi. Oggi il Paese iberico sta alla Troika così come il governo di Vichy stava ai nazisti. Zapatero e Rajoy non si riconoscono nessuna autonomia di scelta se non delegata dai burocrati non eletti che si nascondono nelle dorate stanze dei palazzi del potere continentale. In Italia la situazione non è poi molto diversa dalla Spagna. Il Partito Democratico si limita a recitare un minimo di resistenza rispetto ad alcune riforme che ingoierà solo dopo avere fatto un po’ di manfrina per salvare la faccia. Ma il Pd italiano è subalterno alla tecnocrazia europea non meno del Partito socialista spagnolo o greco. Siccome però in Italia montano resistenze impreviste nonostante il quotidiano sermone quirinalizio, allora gli eurotiranni stanno affinando la strategia. Da un lato, il loro proconsole per la schiavizzazione del popolo italiano, Monti, alterna minacce e blandizie all’indirizzo dei partiti per rimetterli in riga, dall’altro i vertici politici del nuovo ordine mondiale assicurano, da Almunia a Gurria, un capillare sostegno mediatico attraverso la continua recita di uno stantio copione volto a garantire l’indispensabilità dei sacrifici (umani) richiesti. Se questo doppio binario non dovesse poi risultare sufficiente, i malefici ma sobri carnefici incravattati, utilizzeranno sapientemente e nuovamente le armi di ultima generazione, a partire dal famigerato spread. Vi anticipo con assoluta certezza che, pur non essendo un fine analista di mercati finanziari, il cosiddetto spread da qui fino alla approvazione della abolizione dei residui diritti della nostra classe lavoratrice salirà vertiginosamente per creare una strumentale suggestione utile al raggiungimento del risultato voluto. Lungi dall’essere un dato neutro, l’andamento del differenziali tra i titoli tedeschi e italiani è infatti continuamente drogato ad arte da quegli stessi centri di poteri che guidano la restaurazione di un ordine sociale di tipo feudale, come spiegano efficacemente gli intellettuali che si riconoscono nel movimento di opinione Democrazia radical popolare (cliccaperleggere). Questa strategia, banale e grigia, rischia però di rivelarsi efficace a causa della assoluta mediocrità e del servilismo interessato di troppi politicanti che utilizzano il consenso dei cittadini come clava per umiliarli e sottometterli. Una ultima cosa. E’ vomitevole ascoltare le parole di plurimiliardari arroganti come Marchionne che si permettono di dire sconcezze tipo ” attenzione altrimenti moriremo di diritti”. A fianco ad una controproposta generale e politica, dobbiamo anche diffondere una nuova e capillare sensibilità che non consenta ai moderni schiavisti di permettersi più il lusso di spiegare la giustizia agli schiavi. Chi vive una esistenza dorata, con stipendi da nababbi che superano di gran lunga i meriti e feriscono il comune senso del pudore, non deve più lontanamente permettersi di spiegare a chi vive una condizione di indigenza dolosamente imposta cosa deve dire, fare o pensare. L’apoteosi dell’ingiustizia sociale può essere vagamente accettata solo se sorretta da una coltre di pudico silenzio. I tanti lavoratori che conservano quella dignità smarrita dagli indegni rappresentanti del popolo italiano, possono sopportare ancora la fame e gli stenti, ma non di essere ancora impunemente derisi.

    Francesco Maria Toscano

     

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Ugo scrive:

      Francesco: “Il Partito Democratico si limita a recitare un minimo di resistenza rispetto ad alcune riforme che ingoierà solo dopo avere fatto un po’ di manfrina per salvare la faccia.”

      Salvare la faccia? Quale faccia? Hanno ancora una faccia da salvare, costoro? Anche solo pensare che qualcuno possa essere indotto a considerare meritevole questo agglomerato di voltagabbana significa negare che l’elettorato italiano sia fornito di un benché minimo cervello. Pur essendo pessimista per natura, mi auguro che non sia così.

    2. [...] casi improbabili ed estremi”. In pratica, come avevo per tempo annunciato (clicca per leggere http://www.ilmoralista.it/2012/04/03/la-mistica-dei-sacrifici-umani/), Monti si è limitato ad aggiungere al testo una postilla assolutamente irrilevante per provare a [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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