Voglio tornare, per non lasciare zone d’ombra, sul caso Lega che sta tenendo banco sui principali media italioti. Leggendo le cronache odierne viene fuori il solito spaccato desolante circa la qualità dei nostri partiti e delle rispettive classi dirigenti. Personaggi improbabili alla Belsito, familismo amorale, sperpero di denaro, amicizie spericolate e commistione incestuosa tra affari e politica sono gli ingredienti di questo ennesimo scandalo che colpisce la politica. Nulla di nuovo per la verità. Non si contano più le inchieste di  questo tipo che palesano il livello di barbarica inciviltà dei nostri partiti, non a caso così deboli e ricattabili da essere costretti a genuflettersi di fronte ad un marziano come Monti, divenuto premier perché imposto da non meglio specificati mercati senza aver ricevuto nessun mandato popolare. Gli scandali gridati sui quotidiani di oggi dureranno un paio di gironi e poi le cose resteranno esattamente come prima. Fini, Casini, Bossi, Berlusconi, Di Pietro, Bersani, D’Alema e compagnia cantante compongono una oligarchia inamovibile da oltre venti anni, e nonostante le oggettive responsabilità che portano circa il degrado che attanaglia le nostre istituzioni, rimangono sempre saldamente ai rispettivi posti di comando. Anche le inchieste fanno un po’ di rumore nella prima fase ma poi, lentamente, si sgonfiano, rallentano, i supposti reati si prescrivono e tutto finisce sempre a tarallucci e vino. Senza rincorrere le idiozie che la cronaca propone, oggi Belsito, ieri Lusi, prima ancora Naro, Penati, Tedesco, Di Pietro e Mautone, solo per citarne alcuni, è forse più utile cercare di capire il meccanismo nel suo insieme, provando a sposare una prospettiva un tantino più ampia e inutilmente nascosta. Invito fin da ora quelli che credono che i giudici si muovano solo in ossequio al dettato costituzionale che impone l’obbligatorietà dell’azione penale a non andare oltre nella lettura e, se interessati, a ripresentarsi semmai domani. Agli altri propongo invece questa chiave di lettura. I vertici dei nostri partiti sono complessivamente ricattabili e addomesticabili, anche perché la selezione per ricoprire incarichi di vertice avviene spesso proprio sulla base di questo prerequisito. Un esempio a mio avviso paradigmatico è quello che concerne la nomina degli ultimi due vicepresidenti del Cms, eletti prima di Vietti, Mancino e Rognoni, individuati forse non a caso come i destinatari finali del presunto papello contenente le richieste di Cosa nostra ai tempi della trattativa. E’ evidente, nel caso le indagini confermassero questa ipotesi, il criterio di selezione per assurgere ad alcuni incarichi di responsabilità, quello cioè finalizzato ad assicurare l’assoluta inviolabilità dei santuari che reggono il sistema. La mediocrità, subalternità e tendenza a delinquere propria delle rappresentanze politiche italiane, badate bene, lungi dall’essere un fattore destabilizzante, è invece indispensabile per mantenere uno status quo che legittima il primato della finanza sulla politica, dell’oligarchia sulla democrazia, della speculazione sui diritti dell’uomo. La stagione di Mani Pulite, che ha abbattuto i partiti storici, ha invertito l’ordine naturale delle cose, sottomettendo a viso aperto la politica rispetto alle prerogative della finanza, delle banche e dei mercati. Questi ultimi hanno occupato militarmente le istituzioni, piazzando uomini di provata fiducia, ieri Prodi e Ciampi, oggi Monti, a garanzia dei nuovi equilibri. Non è detto che i giudici di Milano, che hanno condotto all’epoca le inchieste, fossero consapevoli di essere instrumentum regni. Magari non lo erano, e traducono anche oggi ingenuamente questa prospettiva scientifica  con un rituale di tipo fatalistico, rinvenibile in questa frase buona per i microfoni: “All’epoca si crearono le condizioni adatte per combattere la corruzione”. Converrete con me che i vari Andreotti e Craxi  avrebbero fatto più fatica, rispetto ai politicanti di oggi, a prendere ordini a bacchetta da oscuri burocrati tipo Draghi. Semplicemente, non erano più funzionali rispetto al nuovo corso e andavano perciò messi nella condizione di non nuocere. L’illecito finanziamento pubblico ai partiti si rilevò un buon grimaldello per raggiungere un obiettivo geopolitico non più rinviabile. Oggi, per certi aspetti, si ripresenta il problema di allora. La grande speculazione finanziaria privata, che ha commissariato l’Italia attraverso il suo reggente pro tempore Mario Monti, intende accelerare nella direzione della schiavizzazione dei ceti popolari, ritenuti antropologicamente inferiori, e vuole quindi abbattere definitivamente le residue resistenze. La battaglia sull’art.18, a prescindere dal merito, significa questo. Gli improvvisi guai della Lega valgono come messaggio erga omnes. In primis alle forze di opposizione. “Se non farete i bravi”, questa la traduzione per i non udenti come quella sul canale 777 di televideo, “creando le condizioni per una rapida e indolore approvazione di questa nazista riforma del mercato del lavoro, cominceremo ad aprire i cassetti”. Oggi la Lega, domani magari un ritorno di fiamma per le vicende di Vendola e la sanità pugliese o per Di Pietro, con allegata pubblicazione di fotografia che lo ritrae a tavola sorridente con l’ex agente segreto condannato per mafia Bruno Contrada. Il messaggio chiarissimo è “colpirne uno per educarne cento”. So che può sembrare paradossale ma, alle condizioni date, i sinceri democratici devono a priori prendere  le difese della politica dal definitivo attacco antidemocratico sferrato dalle aristocrazie di ritorno ammantate di tecnicismo.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Alessandro scrive:

      Dopo i numerosi casi irrisolti e misteri della storia italiana (caso Mattei, caso Moro, le stragi, strategia della tensione, Ustica, ecc.), non mi stupirebbe affatto di quello che scrivi, anche se.. non so.. forse non sempre fa tutto parte di un disegno organico e coerente. Mi riferisco in particolare al fatto che nell’ambito delle trattative stato-mafia, come scrivi, non mi stupirebbe un collegamento con le nomine al CSM, ma ho delle difficoltà (forse perché non sono ben documentato in merito) a pensare che oggi ci sia una magistratura che punisce i dissidenti che vanno contro ad una presunta oligarchia. Sono più disposto a credere che probabilmente ci sono spinte e regie occulte che non necessariamente vanno nella stessa direzione e convergono insieme in un disegno oligarchico, con un unico piano generale (questa riflessione l’ho letta nel sito del grande-oriente-democratico che seguo con interesse). Io ho fiducia nella Magistratura, ma escluso il 99% che fanno bene il loro lavoro, ci potrebbero essere l’1% che semplicemente vuole fare carriera più velocemente, altri sono toghe rosse, altri corrotti o collusi con poteri occulti, altri asserviti al potere, ma non credo vadano tutti o in parte nella stessa direzione. Un dato di fatto è che in Italia ci sono le indagini ad orologeria.. questo lo capisce anche un bambino.. delle volte l’indagato è colpevole, alle volte innocente, ma dal 1994 in poi non è mai mancata un indagine prima di ogni consultazione elettorale nazionale o locale. Comunque fa impressione il numero di politici nostrani colti con le mani nella marmellata e a questo punto, poiché al potere ci stanno sempre gli stessi, che continuano ad affamarci e non riusciamo a liberarcene (vista la legge elettorale porcellum che non consente di scegliere i candidati), speriamo che ci riesca la Magistratura! e chi se ne frega delle loro finalità e a chi o cosa rispondono… come dice Maroni ai suoi amici della lega “bisogna cogliere l’occasione per fare pulizia..”. L’articolo è interessante ed offre mille spunti di riflessione.

    2. amico pulito scrive:

      .. è questo il problema… La magistratura, come qualsiasi “ente nazionale”, non agisce in nome e per conto proprio!!! Almeno a quel livello.
      In tutto questo c’è sempre una regia, e non bisogna essere complottisti per natura per capirlo! Così com’è impossibile, a mio avviso (anche se qualcuno lo considera esagerato, lo so..) non farne anche una questione sociale: svegliarsi, reagire dal torpore quotidiano, mediatico e non, atto a lobotomizzare le menti delle persone. E’ tutto speculare a certe forze che riescono nei loro più infimi disegni.
      Siamo esattamente in questo stato di cose.
      O crediamo ancora che Berlusconi sia stato messo da parte per approvare le riforme utili al paese?? Non credo siamo così sciocchi!!

      Alessandro scusa, sei sempre apprezzabilissimo nei tuoi commenti, ma non sono d’accordo sulla tua chiusura. O meglio, che se ne vadano i vari Bossi e bossini chissenefrega.. Questo si!
      Ma se poi arriva Monti e co. questo si che è un altro problema!

      Con affetto verso i moralisti.
      am

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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