Questo clima di surreale unanimismo politico che accompagna le meraviglie del montismo al potere genera mostri di rara sottigliezza. Mentre i partiti, non senza ragioni, sono sempre più screditati agli occhi di una pubblica opinione che ha perso la pazienza, va in scena un utile teatrino intorno alle presunte modifiche avallate dal governo sulla spinosa questione dell’art. 18. Ad ognuno di voi sarà capitato, magari nei pressi di un centro commerciale o della stazione ferroviaria di una grande città, di notare un tavolino con dietro un signore che propone il famoso gioco delle tre carte. A fianco del  mazziere, indiscusso protagonista, al fine di attirare qualche ingenuo convinto di poter vincere qualcosa, è quasi sempre presente pure il cosiddetto “compare”. Una figura cioè, fondamentalmente complice, ma che in un’ottica di interesse di insieme si presenta agli occhi dei terzi come elemento apparentemente antagonista rispetto al protagonista mazziere. Il compare punta delle somme, e talvolta vince, a beneficio dei curiosi, nella speranza di convincere qualcuno dei presenti ad emularne le artate gesta. Una volta impigliata la vittima nella paziente tela di ragno saggiamente preparata, il compare, soavemente, si allontana. Questo paradigma è stato copiato in pieno in merito alla discussione sulla riforma del lavoro. Monti, il mazziere, con una finta di corpo ha fatto credere di avere spostato  una carta che non si è mai mossa. La Marcegaglia, il compare, dissimula subito un utile antagonismo buono per indurre il lavoratore, il vero obiettivo da raggirare, a credere in una realtà inesistente, frutto di una ingegnosa rappresentazione. In tutto questo rimane ambiguo il ruolo della Camusso che, nel caso di specie, potrebbe essersi ritagliata per troppa astuzia il ruolo del secondo compare che gioca a perdere con i soldi degli altri  o, per palese inadeguatezza, potrebbe veramente essere caduta nel tranello architettato dal gatto-Marcegaglia  e la volpe-Monti. Propendo sinceramente per la prima ipotesi, quella del secondo compare. Per capire la strumentalità della posizione confindustriale, poi, basta ricordare le diverse dichiarazioni del già eletto successore della signora di Mantova, Giorgio Squinzi, alla guida degli imprenditori italiani. “Il neo eletto presidente della Confindustria Squinzi ha dichiarato che non è l’art. 18 a fermare il Paese, ma piuttosto la burocrazia e la mancanza di infrastrutture…” (clicca per leggere). Posizione questa peraltro notissima e già pubblicamente ampiamente dibattuta. Guardate invece cosa diceva ieri Squinzi a proposito delle lunari lamentele delle  Marcegaglia circa le modifiche sull’art.18 definite irrilevanti dallo stesso Monti :”Totalmente in linea con Marcegaglia. Cosi’ il presidente designato di Confindustria, Giorgio Squinzi si dichiara in merito alla riforma del mercato del lavoro…” (clicca per leggere). Ricapitoliamo. Il nuovo presidente degli industriali Squinzi ha sempre, fino a ieri, dichiarato che l’art.18, pure nella sua versione originaria, non costituiva nessun  problema per lo sviluppo. Salvo improvvisamente e immotivatamente condividere in pieno le proteste della Marcegaglia, raccolte dal Financial Times, individuanti nella permanenza di un simulacro di diritto buono per i gonzi una zavorra che impedirà al paese di vivere scenari di crescita e sviluppo. Non è un omonimo, vi assicuro, è sempre lo stesso Squinzi. Non sentite anche voi una vocina di sottofondo?  “Puntate siore e siori… soldi assicurati…carta vince, carta perde…”

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Lavoro

    3 Commenti

    1. alessandro scrive:

      condivido appieno! pare che non sia solo il nano di Arcore l’esperto di comunicazione.. il nuovo premier se la cava abbastanza bene. Quando Monti dice che la riforma non piace alle imprese vorrebbe dire che piace ai lavoratori? l’”antagonismo buono” è una commedia utile, che salva la faccia a PD e CGIL, che hanno ottenuto il presunto reintegro, ma in cambio hanno dovuto cedere alla riduzione del numero di mensilità d’indennizzo rispetto alla proposta iniziale. Quindi chi ci ha guadagnato? d’altronde Monti strizza l’occhio a Marcegaglia dicendo: “dai fai contenti quei boccaloni di Bersani e Camusso, d’altronde il reintegro “nel tempo” vedrai riguarda “fattispecie estreme e improbabili”. Appunto, “col tempo” lo vedranno i lavoratori.. sempre che ne rimanga qualcuno occupato da licenziare.. o peggio.. qualcuno in vita! ..anche se a qualcuno non fa piacere sentirselo dire.. nel mio paese il numero di suicidi è allarmante: 4 in 1 mese, l’ultimo ieri.

    2. amico pulito scrive:

      Proviamo a metterla giù molto banalmente…

      Popolo della lega = per definizione, popolo lavoratore, civile e stanco dello stato centralista sperperone..

      <>

      La risposta è scontata…
      Ecco dunque che ci è facile capire la direzione di certe inchieste, di certe trasmissioni e di certa “informazione”!!!
      Alla prossima carta, mazziere! :-)

      • amico pulito scrive:

        tra le virgolette c’era un passaggio… dov’è finito?
        i “boicot” sono arrivati anche fin qui?!?!

        attento moralista.. questo è un segnale!!! :-)

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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