L’Argentina della Presidente Cristina Fernandez Kirchner si dimostra ancora una volta un modello per tutti quei Paesi che, come l’Italia, vivono una profonda crisi economica, politica e sociale. Mentre in Europa la furia del neoliberismo mercatista e dogmatico risveglia i fantasmi totalitari del novecento, in Sud America cresce e si rafforza un’idea di sviluppo compatibile con il rispetto della dignità dell’uomo e capace di guidare i processi politici orientandoli verso la ricerca dell’interesse collettivo. In Europa si è imposto con la forza dell’insipienza il concetto secondo cui la bontà di un governo si misura attraverso  le lenti deformate che palesano la soddisfazione di non meglio specificati mercati. In ossequio a questo nuovo vitello d’oro, adattato ai tempi, si giustificano crimini di massa, si impoveriscono nazioni intere e si sospende la democrazia. I famosi sacrifici che tanto piacciono al nostro Presidente Napolitano, parlamentare dal 1953, servono, a sentire i tromboni di  regime, per rilanciare l’agognata crescita. Il dato empirico inconfutabile che dimostra come le politiche di rigore e austerità,  analizzate in un arco di tempo oramai lungo, producano al contrario recessione e conseguente disoccupazione, non suggerisce però alla nostra peggiore politica politicante di rinchiudersi in un dignitoso silenzio. Evidentemente perché l’obiettivo di alcune scelte non è affatto finalizzato alla crescita economica, e neppure al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, ma soltanto ad imporre un modello sociale in voga nell’ancien regime che colloca una ristretta élite di moderni negrieri in condizione di disporre delle vite di una moltitudine di nuovi disgraziati, volutamente ridotti in una condizione di miseria per renderli più miti e servizievoli. L’Argentina invece, dopo avere nel 2001 definitivamente abbandonato le politiche iperliberiste imposte da Menem e Cavallo, che avevano ridotto il Paese al collasso, ha conosciuto e conosce un lungo periodo di crescita economica orientata ai valori della giustizia sociale (clicca per leggere). Il caso argentino è emblematico e significativo perché distrugge in concreto i capisaldi del paradigma economico attualmente in voga in Europa, a partire dalla privatizzazioni selvagge. Tema avvertito come prioritario anche dai cittadini italiani che, sul punto, si sono recentemente espressi tramite appositi referendum in difesa di alcuni beni pubblici fondamentali come l’acqua. L’idea sbagliata che tende ad escludere l’intervento pubblico, e quindi democratico, anche rispetto a questioni delicatissime che riguardano l’accesso per tutti a beni e servizi essenziali, in Argentina non ha più diritto di cittadinanza.  Il governo guidato  da Cristina Fernandez Kirchner ha infatti deciso di riappropriarsi della propria sovranità energetica (clicca per leggere), nazionalizzando in maniera coraggiosa e lungimirante l’ azienda petrolifera YPF controllata dalla multinazionale spagnola Repsol. Il primo dei diciannove articoli del progetto di legge in questione recita testualmente:” l’obiettivo prioritario da raggiungere nell’interesse pubblico e nazionale è l’autosufficienza nel settore degli idrocarburi”. Con buona pace del ministro spagnolo Rajoy che, vestiti i panni di  Don Rodrigo e spalleggiato dai tanti bravi che si aggirano nelle stanze della Ue, minaccia isteriche ritorsioni. E persino Hillary Clinton dagli Stati Uniti ritiene che l’Argentina “dovrà spiegare questa decisione”(clicca per leggere). La spiegazione è in realtà semplicissima. Fernandez Kirchner punta il dito contro la gestione della multinazionale spagnola tutta orientata a spartire dividendi all’estero senza preoccuparsi molto di reinvestire gli ingentissimi utili. Tutto questo naturalmente in danno dell’interesse del popolo argentino. Rajoy, poi, farebbe bene a guardare a casa sua, visto che la Spagna conosce anche  grazie a lui tassi disoccupazione impressionanti e il Paese vive una fase turbolenta e potenzialmente esplosiva. Ai poveri e raggirati cittadini italiani, greci, portoghesi e spagnoli, traditi da governanti che servono interessi opachi e inconfessabili, raccontano che devono umiliarsi per attirare miracolosi investimenti stranieri. I buoni governanti come la Fernandez Kirchner, quelli cioè che lavorano nell’interesse esclusivo del proprio Paese, ribaltano completamente questa scellerata impostazione. “E’ benvenuto”, mandano a dire, “chiunque viene ad investire coniugando il suo legittimo interesse con quello del popolo argentino”. Rassegnatevi, l’Argentina non è più un buon terreno di caccia per speculatori, avvoltoi e avidi affaristi.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Esteri

    5 Commenti

    1. alessandro scrive:

      credo che l’Argentina stia dando prova di come si possa fare dell’Alta Politica ottenendo risultati apprezzabili per il benessere comune, riappropriandosi della propria sovranità sui beni pubblici strategici, sottraendoli alla speculazione e spartizione dei dividendi oltre i confini nazionali delle risorse loro proprie, in contrapposizione coraggiosa alle logiche mercatiste fuori controllo, non propriamente dedite all’interesse generale del popolo sudamericano. Come vedremo le minacce di FMI, dei cannoni spagnoli e della Clinton, non sortiranno alcun effetto e l’eroina Cristina porterà avanti il suo programma senza conseguenze di ritorsioni economiche, in quanto il riscatto dell’intero sud-america passerà per l’Argentina cavalcando la crescita brasiliana… in risposta a quanti temono di assumere posizioni isolazionistiche rispetto a FMI, BCE, UE, ecc… il riferimento all’Italia è puramente casuale.. tra l’altro se riesce l’Argentina, potrebbe farcela anche l’ottava potenza industriale al mondo.
      Mi ero promesso di contenere la mia veemenza… ma di fronte a quanto si riporta sulla Hillary non posso che ricordare che la sua dolce metà Bill quando fu Presidente USA (sebbene qualche volta fu distratto da particolari movimenti sotto la scrivania), abolì la nota legge bancaria Glass-Stegall act, adottata nel 1933 in risposta alla crisi del crollo della borsa di Wall Street del ’29, per controllare la speculazione finanziaria. Da allora la finanza, grazie a Bill fa affari d’oro… (non senza responsabilità dei repubblicani) mentre i cittadini americani nel 2008 perdono le case.. a proposito di fallimenti dell’ideologia iper-mercatista che non fanno gli interessi della gente comune.. Vabbè che le mogli non rispondono di quello che fanno i mariti (e le note vicende di gossip le danno ragione..), ma ora che è nelle stanze dei bottoni, Hillary (assieme a Obama tutto grembiulino e compasso) non mi pare abbiano imboccato una strada diversa…

    2. Twin Astir scrive:

      Queste notizie dimostrano che quando al governo si manda una persona equilibrata e determinata come la presidentessa Cristina Fernandez Kirchner, un popolo può risollevarsi dalla desertificazione economica, come quella che stiamo subendo nel nostro Paese che ha svenduto la sovranità al potere finanziario speculativo e disumanizzante. Se l’Argentina manda segnali positivi, a diverse migliaia di chilometri c’è anche un piccolo popolo di 300.000 persone laboriose che tenta, con successo, di “decollare” verso il successo di una economia sostenibile che pone al centro l’importanza dell’essere umano. E’ il popolo islandese, fiero erede dei grandi navigatori vichinghi. Questi “pescatori” sono riusciti a buttare fuori dall’isola il vecchio governo che voleva addossare un enorme debito pubblico sulle spalle dei cittadini contribuenti. Anche i banchieri hanno dovuto dimettersi, per non essere arrestati ed il presidente è attualmente sotto processo, in seguito alla denuncia per inadempienza e negligenza. Ora l’Islanda, che marcia a gonfie vele verso una economia reale ed utile al servizio di tutta la comunità, è governata da un comitato di 25 cittadini scelti democraticamente e senza vessilli di partito o divisioni ideologiche. Gli islandesi si stanno scrivendo anche una nuova costituzione, da sostituire con quella attuale che è di origine danese e tutti i cittadini possono seguire da casa, su internet, la stesura del testo costituzionale che sarà approvato dal popolo. Qui, invece, prendiamo ordini dalla Merkel, perché almeno l’85% delle leggi è un recepimento degli ordini di Strasburgo e di Bruxelles, con l’approvazione del governatore della BCE che per noi, in sostanza, è il nostro vero premier, assistito da ottimi esecutori robotizzati come Monti e Papademos.

    3. Ugo scrive:

      Argentina… Islanda… vogliamo seguire quei modelli? Possibile solo se riusciamo prima a far qualcosa per avvicinarsi a un fattore fondamentale per permettere l’esercizio di una democrazia che non sia di carta: la bassa densità di popolazione. Cominciamo col rivedere le politiche migratorie idiote e criminali che ci sono imposte proprio dalla UE? Perché è a causa di quelle politiche che abbiamo peggiorato la densità di popolazione in Italia da meno di 190 ab/km2 a oltre 200 ab/km2 in un solo decennio. E ogni volta che aumenta la densità di popolazione, si riduce la democrazia, quella reale. Mettiamo anche in conto le sciagurate campagne che hanno portato a un peggioramento del tasso di natalità da 1,19 a oltre 1,4 figli per coppia in meno di vent’anni? Insomma, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, se si vuole prendere a modello Paesi come l’Islanda e l’Argentina occorre prenderne a modello anche le condizioni di base che permettono loro d’essere quel che sono.

    4. Andrea scrive:

      http://www.youtube.com/watch?v=TKVfhUbPCxY

      Dal Minuto 34 M.Hudson.Moralista se puoi, pubblica una dichiarazione d’indipendenza economica suggerita da Hudson. Il tuo stile è impeccabile.

    5. Luca scrive:

      Eh l’Argentina! li si che le cose funzionano!
      http://phastidio.net/2012/02/15/il-mistero-argentino/

      http://phastidio.net/2012/04/04/argentina-un-disastro-che-attende-di-accadere/

      ma si sa, è tutta colpa del capitalismo e della turbo finanza.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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