E’ utile leggere un giornale come il Corriere della Sera per comprendere bene la voce e il sentire del padrone. Pur non condividendo l’approccio messianico di Grillo e reputando sgangherate e sbagliate molte analisi macroeconomiche del suo movimento, sostanzialmente di continuità con gli interessi schiavisti di chi, non capendo, demonizza il concetto di debito pubblico, devo riconoscere un grande merito al comico genovese. Quello di avere per primo e senza giri di parole denunciato chiaramente la consustanzialità tra il potere politico e quello mediatico. Ma, fate attenzione, non mi riferisco soltanto al vergognoso e macroscopico conflitto di interessi in capo a Berlusconi, peraltro approvato e difeso negli anni di governo della sinistra di Prodi e D’Alema, ma proprio al sistema nel suo complesso, senza rilevanti distinguo. L’intero panorama informativo lavora con impegno per soffocare qualunque istanza di cambiamento, per silenziare gli eventi importanti e creare improbabili nuovi leader di cartapesta in grado di proseguire le solite politiche volte a umiliare gli ultimi, a impoverire i ceti medi e ad affollare le file della disperazione e dell’indigenza. E’ esemplare al riguardo il generale silenzio intorno ad una questione decisiva come l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, compensato dal continuo gracchiare intorno a vicende ridicole e strapaesane come gli amori dell’attempata Rosy Mauro o le case del vichingo Calderoli. Il pluralismo dell’informazione è una bella favoletta. Nella realtà pochissime persone detengono gran parte della forza di fuoco mediatica, che prostituiscono sull’altare dei loro interessi economici e sociali senza un barlume di etica del lavoro. I giornalisti, la gran parte dei quali sopravvivono ricevendo pochi centesimo al rigo, sono divenuti una categoria troppo debole per  lamentarsi del guinzaglio e chi lo fa, in un mercato sostanzialmente chiuso e dominato da un monolitico oligopolio castale, rischia di ritrovarsi giovanissimo a passeggiare ai giardinetti senza neppure il conforto dei nipoti. Grillo colse tutti questi aspetti con largo anticipo, denunciando tali incrostazioni con forza nell’aprile di quattro anni fa in occasione del secondo V Day dedicato per l’appunto al mondo dei media. I giornali, non meno della lega del Trota, ricevono ingentissimi sussidi pubblici che utilizzano però in maniera molto più pericolosa e oscena dei peggiori tesorieri di partito, da Naro a Belsito. Con i nostri soldi, i grandi quotidiani spargono il veleno che lentamente ci paralizza e poi ci uccide. Molti lo fanno in maniera gridata e grottesca, alcuni invece colpiscono con stile e in guanti bianchi. Il Corriere rientra certamente nella seconda categoria. In prossimità delle elezioni francesi, impauriti dal vento rivoluzionario che soffia forte dalla Francia, i maggiordomi in frac di via Solferino si preoccupano di tirare di continuo il freno a mano. Dopo avere passato mesi a discutere di cazzate come il rapporto affettivo di Hollande con l’ex moglie Segolene Royal, si accorgono ora, a pochi giorni dal voto, del fatto che il candidato favorito socialista per la corsa all’Eliseo ha impostato tutta la sua campagna elettorale brandendo con forza l’arma della giustizia sociale, a partire proprio da un ripensamento del cosiddetto fiscal compact, imposto dalla Germania  e appena approvato in Italia anche da quei reduci di Salò che sono oramai diventati i principali esponenti del Partito (anti)Democratico. Compreso Fassina in versione Pierino di Alvaro Vitali.  Visto che De Bortoli non può cambiare le proposte di Hollande, il suo giornale si preoccupa di specificare come la vera linea del partito socialista francese sia  in realtà appannaggio del sempreverde Laurent Fabius, dipinto oggi non a caso come una specie di Follini francofono pronto a innescare mine per impedire un doveroso e radicale cambiamento. Rassegnatevi, se la vostra strategia di contenimento delle istanze democratiche del popolo europeo si riduce a questi puerili giochetti, state freschi. Stavolta non vi salverete neppure dando fiato alle velleità di rinnovamento avanzate da ottantenni come Beppe Pisanu, in Parlamento da oltre 40 anni. Se non avete altre idee per continuare a tenere schiacciata la testa del popolo, vi consiglio di pensare fin da ora ad un salutare armistizio.

    Francesco Maria Toscano

     

    Categorie: Editoriale

    5 Commenti

    1. ampul scrive:

      Io ero in piazza 4 anni fa, ed una delle proposte di legge alle quali si firmava (erano 3) era proprio l’abrogazione dei contributi pubblici ai giornali… Ma allora come oggi referendum, proposte di legge, e diritti vari vengono messi alla berlina in ossequio alla totale anti-democrazia che, ammetto, non faccia più notizia dei programmi di Ahmadinejad!!!
      Allora 1 milione di firme finirono poi custodite da tale Carnevale (un nome un programma… Grillo docet!), infine giacciono oggi in qualche sarcofago… Forse sotto al mausoleo di Arcore!!!!
      Oggi, dopo la modifica del testo costituzionale e la conseguente approvazione silente del pareggio di bilancio, viene fatto pubblico scempio della volontà popolare di un anno fa, venuta fuori dai referendum (a questo proposito suggerisco la lettura di un articolo del 3 marzo di Sergio di Cori Modigliani sul suo blog… http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/03/lunedi-5-marzo-in-parlamento-cambiano.html?m=1)

      Questa è la democrazia in cui viviamo.
      Ma noi siamo l’occidente… e viviamo in Italia.. Mentre loro sono l’oriente.. E (ssi) vivono…in Iran!!!

    2. alessandro scrive:

      ampul, mi era sfuggito che Grillo denunciò a marzo il pareggio di bilancio, anche se non mi sembra che in questi giorni fosse la sua priorità. Mi sembrava più preso dalla solita antipolitica contro il finanziamento pubblico ai partiti… credo che forse ha ragione Barnard nel dire che Grillo non fa altro che strombazzare su questioni che, seppur importanti, non sono prioritari oggi nella lotta politica. Comunque anche a posteriori pare che anche l’IDV si sia ravveduto sul pareggio di bilancio, grazie a numerose segnalazioni per e-mail e ascoltando diversi blogger (chissà magari anche questo del moralista, a riprova che scrivere nei blog e scambiarsi idee serve a qualcosa) e il parere di alcuni Nobel dell’economia. Se non avete già visto, guardate nei commenti la risposta ad un mio intervento nel seguente post di Sergio DCModigliani

      http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/innamorarsi-dellitalia-e-la-parola.html

    3. mattia scrive:

      Lord Beppe Grillo, a mio avviso, oltre che populista e arringatore, possiede qualcosa che va oltre tutto ciò. A me pare più uno stregone azteco. Rifiuta il confronto, vive isolato in una reggia (buon per lui), appare in video (medium) ed esce dallo schermo solo ed esclusivamente per ricevere il tributo incondizionato del suo popolo di fedeli. Un pubblico con lo sguardo puntato vero l’alto. Cioè verso di lui, novello dio del sole appollaiato su una torre virile. C’è qualcosa che va oltre la personificazione del partito. Qualcosa di più oscuro dell’incarnazione leaderistica tanto di moda nella seconda repubblica. Incanta, persuade, arringa, seduce e spaventa le anime. Un messia, un guru… una persona, secondo me, affetta dalla sindrome della venerazione. Paventa oscuri presagi, indica soluzioni apolitiche, nasconde le sfumature della realtà liquidandole come bubboni di corruttela. Il suo priapismo, misto ad un quid di superstizioni ambientaliste e moralismo teocratico, credo possa creare danni inenarrabili. Perché lo sbocco di tanta pressione temo possa essere la violenza.

      • Luna scrive:

        Frustrata cittadina stanca di essere gabbata dalla politica ciarpame nostrana, seguo Grillo e le sue esternazioni da quando esordì con il suo blog a rappresentare quanto viene nascosto o taciuto al popolo italiano, condividendo più o meno quanto diceva. Colpiva la forza e l’energia, e quella sua vena inesauribile di grande ironìa e acutezza personale.
        Quando lessi i “credits” del blog andai ad approfondire chi erano i Casaleggio e vi assicuro che anni fa la loro home page era colma di notizie poco rassicuranti: esaltazioni luciferine e programmi futuri agganciati con realtà…altre. Per di più era scritto nero su bianco l’appartenenza del gruppo a precedenti società tipo Telecom e società affini, a quel tempo il Provera Tronchetti era il bersaglio preferito di Grillo.
        Su disinformazione.it potrete trovare un lungo articolo in merito agli interrogativi che suscitava questo gruppo che sosteneva sia Grillo che Di Pietro, il cui blog aveva (ha ancora, sembra) i Casaleggio come “credits”.
        Scrissi tante e-mails di richiesta spiegazioni sia a Grillo che alla Redazione. Zero risposte. Mi unii ad altri “seguaci” per aprire una breccia nel muro di gomma. Zero risposte.
        Mollai l’attenzione, seguendo più distaccata l’evolversi del blog come di altri che mi incuriosiscono.
        Dopo un po’, sorpresa: l’home page dei Casaleggio era cambiata! Ora è una innocua, innocente paginetta che strombazza le capacità manageriali informatiche del gruppo.
        E’ evidente che molti simpatizzanti di Grillo avevano rizzato le antenne, e pur evitando confronti diretti, qualcosa era arrivato ai Casaleggio che hanno prontamente annusato l’aria che tirava e cambiato la facciata. Ma, loro, restano gli stessi. Luciferini. E Grillo, secondo me, è il loro Avatar incaricato di riunire forze giovani e apparentemente preparate al “nuovo” nella politica italiana.

    4. ampul scrive:

      mattia addirittura priapismo no… quello è un concetto dell’Hulk padano!!!!

      scherzi a parte, io dico che Grillo rappresenta tutto quello che dite, ma in un momento come questo potrebbe essere un veicolo per sbarazzarsi di questa gentaglia che è oramai dovunque ed in qualsiasi istituzione democratica (quindi anti….)!
      beh se una rivoluzione (francese) portasse davvero ad un cambiamento, allora ben venga!
      Io dico, sintetizzando un articolo di sergio dc modigliani, quello che ci manca è un po’ di passione civile, che abbiamo perso. O meglio ci hanno fatto perdere!!! Troppe frammentazioni dettate da paure, crisi, disoccupazione e quant’altro.

      Ma finchè non ci sarà cambiamento reale, nella testa delle persone (oramai lobotomizzate da anni di “oscurantismo” informativo, mediatico, televisivo, culturale) non ci sarà cambiamento sociale. E davvero (qui ci vuole!!) democratico.

      am

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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