Qualunque proposta di buon senso non funzionale agli interessi della classe dominante viene immediatamente bollata dai camerieri di regime sotto l’infame insegna del “populismo”. Per accreditare l’ossimoro che raffigura un governo “efficiente” proprio nella misura in cui riesce a prendere provvedimenti impopolari, è indispensabile quindi l’uso sapiente di scomuniche corali e pressoché unanimi. Di fronte ad una situazione sociale drammatica, testimoniata dall’aumento esponenziale dei suicidi, i padroni devono assolutamente trovare un bersaglio di comodo che allontani i riflettori dalle loro mastodontiche responsabilità. Il primo abominio riguarda gli sfacciati indegni che osano palesare, dall’alto della loro dorata e immeritata esistenza, concetti di questo tipo:” dobbiamo fare sacrifici perché fino ad adesso abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”. Questi esponenti politici senza pudore, tipo Formigoni e Napolitano, intendono colpevolizzare, con una tecnica non a caso in voga nei Paesi stalinisti, le classi deboli e sfruttate per rivendicare in sostanza il loro diritto castale a mantenere privilegi odiosi e spropositati. Formigoni chiede sacrifici, magari agli esodati, mentre festeggia ai Caraibi in compagnia di Daccò, e Napolitano si immedesima probabilmente negli stenti altrui contemplando l’irrazionale parco macchine del Quirinale. Sono loro che interpretano, non sapendolo, il peggiore populismo, nella misura in cui creano suggestioni lontane dalle realtà nella speranza di peggiorare le condizioni di vita della gente senza pagarne dazio. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: non esistono buoni governi che adottano misure impopolari. La soddisfazione del popolo non è uno strumento possibile per conseguire un obiettivo altro, ma è l’unico risultato importante per misurare la qualità dei governanti. Colpire gli uomini per rassicurare i mercati non è una politica “responsabile”, come direbbe il genero di Caltagirone Casini, è semplicemente uno scempio e un crimine politico. Se poi per populismo si intende la tentazione di solleticare gli istinti del popolo attraverso l’ossessiva presentazione degli sprechi della Casta, allora siamo d’accordo. Non a caso questo tipo di operazioni ipocrite e moralisteggianti sono spesso fomentate ad arte da un livello primario di potere che indirizza l’odio del popolo verso  burattini parafulmine. Un libro come “La Casta” di Stella e Rizzo rappresenta plasticamente l’apoteosi di questa strategia. Parlare di diseguaglianze economiche, senza demonizzare a prescindere il concetto di benessere, non è mai sinonimo di populismo, lo diventa solo  quando i milionari, come Napolitano e Formigoni, pretendono di spiegare la povertà ai poveri. Dispiace infine constatare come anche un giornale che ospita analisi profonde e rivolte al cuore dei problemi, subisca ogni tanto la tentazione di utilizzare argomenti da osteria. Il direttore del Manifesto Norma Rangeri pubblica oggi un editoriale (clicca per leggere) che, pur scagliandosi contro un astratto concetto di populismo, ne rappresenta in pratica una perfetta sintesi. Ancora, cara direttora, a parlare delle sgallettate di Berlusconi? Ma quando la finirete di cadere nei tranelli dei padroni?

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      Peccato che i soliti doppiopesisti di sinistra continuino a praticare il vizietto di focalizzare l’attenzione solo sul fango degli avversari politici e non sulla melma che fluttua in casa propria, tra governatori e amministratori di sinistra attenzionati dalla magistratura (mentre Formigoni non è indagato). Norma Rangeri, come altri loquaci predicatori sinstrati, non avrebbe alcun titolo per giudicare persone libere come Beppe Grillo e coloro che scelgono di ascoltarlo, senza chiedere permesso ai censori custodi del verbo.

    2. ampul scrive:

      Dai ancora a dividerci tra politici e giornalisti di destra e di sinistra…
      Mi ritorni in mente… (Gaber, per l’appunto!).

      Proprio ieri sera cercavo di spiegare a due amiche che libri come La Casta di Rizzo-Stella sembrano il pasto natalizio alle mense della Caritas… (a natale siamo tutti più buoni… peccato che il Natale dura un giorno solo!)
      Siamo così, caro moralista, noi italiani… D’altronde cosa pretendi dai Napolitano, Formigoni, e compagnia bella, presidenti a loro insaputa?!!!?

      am

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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