Gioacchino Genchi, avvocato, già consulente per le principali procure d’Italia, ha ricusato il collegio giudicante nell’ambito del procedimento penale che lo vede imputato, insieme all’ex pm de Magistris, con l’accusa di avere illegittimamente acquisito i tabulati di alcuni parlamentari, tra i quali pure quelli di Prodi e Mastella, ai tempi dell’inchiesta “Why Not”. Genchi, che insieme a Salvatore Borsellino da anni denuncia i troppi misteri irrisolti che ancora oggi avvolgono il periodo delle stragi di mafia del ’92 e del ’93, fu dipinto dall’ex premier Silvio Berlusconi come l’artefice “del più grande scandalo della Repubblica”. Destituito dalla polizia di Stato, dileggiato da quasi tutti i principali organi di stampa nazionali, Genchi in un libro scritto con Edoardo Montolli (”Il Caso Genchi”, Aliberti editore) spiegò così l’eccezionale interesse suscitato da quelle inchieste catanzaresi, poi sfilate all’ex magistrato e attuale sindaco di Napoli Luigi de Magistris: “ci imbattemmo negli stessi personaggi incontrati durante le indagini sugli eccidi di Capaci e via D’Amelio”. La ricusazione avanzata nei confronti del collegio giudicante composto dai magistrati Carmelo Rinaudo, con funzioni di  presidente, Chiara Bocola e Maria Concetta Giannitti, risulterebbe necessaria, per gli avvocati difensori di Gioacchino Genchi, perché il collegio giudicante avrebbe “nell’esercizio delle sue funzioni, manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto di imputazione, manifestato parere sull’oggetto del procedimento fuori dall’esercizio delle funzioni giudiziarie e, infine, palesato, anche attraverso provvedimenti assunti al di fuori dei canoni di ordinarietà processuale, grave inimicizia nei confronti dell’imputato istante”. In particolare, lamenta il collegio difensivo di Gioacchino Genchi, all’udienza del 17/04/2012, il tribunale ha rigettato l’istanza di rinvio per legittimo impedimento dichiarando la contumacia dell’imputato. Richiesta di rinvio motivata dalla circostanza che, in quella stessa data, Gioacchino Genchi era stato convocato dal Tribunale di Marsala per essere sentito in qualità di consulente tecnico nell’ambito del processo inerente il rapimento della piccola Denise Pipitone. In aggiunta, insiste il collegio difensivo, sempre in data 17 aprile, Genchi aveva palesato la sopravvenuta urgenza di effettuare alcune invasive indagine mediche strumentali presso l’ospedale di Palermo. Elementi che il tribunale ha evidentemente ritenuto non sufficienti per riconoscere il legittimo impedimento dell’imputato. Inoltre,  insiste il difensore di Genchi avv. Fabio Repici, la mancanza di serenità del collegio sarebbe rinvenibile anche da alcune supposte disparità di trattamento nel valutare l’ammissione delle prove. Oltre all’istanza di ricusazione, la difesa di Gioacchino Genchi ha infine anche presentato una nota nella quale sollecita, “per gravi motivi di convenienza”, l’astensione del giudice a latere Maria Concetta Giannitti che, continua il difensore, all’udienza del 24 aprile avrebbe tenuto  “un atteggiamento palesemente maldisposto sintomo evidente e incontrovertibile di un approccio personalistico da parte di quel giudice e sicuramente rivelatore dell’assenza, in capo allo stesso, dei canoni basilari di serenità, neutralità e imparzialità indefettibili nella persona di un giudice”.

    Francesco Maria Toscano

     

    Categorie: Italia

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