Ieri sera mi è capitato di incontrare dopo molto tempo un vecchio amico universitario. Insieme a lui altri amici ai quali mi legano i ricordi degli anni giovanili. Finiti i convenevoli del “come stai”, “ma lì come ti trovi” e “al lavoro tutto bene”, la discussione ha preso rapidamente una imprevista piega macroeconomica. Il tutto  sulla scia di un commento circa il nuovo impiego  di un altro vecchio amico, non presente, divenuto consulente per il comparto pubblico. “A parte il singolo caso riguardante  il nostro vecchio caro amico omissis che sarà bravissimo”, azzarda Rocco (il nome è di fantasia), “certo che l’Italia è in rovina perché le nostre tasse servono per pagare attività inutili e parassitarie” conclude,  subito spalleggiato nell’analisi dai restanti presenti. “Caro Rocco”, rispondo io con l’aria irritante e sconsolata di chi ha ulteriore dimostrazione della pervasività della disinformazione di regime, “la tua è un’analisi che non regge, frutto di semplificazioni demonizzanti utili al mantenimento di questo sciagurato modello turbo capitalista”. Gelo in sala. Dopo essermi beccato un istintivo “ma che cazzo dici” da parte di uno dei presenti meno propensi a mettere in discussione dogmi acquisiti, ho cercato tra l’ostilità generale di approfondire inutilmente il ragionamento. “L’idea che lo Stato debba comportarsi come una azienda privata per far quadrare i conti è suggestiva ma falsa. Lo Stato, a differenza dei privati, ha facoltà di creare ricchezza dal nulla e non ha bisogno delle  tasse dei cittadini per fare alcunché. In uno Stato a moneta sovrana le tasse servono solo a rendere legale il sistema nel suo insieme e a distruggere ricchezza con finalità di contenimento dei tassi di inflazione. Piuttosto dovremmo approfondire il concetto di sovranità monetaria alla luce anche delle risultanze contenute nella teoria economica neokeynesiana conosciuta come modern money theory…”, mentre provavo a concludere questo ragionamento, notavo che gli occhi dei miei interlocutori si riempivano di un misto di scherno e fastidio, forse determinato anche  dal mio oggettivamente fastidioso e urticante modo di argomentare. In ogni caso la discussione si è velocemente indirizzata verso binari emozionali e non razionali, nonostante il mio tentativo aggiuntivo di spiegare come la teoria del fardello del nostro debito pubblico si rivelasse fallace se comparata con il caso  del Giappone, Paese che non rischia alcun default pur avendo un debito pubblico altissimo, o con quello della Spagna, che è al contrario assalita dalla speculazione internazionale nonostante un livello di debito pubblico di molto  inferiore pure a quello italiano. Nulla. Non sono riuscito ad insinuare  salutari dubbi in nessuno dei presenti, ma in compenso mi sono guadagnato sul campo i galloni da saccente e arrogante.  Mentre il buon barista mi accompagnava tristemente alla porta con l’aria di chi dà ragione all’amico ubriaco pur di levarselo velocemente dai coglioni.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    26 Commenti

    1. alessandro scrive:

      ha ha come ti capisco.. mi è capitata la stessa cosa anche a me già due volte.. mi sembra quasi di vedere la scena.. già.. come se fosse antani! vedi il lato positivo non possiamo sempre parlarci addosso! la dialettica è appassionante altrimenti che noia! vedrai come qualcuno dei tuoi amici si ravvederà quando capirà che anche tagliando gli “sprechi” (poi bisogna vedere cosa s’intende per sprechi) non riusciremo a rispettare il pareggio di bilancio ed il fiscal compact e taglieranno lo stato sociale.. poi i tuoi amici ti chiederanno.. eemh però.. Francè.. com’è quella storia della moneta sovrana? stò troppo ridendo..

    2. Daniele scrive:

      Senza voler alludere e/o insegnare niente a nessuno Vi propongo una pietra angolare dell’etologia che calza anche all’uomo. Il turbocapitalismo l’applica tutti i gg da decenni per i propri scopi. La sfida è arrivare ad “illuminare” la cosidetta (in senso figurato) 100esima scimmia “antropomorfa” poi il resto sarà autoalimentante con una velocità di crescita esponenziale. E’ possibile che la crisi e le difficoltà favoriranno ulteriormente il fenomeno. HASTA LA VICTORIA

      “Il comportamento della scimmia giapponese Macaca Fuscata è stato intensamente studiato dagli etologi per più di trent’anni, osservando un certo numero di colonie selvagge. Una di queste colonie viveva isolata sull’isola di Koshima, di fronte alla costa occidentale di Kyushu, dove nel 1952 l’uomo fornì alle scimmie una “spinta” evolutiva: delle patate dolci gettate sulla sabbia. Erano stati approntati una serie di posti di osservazione, nei punti d’incontro del territorio del gruppo. Abitualmente le giovani scimmie imparano le abitudini alimentari dalle madri, che insegnano a loro cosa mangiare e come comportarsi con il cibo stesso. In questo gruppo di macachi si era sviluppata una complessa tradizione che comprendeva germogli, frutti, foglie, gemme, di centinaia di specie di piante. Perciò essi avvicinarono le nuove scorte di cibo ‘artificiale’, ma nulla nel loro repertorio li rendeva capaci di trattare con patate dolci selvatiche, coperte di sabbia.

      A un certo punto Imo, una femmina di diciotto mesi, risolse il problema, portando le patate giù verso il torrente e lavandole prima di mangiarle. Comparata con le conoscenze già acquisite da queste scimmie, questa era una vera rivoluzione culturale. Richiedeva astrazione e una deliberata manipolazione di parecchi parametri rispetto all’ambiente.

      Invertendo la normale tendenza, fu la giovane Imo a insegnare alla propria madre il trucco. Lo insegnò anche ai suoi compagni di gioco che, a loro volta, lo insegnarono ai loro genitori. Piano piano, la ‘nuova cultura’ si sparse attraverso la colonia, e ogni passaggio ebbe luogo in piena vista degli osservatori. Nel 1958, tutti i giovani lavavano il cibo sporco, ma i soli adulti (più vecchi di cinque anni) che adottavano le novità, erano quelli che l’avevano imparata dai figli.

      Poi successe qualcosa di straordinario: nell’autunno di quell’anno, un numero imprecisato di scimmie di Koshima lavava le patate dolci nel mare, perché Imo aveva fatto l’ulteriore scoperta che l’acqua salata non solo puliva il cibo ma gli dava un interessante nuovo sapore.

      Era un martedì quando gli etologi osservarono questo fenomeno: un certo numero di scimmie, diciamo 99, per rendere l’evento più chiaro, era sulla riva alle undici di quella mattina, quella stessa sera tutte le scimmie dell’isola avevano iniziato a lavare le patate! Possiamo immaginare che, raggiunta una certa ‘massa critica’, una centesima scimmia si sia aggregata al gruppo che lavava le patate provocando un drammatico cambio di comportamento nell’intera comunità.

      Non solo, ma il comportamento aveva in qualche modo superato le barriere naturali ed era apparso spontaneamente in colonie su altre isole e pure sulla terraferma, in un gruppo a Takasakiyama.”

      • Paolo V. scrive:

        Carissimo Daniele:
        splendida allegoria, propongo di adottare Imo quale simbolo della teoria postkeynesiana.
        A francesco dico di non prendersela, quello che Tu hai provato l’ altra sera con i Tuoi amici, fu descritta dal Grande Platone nella Repubblica: Il mito della caverna; come vedi a 2500 anni di distanza ci vuole sempre un Imo che illumina i suoi simili. Andiamo avanti, cerchiamo di raggiungere la massa critica…. prima che sia troppo tardi.

    3. Togo scrive:

      Pensate, potremmo estendere questo concetto concedendo la facoltà di creare ricchezza dal nulla ad ogni singola famiglia. Perché aspettare che la banca centrale stampi moneta? Lo stato dovrebbe fornire una stampante di banconote ad ogni nucleo familiare così davvero ognuno potrà costruire il proprio destino.
      Ma come mai nessuno ci era ancora arrivato? La moneta esiste da secoli eppure nessuno stato ha mai considerato questa semplice soluzione a tutti i mali!
      Mah…pensandoci bene peró, a questo punto potremmo abolire la moneta stessa! In regime di moneta infinita a cosa serve la moneta stessa? Tutti gli scambi potrebbero essere regolati sulla base della gratuità di ogni singolo prodotto o servizio. Fantastico!!!
      Mah…peró…scusate, i prodotti e servizi disponibili non sono infiniti! E quindi? Come la mettiamo? Chi decide chi prende cosa?
      Ve lo dico io cosa succede. Succede che chi prende sono gli amici degli amici. I parassiti che hanno preso fino a ieri e che hanno distrutto questo povero Paese non avendo ne arte ne parte. Meglio il turbo capitalismo che ti fa correre e premia i più meritevoli che correre circondato da inetti che nascono già arrivati.

    4. Paolo scrive:

      Mi sa che è più facile spiegare la macroeconomia a una scimmia che a Togo.

    5. Togo scrive:

      Paolo la dialettica è bella!
      È ridicolo che tu pensi di essere l’unico a comprendere logiche macro economiche.
      È più probabile che tu abbia scoperto da poco che esiste la macroeconomia e la devi ancora metabolizzare.
      Non scrivo qui per farmi insegnare la macroeconomia da te ma per leggere e riflettere insieme ad altri. Prendo il paragone con la scimmia com’e in complimento!

    6. Marco scrive:

      Hai ragione sai… anche a me capita spesso di tentare di spiegare le cose come meglio mi riesce. Ad oggi ancora non ci sono mai riuscito a persuadere qualcuno al punto che mi dica: interessante… sarebbe da approfondire. Quello che vedi sono persone totalmente stralunate che ripetono a pappagallo ciò che gli viene detto. Questo potere che ci schiaccia è veramente qualcosa di geniale e mostruoso, ha abituato le persone a prendere e lasciare suggestioni nell’arco di un attimo, quando qualcuno tenta di spiegare che la tv è un male terrificante che non dice la verità ma anzi svia le opinioni verso l’inutile, subisce la riprovazione del complottista, sai, quello che racconta di templari ecc ecc…
      Io penso che se noi tutti fossimo esperti di economia come lo siamo di calcio (io no lo odio quasi) non avremmo questi problemi; c’è arbitrio, ognuno crede di sapere e difficilmente si distacca da ciò che pensa perchè nessuno ci ha capito una mazza.

    7. francesco scrive:

      mi è capitata la stessa cosa più volte, è orribile, ti capisco, mi dispiace. la maggioranza della gente crede ad occhi chiusi allla tv e in più non riesce a concepire lo stato sovrano proprio per quel pieno di arbitrarietà, di forza, di potenza anche brutale, propriamente per ciò che è; non riescono ad accettare che i soldi qualcuno, solo lo stato sovrano, può crearli dal nulla.quando lo capiscono ti interrompono dicendo che proprio questa disponibilità di denaro da la possibilità di rubare, no capiscono che questo è un aspetto ,se si vuole, negativo di un carattere, una qualità positiva: la possibilità di spesa a deficit che ha uno stato sovrano.io abito a reggio calabria, vicino a casa tua, se ti va, potremmo incontrarci per scambiare idee. un saluto. frablu2@hotmail.it

    8. Antonio scrive:

      Carissimo Francesco,
      hai provato ad argomentare con la Ragione in una discussione puramente Religiosa. A fede cieca si risponde con fede cieca, a slogan con slogan: non potevi che uscirne apparentemente (o genuinamente) sconfitto :-)
      Scegli meglio i tuoi uditori e beccati l’accusa di essere un elitario (che, tanto, te la becchi lo stesso) :-)
      In ogni caso, tutta la mia comprensione e solidarietà.
      Antonio

    9. Togo scrive:

      Ci meritiamo anche l’elite!

    10. Paolo scrive:

      @Togo: in effetti devo dire che mediamente le scimmie mi stanno molto più simpatiche degli essere umani. E’ che hai fatto delle considerazioni (perdonami) talmente sgangherate che mi è venuto spontaneo pensare alle scimmie (con tutto il rispetto). Per quanto riguarda il turbocapitalismo, varrebbe la pena ricordare che la crisi nasce privata e diventa poi pubblica, con i danni prodotti dai privati (quelli bravi, con le palle, che lavorano sodo e premiano solo i migliori) arginati da massicce operazioni di quantitative easing delle banche centrali. Ma si sa, la colpa è dello Stato, siempre.

    11. Antonio scrive:

      @ Togo
      Un uomo della tua caratura avrà ben altro da fare che commentare le nostre cazzate, ti pare? Quindi va’… Va’… ;-)

    12. Daniel scrive:

      A proposito di turbocapitalismo e libero mercato.
      Il libero mercato lo definiscono tale quando non ci sono regole imposte da stati, più o meno sovrani, che in qualche modo svolgono e/o intendono svolgere un ruolo di regolazione e/o controllo. Bene!! Eliminiamo gli stati dal mercato e vediamo quali sono gli attori restanti: una costellazione di piccoli/medi “imprenditori” che “competono” per sopravvivere e/o prosperare….e poi!?…poi una manciata di società multinazionali tipo goldman sachs che da sola ha un fatturato annuo pari a n volte quello di uno stato come come l’Italia. La loro mole finanziaria (e di conseguenza politica) gli permette di influenzare i mercato come meglio vogliono in quanto sono nei fatti ben più influenti di quanto possa essere uno stato (le regole del mercato ci saranno lo stesso ma saranno solo le loro). Risultato!? Il libero mercato è, nei fatti, una bella bugia per i piccoli/medi “imprenditori” e per chi ci vuole ingenuamente ancora credere. Differenza?? Uno stato sovrano, per quanto imperfetto e rugginoso, è comunque portatore di interessi collettivi (che piaccia o meno); società come la goldman sachs e/o altre multinazionali sono portatrici di interessi esclusivi di piccole oligarchie e quindi fanno gli interessi di pochi.
      Inoltre gli stati, proprio per lo loro pluralità composizionale, sono per forza di cose soggetti a forme di autoregolazione e/o autolimitazione in quanto non possono strozzare arbitrariamente l’eterogenea economia nazionale (sarebbe autolesionista) mentre alle multinazionali non gliene frega niente di nessuno al di fuori dei loro business privato arrivando tranquillamente ad ammazzare il mercato assumendone arbitrariamente il controllo delle risorse e della forza lavoro se a loro necessario e/o possibile.
      Ora questo è l’oggettività del mercato dati internazionali storico/attuali alla mano.
      Non dimentichiamoci che è esattamente così che le multinazionali gestiscono paesi e risorse del terzo mondo che pur essendo paesi ricchi in potenza non riescono mai a svilupparsi in una forma di autodeterminazione nazionale decente (chissà perchè).
      Ora l’unica vera novità è che fino a ieri noi eravamo nel “primo mondo” ed eravamo a fatica sovrani, oggi siamo nel “secondo mondo” e stiamo lottando per non perdere la sovranità, domani potremmo ritrovarci nel “terzo mondo” e ringraziare il libero mercato per l’unica cosa gratis che ci renderà disponibile: cetrioli per tutti.

      Ora io non appartengo a onlus e/o affini che lottano per i diritti di questo mondo (non ancora almeno) ma ho lavorato a sufficienza per multinazionali del petrolio all’estero è ho ben presente le vere chance che il libero mercato riserva ai comuni mortali.

    13. Togo scrive:

      @ Antonio – perché ti alteri? Non ho mai detto che si tratta di cazzate! Anzi, ho appena detto che qui leggo riflessioni e spunti nuovi, che non mi appartengono, ma comunque stimolanti. Non tutti a mio parere sono condivisibili. Solo per questo mi sono beccato l’appellativo di: scimmia, sgangherato, uomo di una certa “caratura” e ignorante perché non so cos’è la macroeconomia.
      Ora, ribadisco che non sono qui per prendere lezioni di economia ma per i motivi che ho appena elencato e aggiungo che i miei pensieri sgangherati li puoi trovare su tantissimi manuali di economia. Ovvio, anche le teorie classiche possono essere messe in discussione, ma credo che tu non ti possa permettere di farlo definendole sgangherate o citando il quantitive easing.

    14. Paolo scrive:

      Va bene Togo, la famiglia che si stampa i soldi in casa (ah che spiritoso) non è un’idea sgangherata, non è una banalizzazione sempliciotta della MMT, non è il tentativo di ridicolizzare con battutine da cabaret una scuola di pensiero economica che risale a un tizio, come si chiama, ah sì, un certo Keynes o qualcosa del genere. Non c’è bisogno di scomodare i macachi giapponesi per risponderti, basta un premio Nobel per l’economia:

      http://www.project-syndicate.org/commentary/the-triumphant-return-of-john-maynard-keynes

      Sei tu che hai cominciato con le battute strafottenti, adesso non fare la vittima.

    15. Paolo scrive:

      ops… ho pasticciato col mouse, il link che volevo mettere era questo

      http://www.syloslabini.info/online/?tag=piu-keynes-per-la-crescita-firma-anche-stiglitz

    16. quevivakeynes scrive:

      Propongo di fondare una associazione per riunire tutte le persone che tentano di argomentare lucidamente sui problemi della società moderna e subito si ritrovano circondati da gruppi armati di banalità, di sentito dire, di sillogismi all’ammatriciana, di tautologie e vengono brutalmente “demonizzati”.

      Si potrebbe chiamare Associazione Vittime del Senso Comune.

    17. alessandro scrive:

      Togo assomiglia tanto a quegli amici che il moralista non è riuscito a convincere. Senza entrare nel merito della validità complessiva della MMT, quello che mette in luce la teoria è che uno stato con moneta sovrana può aumentare la base monetaria senza limiti tecnici. Poi è chiaro che non necessariamente deve inondare i mercati di moneta. La stessa teoria ci dice e stradice che bisogna regolare come un rubinetto l’emissione di moneta in funzione di quanto ne occorra per regolare lo scambio dei beni e servizi, onde scongiurare effetti inflattivi. Questo lo sa anche un bimbo-minchia al primo anno di scuola. Non capisco inoltre perchè se si emette moneta sovrana ci mangiano gli amici degli amici e se ci s’indebita con il mercato dei capitali (come accade con l’euro) non ci mangi nessuno. I parassiti senza arte ne parte hanno preso fino a ieri (cioè quando c’era la lira moneta sovrana… ha detto bene Togo senza volerlo) e come vediamo mangiano a 4 ganasce anche oggi (che abbiamo l’euro moneta non sovrana). Gli italiani sono dei furbetti e non solo i politici, mettiamoci tutti in discussione… intanto quando la politica dei tagli (vedi fiscal compact, fondo salva stati e pareggio di bilancio) inizierà a colpire anche a casa degli scettici vedrete come anche loro vi staranno più ad ascoltare.. e a cercare alternative al turbocapitalismo

    18. Togo scrive:

      Il bimbo-minchia (mi piace sentirmi bimbo-minchia), ti ricorda che l’oggetto della discussione è comprendere quali siano le politiche più efficaci da adottare in un momento come questo e non la spiegazione delle politiche keynesiane che non rappresentano affatto una novità e non necessitano delle tue spiegazioni.
      L’ampliamento della base monetaria viene utilizzata dagli stati per finanziare il debito. Pagano i debiti con moneta nuova! I bimbo-minchia sanno bene che questa pratica equivale ad una tassa flat, spalmata sull’intera popolazione. Pagheremmo in ogni caso caro Alessandro.
      Il quantitive easing rende limitate le risorse e ne determina un costo affidandole al mercato.
      È ovvio che gli stati non indebitati quanto l’Italia non vogliano pagare il nostro debito. Non lo vorrei neanch’io! Vorrei condividere con i miei concittadini una visione comune, un progetto condiviso e pagare insieme a loro i nostri debiti.

      • alessandro scrive:

        @togo
        non volevo essere frainteso non ho detto togo=bimbominkia, ma visto che ti piace sentirti così non lo giudicherai un’offesa.. rispondevo alla tua provocazione “Lo stato dovrebbe fornire una stampante di banconote ad ogni nucleo familiare..” tu associ troppo facilmente l’emissione di moneta allo spreco e alla mangiozia all’italiana, quasi come la pretesa anarchica di uno stato che fa un pezzo di carta e si compra quello che vuole.. la moneta è un bene dello stato non deve esserlo dei mercati per specularci su… poi dici, in un sito dove non si fa altro che parlare delle abberrazioni della finanza, “Meglio il turbo capitalismo che ti fa correre e premia i più meritevoli che correre circondato da inetti che nascono già arrivati..” e adesso tiri fuori anche il quantitative easing!!
        ma a che che gioco stai giocando?
        dai.. dimostrami che non sei un bimbominkia..

    19. Togo scrive:

      Alessandro purtroppo è così! L’immissione di moneta “nuova” avviene proprio per pagare il debito dello stato. Si stampa moneta per pagare. Altrimenti come pensi che avvenga l’immissione di moneta nel circuito economico? Buttando giù le banconote dagli elicotteri?
      Per l’ennesima volta Alessandro, ti prego, tieni presente che non devo dimostrare proprio nulla a te! E poi bimbo-minchia mi piace

      • alessandro scrive:

        togo argomenta fammi capire.. e tieni presente che quando intervieni in un sito di moralisti che non fanno altro che menarla con le bacchettate contro l’indecenza del turbocapitalismo e della mancanza di etica della finanza con sparate del tipo “Meglio il turbo capitalismo che ti fa correre e premia i più meritevoli che correre circondato da inetti che nascono già arrivati..” o altri spot poco argomentati e alle volte lacunosi, potresti suscitare poco gentili reazioni. E’ come se entrassi in una stanza piena di comunisti e gridassi: “Lenin è un minchione mangiabambini” (..non mangia bimbi minchia, sennò rischieresti troppo..). La questione non è se sono meglio i classici o i Keynesiani, ma il ruolo dello stato e della politica rispetto ai mercati di capitale e dei beni e servizi.
        Adesso vai a coricarti che è già tardi.. domani hai l’interrogazione di economia… scherzo non te la prendere.. buona notte

    20. Togo scrive:

      Solo pochi giorni fa scrivevi che la dialettica è appassionante…avrai già cambiato idea.
      Io mi diverto a leggere il Moralista. Trovo argomenti e spunti interessanti di riflessione. Mi offre una prospettiva diversa. Che io condivida o meno, per me questo rappresenta un valore aggiunto.
      Tu probabilmente hai trovato “l’uno al di sopra del bene e del male”. Io no!
      Il dubbio non ti appartiene e quindi nemmeno la ricerca.

      Domani ce la metterò tutta per l’esame! Se dovesse andare male ti chiederò di darmi ripetizioni.

    21. ampul scrive:

      “Non capisco inoltre perchè se si emette moneta sovrana ci mangiano gli amici degli amici e se ci s’indebita con il mercato dei capitali (come accade con l’euro) non ci mangi nessuno.”

      Fino alla risposta (puntuale), non c’era bisogno di continuare…..

      Ben detto!

    22. Giovanni Brogi scrive:

      Da un lato sono sollevato, nello scoprire che non capita solo a me di trovarmi a discutere di argomenti che considero logici e condivisibili e non riuscire a stabilire un vero scambio di idee. A volte mi sembra di avere impiantato dentro un dispositivo che non appena tocca certi argomenti inizia a parlare una lingua che non può essere compresa dagli altri ma che anzi li irrita. Se osservo con attenzione cosa capita in me anche solo leggendo alcuni commenti, ecco che sento come un “click” emozionale che mi spingerebbe ad ergermi paladino di quelle idee che mi sembrano estremamente logiche. Come in questo caso la necessità di sovranità monetaria. Da quel momento, chi mi ascolta, non comprende più il significato delle parole, ma reagisce percependo solo la vibrazione emotiva come se fosse un attacco personale. Forse questi “dispositivi” sono solo un effetto collaterale delle convinzioni.

      • Michele scrive:

        Credo sia capitata a tutti l’esperienza tua di Francesco e di tanti altri. Come si dice: “non c’è peggior sordo, di chi non vuol sentire”. Le mie attuali convinzioni e opinioni sull’economia, la crisi, il concetto di moneta sono il frutto di due anni di faticosa informazione. Informazione di cui ho sentito bisogno per comprendere meglio, fuori dagli schemi. Prima ero come tutti gli altri, “beato” a sperare che prima o poi la crisi si sarebbe risolta. Poi è scattato qualcosa che mi ha imposto di pretendere di capire, e non è stato facile sballottato tra opposte teorie e fazioni. Ho litigato con mio padre, mia madre mi guarda con scetticismo. Mia moglie, a cui passo letture ed articoli, si chiede a cosa serve essere consapevoli. Io stesso me lo sono chiesto, perchè una volta che hai capito (o quantomeno hai una visione più chiara dei fenomeni in atto) ti chiedi come mettere a frutto le nozioni apprese. Lo scoramento è stato massimo durante la tornata elettorale di febbraio, perchè ho avuto chiaro che destra e sinistra proponevano sostanzialmente programmi identici e non c’era una reale alternativa. Adesso non seguo più i giornali e TV mainstream, ogni volta che li vedo li seguo come se conoscessi una lingua nuova che svela contenuti solo a me, ed è alienante. Se parlano di riforme la gente attorno a me dice “sarebbe ora”, ma a me vengono in mente solo altre lacrime e sangue. Se parlano di privatizzazioni tutti a dire ” bene, così la smettono di rubare” e io penso ch’è solo una partita di giro ed i soldi incassati finiranno in un amen ed i servizi costeranno di +.
        Ormai limito le discussioni al minimo. Diffondo le mie opinioni e nuove conoscenze in pillole. Lancio qualche pietra nello stagno, giusto per far riflettere: “non si devono confondere fenomeni macro e micro” , “una famiglia/azienda non è comparabile con lo stato”, “la spesa di uno è il reddito di un altro”, “le risorse materiali sono finite, ma il mercato vive anche di risorse immateriali: Software, cinema, teatro, pittura, istruzione, sanità (farmaci e vaccini), libri e musica via internet, beni che prima non c’erano e per i quali val la pena creare nuova moneta”, “concetti di circolazione della moneta (vedi Silvio Gesell e la moneta di Worgl)” insomma cose così. Bisogna attirare le persone, agire sulla loro curiosità per scardinare il loro scetticismo. E’ un lavoro immane, che finisce per trasformare dei beati in persone tristi, perchè subito dopo si chiedono cosa possono fare.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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