Quando proviamo a spiegare diffusamente perché un personaggio come Mario Monti guida l’Italia in nome e per conto di una oligarchia sovranazionale che mira complessivamente ad instaurare ad ogni latitudine un nuovo ordine mondiale classista e schiavista, rischiamo sempre di non essere compresi dai nostri interlocutori o, peggio, di finire etichettati come complottisti paranoici. La maggior parte delle persone fatica infatti ad avere idee proprie e, per pigrizia, aderisce spesso acriticamente  a quelle degli altri. Gli altri, nel nostro caso, sono i grandi mezzi di comunicazione di massa che, identici pur nella formale diversità, preconfezionano e diffondono verità di comodo utili al mantenimento di uno status quo che li privilegia e li arricchisce. Questo banale ma ben oliato meccanismo produce una situazione paradossale, nella quale i colpiti e gli sfruttati finiscono per  difendere il modello che li opprime, quasi fossero inconsapevolmente affetti da una grave forma di sindrome di Stoccolma. Molti, nonostante la povertà crescente, rimangono convinti del fatto che il governo Monti stia lavorando per sistemare i conti ed evitare catastrofi peggiori. Questa favoletta, ripetuta ossessivamente, resiste nell’immaginario collettivo perché l’uomo comune fatica ad interiorizzare il concetto di malvagità profonda e assoluta applicato alla cosa pubblica. “Ma perché”, si chiedono ingenuamente in molti, “se esistessero soluzioni differenti e migliori per alleviare le sofferenze del popolo, un professore stimato come Monti non dovrebbe applicarle? Evidentemente”, si rispondono altrettanto ingenuamente, “non ci sono alternative”. Anche di fronte ad obiezioni semplici, e percepibili da chiunque, questa suggestione tende a resistere. Nessuno si chiede ad alta voce, per esempio, come mai nonostante l’avanzare della tecnica consenta all’uomo contemporaneo di produrre sempre di più e più rapidamente, la povertà tenda ad aumentare vorticosamente. Quali sono i meccanismi che dominano  l’avanzata di un fenomeno assurdo che potremmo definire  “povertà nell’abbondanza”? Perché un padre di famiglia riusciva negli anni settanta a mantenere decorosamente la propria famiglia lavorando da solo, mentre oggi due stipendi spesso non bastano per sfuggire dall’incubo dell’esclusione sociale? A nessuno viene il dubbio che questi cambiamenti, lungi dall’essere il frutto spontaneo e avvelenato di una crisi senza padri e responsabili, siano il risultato di un progetto lucidamente perseguito? Senza avere prima interiorizzato questi interrogativi non è semplice cogliere in profondità le dinamiche che ci schiavizzano. Senza rincorrere poi scenari fantasiosi, complottisti e improbabili, è opportuno  ricordare che il male è un protagonista assoluto e non sporadico della storia dell’uomo . La risposta alla domanda posta più in alto è proprio questa.  E Monti che applica politiche di tortura contro la sua gente, testimonia soltanto una volta di più la continua presenza del male nella storia.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. Luca scrive:

      Ottimo Francesco!

    2. alessandro scrive:

      Ottima riflessione. L’uomo è un individuo pieno di contraddizioni e di per se è portato a far del male anche senza volerlo, in tutte le relazioni sociali che intesse nella vita quotidiana, in famiglia, al lavoro, con amici. Ma esiste una specie di essere umano capace di odiare e di coltivare il male assoluto e di concepire le peggiori sciagure per l’uomo, con freddezza e cinismo, per potere, successo, fama, denaro e per ogni genere di peccato capitale. Quante volte abbiamo detto “ma è impossibile, se si comporta così sarebbe un pazzo!!” Io non so se sono pazzi o lucidi cinici, ma questi demoni esistono! Come dici bene, Francesco, il nostro peggior peccato è la pigrizia.. quindi ben vengano gli angeli moralisti puri di spirito.. sperando di non essere mai posseduti da qualche demone

    3. ampul scrive:

      È un mix di cose… È tutto quello che dici…
      Purtroppo la gente per pigrizia non assume un pensiero proprio… Il problema, peró, è un altro, moralista: anche se fosse che i cittadini avessero un pensiero proprio, se ci fosse critica, se si riscoprisse il piacere di spegnere la tv, a cosa servirebbe se al comando di una comunità c’è poi chi quel disegno di manipolazione mentale lo ha concepito e continuerà a perpetrarlo come e quando vorrà? Perché dispone dei mezzi per farlo?
      È questo a mio avviso l’interrogativo di fondo che destabilizza e porta inevitabilmente ad una conclusione: finchè la politica non ritornerà ad essere l’istituzione a disposizione del bene pubblico senza perseguimento dello spiccio (mica tanto, si direbbe!!!) arricchimento personale di uno scilipoti qualunque, non ci sarà via d’uscita.

      È una riflessione nel suo piccolo schiacciante, opprimente, che attanaglia anche parte di quei cittadini “eletti”.
      In epoche di determinismo tecnologico (oggi come non mai, ebbene si!!) è molto difficile spostare il potere sovrastante di chi attraverso quei mezzi ha costruito il suo trionfo!!

      Ortega y Gasset scrisse un gran libro: “La rebelion de las masas”. Consiglio a tutti di leggerlo.

      Ciao, buon week end moralisteggiante a tutti.

      Ps: ah, l’articolo (che te lo dico a fà!) è meraviglioso!

    4. Nagual Tolteco scrive:

      SI VIS PAX PARA BELLUM

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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