Premetto: Paolo Barnard è sicuramente un tipo geniale. Il suo libro, “Il più grande crimine” (clicca per leggere), contiene spunti di riflessione illuminanti, trasuda passione, impegno civile, capacità di studio e di analisi e, cosa non trascurabile, è ben scritto. Barnard possiede un intuito raro che gli consente di percepire e riconoscere  meccanismi di potere poco visibili e per nulla dibattuti e approfonditi. Barnard è in sintesi un uomo che coglie con invadibile anticipo il possibile corso degli eventi. La straordinaria capacità di analisi che Barnard usa egregiamente per  smascherare alcune trame oligarchiche sempre più visibili, si trasforma però in palese inadeguatezza se trasferita sul campo della  pratica individuazione di misure utili ad invertire il corso della storia. Non è la prima volta che noto e sottolineo l’abissale differenza di qualità tra il Barnard de “Il più grande crimine” e quello svagato e naif che spesso le spara grosse dal suo blog (clicca per leggere). Anche ieri, purtroppo, il giornalista bolognese si è cimentato in un ragionamento senza capo né coda (clicca per leggere) . In pratica Barnard sostiene che il Vero Potere (concetto che farebbe bene a  provare  a rendere meno inintellegibile) ci piscia in testa perché formato da gente culturalmente attrezzata, per nulla impensierita dai personaggi improbabili che popolano la rete, ben sintetizzati dall’’internauta folkloristico che invia mail segnalando video sconvolgenti. La soluzione suggerita, a prenderlo sul serio, sarebbe quella di creare anche noi, esercito della luce, dei nuovi superesperti tecnocratici e finanziari capaci di combattere ad armi pari le armate delle tenebre neomercatili. Questa proposta, dopo quella imperscrutabile del “partito tu” contenuta nel pezzo sopra segnalato, rappresenta di diritto la seconda megacazzata dell’impostazione barnardiana. L’ultima cosa sensata da fare è infatti proprio  quella di sprecare energie per creare nuovi Frankenstein ai quali affidare le sorti del mondo,  pronti magari  ad azzannarti non appena completamente formati. Una cosa è stimolare il pensiero critico attraverso la lodevole idea di contribuire alla formazione di nuovi pensatoi capaci di diffondere punti di vista differenti rispetto alla vulgata dominante. Un’altra è quella di credere che solo i tecnocrati illuminati “nostri”, quelli cioè votati al bene, potranno salvarci dalla barbarie neomercatile, neo reazionaria e neo eccetera eccetera. In questo suo ultimo post, che tra l’altro, sbagliando, irride le potenzialità di uno strumento come la rete, forse per attutire la delusione dell’exploit di Grillo, Barnard si svela nel profondo culturalmente subalterno alle logiche dei personaggi che dice di voler combattere. Contro il dominio della tecnocrazia dobbiamo rispolverare l’arma potentissima della democrazia. Dobbiamo pretendere cioè di essere rappresentati da una classe dirigente politica, e non tecnica, colta e in grado di immaginare soluzioni di insieme. Dobbiamo correttamente riportare i supertecnici decantati da Barnard nella dimensione che compete loro. Quella cioè di supporto pratico, fedele e leale, per la concreta attuazione di linee di indirizzo politico pensate e proposte dai legittimi ed eletti rappresentanti del popolo votante. Il vero problema non è costituito dai tanti secchioni che si laureano ad Harvard e poi mettono le loro conoscenze al servizio della speculazione internazionale, ma dall’analfabetismo di troppi indegni rappresentanti  del  popolo sovrano, privi di passione, cultura e capacità interpretativa. Vi consiglio comunque di leggere questo pezzo di Barnard perché, al netto dell’analisi bizzarra, contiene alcuni passaggi veramente esilaranti.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. Mauri scrive:

      E’ stato Barnard il primo ad aver splendidamente definito “l’industria della denuncia e dell’indignazione” quella costituita dai vari giornalisti (cosiddetti) “alternativi” (Santoro & Travaglio, Stella & Rizzo, Gabanelli… ahi! la Gabanelli!!!). Costoro, pur avendo avuto il privilegio di occupare per anni la prima serata nelle tv pubbliche, arricchendosi in fama e notorietà, di fatto si sono limitati a spiare dal buco della serratura della camera da letto dello psiconano, senza peraltro riuscire a smuoverlo di un millimetro dal suo potere ventennale, anzi contribuendo ad elevarlo al ruolo di “martire” agli occhi dell’opposta fazione. Nel frattempo, sulle nostre teste sempre più incapaci di elaborare un’analisi seria, passavano -ignorate dall’opinione pubblica- quelle scelte politiche compiute dai nostri politici (trattato di Lisbona, ad esempio) e del tutto ignorate (o taciute?…) dai suddetti giornalsti. Gatekeepers, li definì Barnard. E’ stato Barnard il primo a farmi comprendere il ruolo di “valvola di sfogo del potere” qual è quello rappresentato da Beppe Grillo, a cui ha pur riconosciuto la straordinaria capacità aggregativa e quindi dotato di enormi potenzialità politiche, ma finalizzato verso soluzioni errate. Sono stati i video di Barnard, quelli reperibili su youtube e nei quali descrive minuziosamente come il potere finanziario, attraverso il trattato di Lisbona, sia riuscito a sottomettere la sovranità nazionale degli stati europei e quindi dei gravissimi rischi a cui, tutti noi, andiamo incontro. Sempre lui, Barnard, mi ha consentito di comprendere l’enorme truffa del debito sovrano e che, soprattutto, una via d’uscita è possibile ed esiste!
      Da questo preambolo si può comprendere quanto stimi questo giornalista che, di fatto,nel panorama giornalistico italiano, non appare, ma di fatto E’ un eroe solitario, così come lo sono tutte “le cassandre” messe a tacere, emarginate, denigrate e derise che la storia ci ha proposto in qualunque ambito. Il significato forte, potente che emerge dall’articolo a cui fai riferimento è chiaro e inequivocabile: non si tratta di formare una elite di tecnocrati “buoni” da opporre a quelli “cattivi”, ma di STUDIARE.Sì: STUDIARE! Ognuno di noi, coi mezzi che ha a disposizione, coi limiti che sono propri di ognuno di noi, deve innanzitutto AUTO-FORMARSI.Io stesso, che non ho mai studiato economia in vita mia , non nascondo di aver avuto, e di avere tuttora, delle discrete difficoltà per comprendere quei meccanismi complicatissimi che sono alla base degli attuali disastri finanziari. Ma è indispensabile farlo. E costa fatica, tempo, impegno. Questa conoscenza acquisita con mezzi propri diventerà patrimonio da trasferire all’amico, al parente, al vicino di casa… Il suo, quindi, è un richiamo forte, disperato per certi versi, ad un approccio profondo verso un argomento serissimo e da cui dipendono centinaia di milioni di vite umane. Perchè è vero: solo se conosci il trucco puoi sputtanare l’illusionista, che è molto, molto furbo… Insomma, riporre al centro della vita politica e sociale l’individuo in quanto tale, con le sue enormi potenzialità e, soprattutto, con una consapevolezza della realtà che non gli è stata elargita dall’alto da qualche cameriere della carta stampata e/o della tv, ma che è andata accrescendosi in lui come il frutto di un impegno serio e appassionato.

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    LA SECONDA REPUBBLICA, NATA...

    Scritto il 23 - nov - 2017

    1 Commento

    LA DESOLANTE INUTILITA’ DELLE...

    Scritto il 22 - nov - 2017

    0 Commenti

    DE BORTOLI E TAINO,...

    Scritto il 21 - nov - 2017

    0 Commenti

    VENDESI REGIONE SICILIA

    Scritto il 10 - nov - 2017

    0 Commenti

    GIOELE MAGALDI E LA...

    Scritto il 1 - ott - 2014

    16 Comment1

    L’INUTILE TOUR EUROPEO DEL...

    Scritto il 2 - mag - 2013

    0 Commenti

    COME DIFENDERSI DALLA DITTATURA...

    Scritto il 14 - apr - 2012

    3 Comment1

    SOLO TATTICA

    Scritto il 15 - mar - 2011

    0 Commenti

    IN MEMORIA DI GIULIO...

    Scritto il 8 - mag - 2013

    12 Comment1

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.