Arrivano segnali parzialmente incoraggianti dall’incontro tra la Merkel e Hollande. Intanto si è capito con certezza che il tempo in cui la Francia si limitava a recitare il ruolo della brava valletta di supporto alle mire dell’alleato germanico è definitivamente finito. Hollande intende far pesare la sua voce in Europa e non pare subire, a differenza del grottesco Sarkozy, nessun timore reverenziale nei confronti dei vicini tedeschi. “Tutto è sul tavolo”, ha dichiarato chiaramente il neoeletto presidente francese, provocando certamente un travaso di bile a tutti i migliori commentatori italiani, impegnati da mesi senza soluzione di continuità nel tentativo di dipingere il programma di Hollande alla stregua di puro cazzeggio elettoralistico. Su eurobond e modifica del fiscal compact Hollande si gioca la sua credibilità e, probabilmente, ne è consapevole. L’arrivo di un nuovo inquilino all’Eliseo potenzialmente in grado, con grande sorpresa delle migliore penne italiane che hanno fatto della dissimulazione un’arte, di dimostrare di credere per davvero nelle cose che dice e professa, ha mandato in tilt i troppi megafoni adulanti del decadente regime tecnocratico a guida Monti. Monti, che si è fino ad ora distinto per essere stato uno dei più fedeli e ottusi puntelli delle criminali politiche rigoriste decise dall’attuale governance europea, viene sempre più spesso falsamente raffigurato come uomo attento e sensibile al tema della crescita. La paura di rimanere spiazzato di fronte ad un repentino cambio di vento, induce evidentemente il nostro compassato premier a recitare caoticamente tutte le parti in commedia. Rigorista in Germania, possibilista a Parigi e keynesiano a New York. Il vecchio vizio italiano di non credere mai in nulla, se non nelle ragioni della convenienza e della forza, è pienamente personificato dalla figura del già rettore dell’Università Bocconi che, statene certi, fosse vissuto sul finire della seconda guerra mondiale, avrebbe certamente indossato contemporaneamente il fez fascista e la camicia rossa partigiana. Monti è nei fatti un economista della peggiore scuola neoclassica iperliberista che, a parole, declina retoricamente le ragioni della crescita. Il crollo della produzione italiana è anche il diretto e voluto risultato delle politiche di questo governo, che intende aggravare la sofferenza sociale per poi spacciare come indispensabili soluzioni radicali e ultimative, giustificate appunto dalla costruzione di un clima di irrazionale fobia. Lo spauracchio greco serve proprio a questo, a mantenere viva nella mente di cittadini storditi e spaventati l’idea che il baratro è vicino e possibile, onde per cui non è il caso di sottilizzare. I greci, in conclusione, hanno dimostrato però di avere ancora coraggio e dignità. Tra un mese torneranno al voto, premiando probabilmente il partito di Alexis Tsipras, Siryza. Chi ha ridotto i greci in una condizione semiservile, si permette ancora di giudicare con ipocrita preoccupazione l’evolversi di uno scenario oramai sfuggito di mano ai torturatori della Troika. I greci devono riappropriarsi del proprio destino guardando con fiducia al caso argentino. Un Paese, quest’ultimo, messo in ginocchio sul finire degli anni novanta dalla sadica violenza dei tecnocrati turbocapitalisti, capace di rialzarsi e di ripartire con slancio e vigore. I greci continuino quindi ad ascoltare i consigli delle oligarchie europee, ma solo per comprendere con assoluta certezza quale strada non va assolutamente percorsa.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Esteri

    Un commento

    1. Twin Astir scrive:

      La Grecia come l’Islanda? La Drachma come la Krona? Forse si può fare.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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