La Grecia è stata un laboratorio. Le sofferenze inflitte al popolo greco non hanno alcuna giustificazione economica. La volontà di alimentare una spirale recessiva è servita alla Troika solo per testare la capacità di resistenza della cavia rispetto ad una serie di torture senza anestesia. In sintesi, la teoria di Mengele applicata alla macroeconomia. Nulla può capitare ai greci di peggiore rispetto a quello che hanno preparato per loro le classi dirigenti europee. Anche il ritorno alla dracma, spacciato come evento dolorosissimo da tanti economisti in malafede, risulterebbe una scelta sensata rispetto alla sola alternativa di continuare ad applicare le pessime politiche del recente passato. La migliore soluzione è quella di puntare alla creazione di un Europa politica e democratica. Ma di fronte all’idea di difendere questa idea di Europa, oligarchica e schiavista, così come la intendono Monti, Merkel, Barroso, Draghi e Von Rompuy, perfino il ritorno alle singole monete nazionali diventa una prospettiva allettante. Fa piacere poi constatare come il sito del Moralista vanti oramai una ottima compagnia nell’indicare alla Grecia le stesse possibili vie d’uscita. Da mesi segnalo il caso argentino quale concreto e possibile modello di rilancio per l’agonizzante economia dell’eurozona. Sono felice perciò di segnalare una brillante analisi del Cepr, prestigioso think thank statunitense, che rafforza di  molto i nostri, già granitici, convincimenti: “Mark Weisbort, condirettore del Center for economic and policy research di Washington”, scrive Giampiero Di Santo per il quotidiano Italiaoggi, “trae la conclusione che anche i Paesi di Eurolandia, ora oppressi da politiche simili a quelle imposte a suo tempo all’Argentina, capaci di produrre depressione e default anche a causa della supervalutazione del Peso, dovrebbero liberarsi dal giogo delle politiche pro-cicliche volute da Berlino. Decidendo il default del suo debito sovrano e svalutando la sua moneta”, continua il prestigioso economista, “l’Argentina ebbe le mani libere per cambiare le sue politiche macroeconomiche”. Una volta tornato artefice del suo destino, il paese sud Americano è riuscito a risollevarsi in maniera impetuosa e sorprendente, nonostante la tanta e interessata disinformazione che ancora aleggia sul caso. “La stampa economica sull’Argentina non ha fornito un’informazione di buon livello”, chiarisce Weisbrot riprendendo il pensiero di Krugman che si è recentemente occupato del caso argentino per New York Times: “In verità la ripresa argentina”, spiega il premio nobel, “è stata trainata dai consumi interni e dagli investimenti, e ciò è avvenuto perché il governo argentino ha cambiato le sue scelte economiche, cioè la politica fiscale, monetaria e valutaria”. L’Argentina indica quindi con forza la soluzione di una crisi della zona euro che è pericolosamente funzionale agli interessi di troppi avvoltoi. Basti pensare che in Italia c’è ancora chi, riferendosi al dramma greco, vaneggia un possibile “spettro argentino”. Uno spettro inventato da chi, per vergogna, probabilmente fatica nel guardarsi allo specchio.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Esteri

    6 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Ai greci costa più rimanere che uscire dall’eurozona. Peggio di così è meglio il default. Certo che i nostri amici greci al ritorno alla dracma se la passeranno male per qualche anno con una svalutazione mannara, che azzererà i risparmi e già si vedono le corse agli sportelli. Anche le notizie dalla Spagna sono veramente allarmanti. Quanto alla scelta del modello argentino per la grecia è una scelta obbligata, anche se per il paese ellenico l’unica risorsa su cui puntare potrebbe essere il turismo, francamente pochino per avere il successo argentino. Il caso Grecia è la dimostrazione che un unione monetaria non accompagnata da una maggiore integrazione politica ed economica è destinata a fallire.

    2. Paolo scrive:

      A che serve indicare la via giusta a un cieco?

    3. Ugo scrive:

      Azzeramento del risparmio? D’accordo, immaginiamo che accada. Una volta accaduto, ovvero una volta subita una truffa di tale portata, cosa dovrebbe spingermi a non ricorrere a una vita, anzi sopravvivenza, da puro parassita, magari delinquente? Sicuramente non tenterei di costruire altro secondo gli schemi tradizionali, nella certezza che altri lestofanti provvederebbero a derubarmi del frutto delle mie ulteriori fatiche. La formica si fa fregare una sola volta.

    4. Togo scrive:

      La strada “giusta” sta per essere iintrapresa. Si fa sempre più realistico lo scenario che vede la Grecia fuori dall’euro. Così avrà finalmente la possibilità di stampare dracme come se piovessero e creare ricchezza per i greci.
      Mah!?!? Non mi bastano le parole per descrivere le conseguenze di questo scenario!

    5. francesco scrive:

      non so perchè, ma da quello che arriva dai nostri giornali sembra che i greci non vogliano tornare alla dracma. io non capisco seè una notizia vera o se è la solita nostra stampa corrotta. moo? io sono per l’uscita dall euro e so che avremo una svalutazione vicina(lira) al 20-30% http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/il-ritorno-del-terrorismo.html
      la povera gente che ascolta la tv non può prendere sane decisioni, vivere questa attuale menzogna pubblico-televisiva è un assurdo!

    6. Togo scrive:

      Francesco, stai sicuro che nonostante sia pieno di ignoranti che guardano la tv, si avvererà proprio lo scenario proposto da te che sei illuminato!

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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