Quando, nel Febbraio scorso, il Presidente statunitense Obama ospitò il suo omologo Mario Monti, i soliti camerieri di regime si affrettarono a sprecare fiumi di inchiostro per veicolare l’immagine di un incontro spacciato come decisivo per le sorti dell’Italia e del mondo. “Grazie all’indiscusso prestigio di Monti”, questo il succo dei resoconti dei nostri provincialissimi scribacchini, “l’Italia è di nuovo al centro della scena internazionale”. Analisi, come al solito, buone per i fessi (clicca per leggere). In realtà, già allora, Obama era molto preoccupato per le scellerate politiche economiche dell’Unione Europea targata Merkozy, ulteriormente puntellate dall’improvviso arrivo sulla scena del nuovo premier italiano, il massone reazionario Mario Monti. Quest’ultimo, giusto per non incrinare il meritato stereotipo che dipinge gli italiani come infingardi doppiogiochisti, recitava la parte dello yankee a Washington e del crucco a Berlino. Con la vittoria di Hollande, però, gli equilibri sono cambiati, i linguaggi sono divenuti meno diplomatici, le dissimulazioni più complicate, e a Monti riesce perciò un tantino più complicato recitare la parte dell’americano a Parigi manco fosse Gene Kelly. Con l’avvicinarsi delle elezioni americane poi, il Presidente Obama, probabilmente con colpevole ritardo, ha deciso di rompere gli indugi e affrontare di petto il caso Europa. La volontà diabolica delle classi dirigente del Vecchio Continente, capitanate dal faccione inespressivo di Angela Merkel, dietro il quale si nascondono molti burattinai occulti, potenti e interessati, di cinesizzare i popoli europei attraverso l’ introduzione di dosi sempre più massicce del veleno dell’austerità, finalizzate, in ultima analisi, alla definitiva disarticolazione delle conquiste sociali, politiche e civili ottenute nel corso del novecento, danneggia evidentemente anche l’economia americana (clicca per leggere). Merkel e Monti, i cip e ciop  del risanamento all’amatriciana, cincischiano nella speranza che il candidato repubblicano alla guida degli Stati Uniti, il conservatore Mitt Romney risolva i loro problemi. Un’eventuale sconfitta di Obama, infatti, darebbe nuova linfa al piano neoschiavista e classista, attualmente in atto, che minaccia la civiltà dell’intero occidente. Lo stesso Hollande, orfano di sponde oltre atlantico, finirebbe per trovarsi necessariamente nella paralizzante condizione di impotente accerchiato. Se il vento dovesse veramente cambiare e Obama,sulla scia di una auspicabile conferma, decidesse di indossare per davvero i panni che furono di Roosevelt all’indomani di Pearl Harbor, sarebbero  come al solito i tedeschi a dover pagare il conto salatissimo presentato dalla storia. Gli italiani, con a capo Monti in versione trasformista alla Totò truffa  62, si riciclerebbero subito con ogni probabilità quale “indefesso e strenuo baluardo di modernità in difesa dei diritti dei lavoratori e per la salvaguardia del  modello sociale europeo, inopinatamente aggredito da anni di sbagliate politiche improntate inutilmente all’anacronistico inseguimento del mito del rigore fine a se stesso”. Non ci credete? Ne riparliamo tra qualche mese.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Esteri

    12 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Articolo decisamente efficace e condivisibile eccetto l’affermazione secondo cui Romney troverebbe un vantaggio nella prosecuzione delle squallide politiche europee di Monti-Merkel. La crescita americana rallenta se non cresce quella europea e le campagne elettorali non premiano gli amici dei fautori delle crisi economiche. Intanto il mainstream mediatico fa di Monti l’amico di tutti e lo statista mediatore fra le istanze del rigore e della crescita.. oggi una collega molto di sinistra si è scandalizzata delle parole di Fassina, che chiedeva elezioni ad ottobre, “proprio adesso che Monti inizia a cambiare le cose..”. Le faccio presente che sarebbe anche ora di mandarlo a casa prima che faccia altri danni.. Lei mi risponde stizzita: “ma non sarai filoberlusconiano?” le rispondo: “tu difendi il governo più reazionario di destra della storia italiana, più a destra di Berlusconi e poi mi dici di essere di sinistra?” allora via con le discussioni sui tagli, sulle mangiozie democristiane, ecc. Siamo pieni di dogmi in testa, impossibile liberarsene… io le ho consigliato di leggere qualche blog.. anche questo! chissà che non rinsavisca!
      A proposito Fassina dice una cosa giusta e poi una sbagliata.. ieri in un intervista a rainews dice che “non c’è crescita senza euro”
      sti cazzi! andiamo alle elezioni ad ottobre ancora con queste “credenze popolari”?

    2. Twin Astir scrive:

      I compagni che non hanno memoria dei disastri storici del comunismo e del socialismo, pur riproposti in salsa moderna e “democratica”, qui sarebbero capaci di allearsi pure con Satana, pur di eliminare politicamente il loro nemico mortale (B.), che da 20 anni turba i loro sonni ed anche la digestione, anche se ora fa “l’allenatore” di un partito allo sbando, ma da ricostruire (sotto il nuovo nome di “Italia Pulita?”).

    3. Ugo scrive:

      Sarebbe ora di entrare nell’ottica che un organismo già cresciuto che continui a crescere costituisce un classico esempio di PATOLOGIA in atto. Sarebbe altresì alquanto utile riconoscere che una ulteriore crescita è impossibile, se non ricorrendo a processi di cannibalizzazione economica internazionale (processi alquanto rischiosi, perché in uno scontro tra cannibali uno dei due finisce per essere mangiato, ed è alquanto difficile stabilire in anticipo quale). Ora, la domanda da fare a chi continua (mentendo) a parlare di crescita come obiettivo realistico da perseguire è: con quali materie prime e per quante persone? Ponendo una domanda del genere, si assisterebbe ad un’arrampicata sugli specchi insaponati dell’interlocutore tale da far sembrare un imbranato paralitico perfino il gatto Silvestro.

      P.S. Della “crescita” collettiva non dovrebbe interessarci più di tanto; piuttosto, dovremmo chiedere di essere informati correttamente sui dati pro-capite. Non è una differenza da poco e, essendo certo di trovarmi tra persone intelligenti, confido nel fatto che coglierete da voi le implicazioni di questa precisazione.

    4. Togo scrive:

      Ugo, la tua domanda va finalmente al vero nocciolo della questione. Ed è proprio questa la vera questione che non viene affrontata ed approfondita dai media. Il paradigma della crescita è vecchio come il cucco! È evidente, anche ad un bimbo-minchia come me, che fin quando la crescita si misurerà con i consumi, i fenomeni di cannibalismo Inter ed intra nazionali si moltiplicheranno ed il nostro bel mondo occidentale sarà costretto a soccombere.
      PS. La crisi deve ancora iniziare. Fin quando esisterà un popolo di #indivanados come noi, che cerca dalla propria poltrona di spiegare quale politica economica debba adottare il governo, vuol dire che la crisi non è ancora arrivata!

    5. Diego scrive:

      Non solo ci credo, ma seguendo da due d’anni il sito di G.O.D. e da qualche mese il tuo, ci ero arrivato già da un pò

    6. alessandro scrive:

      se le risorse sono finite (nel senso che non sono infinite, non nel senso che le abbiamo già finite), nel lungo-lunghissimo periodo (50 anni?) crollerebbe il modello capitalistico fondato sui consumi e sulla domanda, che tanto ci ha ingrassato in tutti questi anni. Se si accetta di consumare meno perché le risorse prima o poi finiscono e più si consuma prima finiscono e più paesi crescono prima ancora si finiscono, dovremmo accettare anche di lavorare di meno (cioè lavorare in meno persone) per rallentare la crescita e lo sfruttamento delle risorse. Ma un detto dalle mie parti mi dice di non farmi aceto senza esser vino. Se devo studiare un modello diverso da quello capitalistico fondato sui consumi, le scienze (economiche, sociali, umanistiche, biologiche e scientifiche in senso stretto) dovrebbero condurre uno studio in proposito e dirmi: quanto tempo abbiamo? Che fondamento ha questa teoria delle risorse finite? Strutturare su basi scientifiche questa teoria, altrimenti io non accetto di rinunciare al mio lavoro, ai miei consumi, al mio benessere su concetti letti su wikipedia. C’è uno studio scientifico multidisciplinare “lavorato” in team in proposito? La questione mi interessa.

    7. Togo scrive:

      Alessandro non è necessario uno studio multidisciplinare per affermare che le risorse sono finite. E non c’è nemmeno bisogno di guardare al lunghissimo periodo. Le risorse sono finite adesso. Adesso, in questo momento le risorse disponibili non sono infinite. Il funzionamento del mercato stesso si basa sul fatto che le risorse sono finite rispetto alla variabile tempo.

      • alessandro scrive:

        vabbè rinuncio ad uno studio multidisciplinare, che sarebbe comunque gradito, considerato che questa teoria (di cui avevo già sentito parlare) ci obbligherebbe a stravolgere le nostre vite… ma siccome che l’argomento mi interessa, qualcuno può suggerirmi del materiale da consultare, un libro, una pubblicazione, qualcosa da leggere scritto da qualche mente pensante accreditato a livello mondiale nel mondo?
        Togo, “le risorse sono finite adesso”? petrolio ce n’è ancora! consultando una biologa mi dice che lesse un articolo che parlava (forse) per altri 30-50 anni. Presuppongo che la Libia e la Russia non ci hanno chiuso ancora i rubinetti del gas naturale. Ma una biologa ti dice quanto petrolio rimane, ma non sa se un domani a cinesi e africani gli aumenteranno lo stipendio e gli effetti dell’aumento della domanda sulle risorse finite. Questo te lo dirà un economista, un esperto in statistica, un politico, un massone oppure Dio. Per questo parlavo di multidisciplinarità. Non so se qualcuno dei presenti abbia strumenti per dire che le risorse siano finite rispetto alla variabile tempo. L’argomento necessita di approfondimenti, ne parlerò con una biologa, con amici laureati in economia e altri in scienze umanistiche. Qualcuno, non mi ricordo chi, ne ha accennato qualcosa al convegno di Frosinone organizzato da ecodellarete.

    8. Togo scrive:

      Alessandro forse non mi sono spiegato al meglio, l’argomento del resto è molto complesso. Voglio che le risorse sono finite in ogni caso se prendi un intervallo di tempo limitato. Pir assumendo che le risorse in generale, nel lungo periodo, siano infinite, non lo sono per esempio nell’arco di un mese o di un anno. Se il petrolio presente nel sottosuolo fosse infinito, e facciamo finta che lo sia, non sarebbe infinita la sua disponibilità sul mercato in un dato momento. Questo inevitabilmente determina il fatto che se il petrolio per la giornata di oggi non basta per tutti, solo alcuni potranno giovarne. La domanda di Ugo è interessante per questo. Crescita per chi? Ricchezza per chi?
      Anch’io ho una laurea in economia e tanti di noi avranno altre lauree o altri studi o nessuno, ma questo purtroppo non determina di per se risposte giuste o sbagliate.

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