Finita la sbornia surreale figlia del “grande successo” di Monti durante il recente vertice europeo, si torna a discutere delle ben più concrete tragedie che quotidianamente opprimono i cittadini italiani. L’Istat certifica un aumento vertiginoso della disoccupazione giovanile,  che oramai paralizza più di un italiano su tre (clicca per leggere). A furia di varare manovre “per dare un futuro ai giovani”, la situazione è diventata assolutamente disperata. Da anni, a dispetto di qualunque evidenza empirica, le nostre classi dirigenti politiche, economiche e culturali, indicano nell’aumento della precarietà il segreto per rilanciare la nostra asfittica economia, restituire quindi competitività al nostro tessuto produttivo, per favorire infine la creazione di nuovi posti di lavoro. Questo schema logico, oltre che falso, è palesemente smentito dall’osservazione della realtà per come effettivamente si presenta, al netto cioè delle ingenue aspettative e delle buone intenzioni. Questo ragionamento, naturalmente, è rivolto precipuamente ai tanti osservatori e commentatori che, in buona fede, hanno creduto, e magari ancora credono, nella bontà di alcune ricette utili  per “superare la crisi”. Il solito armamentario del neoliberismo dogmatico, quello cioè che predica privatizzazioni selvagge, precarietà nel lavoro, tagli alla spesa, è miseramente fallito dappertutto, seminando soltanto ad ogni latitudine disperazione, frustrazione e miseria. Gli uomini onesti, quelli che mutano il loro orientamento per renderlo il più possibile conforme alla verità, possiedono oggi tutti gli strumenti per mettere in discussione alcune smentite sicumere. Quelli profondamente perduti e disonesti fino al midollo, continueranno invece a manipolare la verità per renderla compatibile con i loro preconfezionati e strumentali convincimenti. Il teatrino a reti unificate andato in onda in questi giorni, finalizzato alla prematura beatificazione del nostro attuale premier Mario Monti, tornato vincitore dalla battaglia di Bruxelles manco fosse quella di Zama che vide il definitivo ridimensionamento di Cartagine per opera del generale Scipione l’Africano, è propedeutico alla pratica realizzazione di alcune già ventilate sconcezze. Sull’esempio della vicina Grecia, il governo Monti si prepara a colpire un numero spropositato di pubblici dipendenti (clicca per leggere). Il finto prestigio conferitogli immotivatamente dalla “superlativa” prestazione in campo internazionale, però, servirà a Monti per piegare le probabili resistenze interne che, inevitabilmente, alcuni scellerati provvedimenti susciteranno. Gli eroi, si sa, non sbagliano e quasi mai si discutono.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Economia

    2 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      D’accordo, avrà pure esagerato il giornale di Belpietro, che anziché fare del giornalismo “ di denuncia”, nel senso sociale, ne fa un altro “da denuncia”, con le battutacce che amano leggere i tanti lettori non di sinistra che comprano “Libero” e il “Giornale”, che in edicola “volano”. E che diamine! Quel monello di Belpietro coi titoli che partono dalla pancia, più che dalla testa, non può neanche scherzare su Libero, che subito scatta la schifata, quanto altezzosa censura da parte de “L’Unità” (si e no 18.000 copie vendute ogni giorno), organo ufficiale del partito del compagno Bersanov, che oggi ha detto seriamente, convinto, che “Monti è una risorsa”. Bisognerebbe sapere se quel 36% di giovani disoccupati e disperati condividono la “risorsa” della quale si è perdutamente innamorato Bersani, che se non fosse stato per il timore dello spread oggi starebbe ancora ad inseguire il Cav., anziché celebrare la grandezza di questo goldman-professore dei miei stivali che ci sta impallinando peggio degli spagnoli. Però, ad osservarlo meglio in primo piano, o di profilo, un po’ “del becchino” ce l’ha, con quel tono di voce sovrumana, quasi robotizzata. Perché non ha cantato l’inno italiano, in tribuna a Kiev, come hanno cantato le note spagnole il presidente Rajoy ed il principe Felipe? Dall’inno mancato deve essere partita, per qualche strana congiunzione astrale, una energia negativa, un flusso bloccante o semplicemente il volo di un gufo che si è posato sulla spalla dell’altro Mario e degli azzurri multimilionari, che, anziché ricevere troppi onori all’arrivo a Fiumicino e al Quirinale (Panem et Circenses per il popolino, come al tempo dei Romani), dovrebbero chiedere scusa ai tifosi per aver subito un risultato umiliante (4 a zero), che ricorda una partitella giocata in parrocchia. E’ da salvare il ct Prandelli che ha detto una frase intelligente e cioè che ” l’Italia è un Paese vecchio! “.
      P.S.
      E’ vero che l’organo ufficiale del PD non ammette la satira sulla “risorsa” Monti (quando si derideva lo “psiconano” andava tutto bene), però su “Libero” è arrivato intanto il risultato dell’odierno sondaggio “sulla sfiga” e l’81% degli interpellati ha detto “SI”.

    2. Ugo scrive:

      Vogliamo mettere nel conto anche la presenza di ALCUNI milioni di lavoratori provenienti dall’estero? Magari, dico magari, che anche quelli pesino, se non altro per ragioni puramente aritmetiche, sul fattore disoccupazione? Ovviamente mi si dirà di no, perché questo è un tabù di quelli più sacri — l’Italia deve essere accogliente. Ad ogni costo. Anche a costo di sacrificare il benessere dei propri cittadini per un principio fallace che le dirigenze hanno deciso che deve valere senza se e senza ma. Sappiamo bene che chi dirige agisce solo ed esclusivamente per il proprio tornaconto, ma anche questo (quando si parla di politiche migratorie) non si deve dire.

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    1 Commento

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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