Tagliare, tagliare, tagliare. Più tasse, meno servizi. Meno garanzie per i lavoratori, meno diritti per chi studia, meno sanità pubblica. Meno. A qual fine, viene subito da chiedersi. E la risposta è meno scontata di quanto si pensi. Per risanare l’economia? Macché, il paese è in recessione! Per diminuire il debito pubblico? Nemmeno per sogno, difatti negli ultimi mesi è pure aumentato. Forse per bilanciare il rapporto tra entrate ed uscite dello Stato? Neanche, perché l’Italia, in fondo, ha il più alto avanzo primario tra i paesi dell’Eurozona. Perché allora? Ma soprattutto: qual è il rapporto funzionale tra le politiche di austerity e la cosiddetta crisi del debito pubblico? Prima di rispondere a questa domanda bisogna rispondere ad altre due: chi detiene il nostro debito “sovrano” e quanto paga l’Italia annualmente di interessi su di esso. La percentuale del debito nelle mani di risparmiatori italiani è pari al 15% circa del totale, il resto è detenuto da banche, italiane e straniere, compagnie assicurative, italiane e straniere, fondi di investimento, italiani e stranieri, perfino da anonimi “investitori asiatici”. In mani estere è circa la metà dell’intero debito. A questi investitori quanto paga di interessi, mediamente, il nostro paese ogni anno? All’incirca 100 miliardi di Euro. Stiamo arrivando al dunque. Il rastrellamento forzato di denari da parte di Monti e della sua giunta tecnocratica serve a questo: corrispondere gli interessi a chi lucra sul nostro debito pubblico. Beninteso, lucrare sul debito non solo non è reato, ma è naturale. Il problema si ha quando speculatori più o meno anonimi, sparsi per il pianeta, mettono sotto scacco, con l’aiuto di potenti agenzie di rating, stati sovrani, come nel nostro caso: giocano con i nostri titoli pubblici, per far alzare i tassi d’interesse e guadagnare di più. Fanno il loro mestiere, di fronte a governati imbelli ed accomodanti. Ci stiamo avvicinando allo spread. Quando il livello dei tassi supera una certa soglia, misurata in rapporto ai tassi dei paesi più virtuosi, un qualsiasi paese rischia il fallimento. Perché? Perché superata quella soglia, che equivale allo sforamento di un qualsiasi plafond, non si hanno più i soldi per pagare gli interessi agli investitori o saldare del tutto il conto con essi. Un circolo vizioso, pagato dai cittadini, che si vedono giorno dopo giorno scippati del loro futuro. Chiediamoci, ordunque: le politiche di Monti servono a fermare la speculazione ed a restringere la forbice (spread) tra il rendimento dei nostri titoli di stato e quelli tedeschi? Assolutamente no. Non c’entrano nulla. La loro funzione è solo quella di rassicurare gli speculatori sulla capacità del paese di pagare regolarmente gli interessi sul debito e, alla bisogna, di restituire quanto avuto in prestito. Tutto qui. Monti si è insediato nel mese di novembre dell’anno scorso. Allora lo spread era al di sopra della soglia dei 500 punti. Dopo sette mesi di cura dei professori, tra riforma previdenziale e del lavoro, aumento della tassazione diretta e di quella indiretta, con l’economia in recessione, siamo di nuovo al punto di partenza, ancora intorno a 500 punti. La verità è che se lo spread tra i nostri titoli pubblici e quelli tedeschi continua a seguire una linea altalenante, è perché c’è una paradossale asimmetria tra la misure adottate dal “governo di salvezza” ed i fattori che ne determinano l’andamento: la speculazione sul nostro debito non si ferma spremendo i cittadini come limoni e cancellando le principali tutele dello stato sociale. In questo modo, semmai, si contribuisce a foraggiarla. Il problema riguarda il sistema e per farla finita bisogna cambiarlo.

    Luigi Pandolfi

     

    17.07.2012

     

    Categorie: Politica

    8 Commenti

    1. Togo scrive:

      Sarebbe interessante leggere quale sarebbe il disegno di cambiamento a cui fai riferimento. Si cambiare, ma come? In che direzione? Con quali mezzi? Per fare cosa? Ma soprattutto, perché? Sai, il perché delle cose è abbastanza importante.

    2. alessandro scrive:

      Intanto è necessario smascherare che la cura Monti è sbagliata, chi sostiene il contrario, dovrebbe farmi conoscere i dati macroeconomici che lo dimostrano. Spread attorno a 480 punti, previsione -2% di decrescita del PIL nel 2012, processi di deindustrializzazione e delocalizzazione selvaggia, aumento delle tasse, chiusure di attività e licenziamenti all’ordine del giorno, ecc… Direi che ce n’è abbastanza per tirare le somme e decretare che la nostra Italia peggiora: notizia di ieri l’ISTAT certifica 8 milioni di poveri ed il continuo allargarsi della forbice fra molto ricchi e classi medie/basse e operai.
      L’unica cosa che non condivido appieno dell’articolo è l’osservazione sulle società di rating che, sebbene riconosco essere inciuciate troppo con commistioni di nomine e quote azionarie fra controllori e controllati,ritengo che i rating siano anche abbastanza prudenti, come il recente declassamento di due punti di Moody’s all’Italia… era il minimo in risposta all’inutile scudo anti-spread proposto da quella mezza cartuccia di Monti.
      Qualcuno chiede “…cambiare, ma come? in che direzione?…” io uscirei dall’euro subito!!

    3. Luca scrive:

      Se non capisci il perchè bisognerebbe cambiare questo sistema, allora è evidente che gli sforzi profusi da questi avvoltoi negli anni stanno avendo successo. Continuerai ad assimilare la tua dose di austerità e fra qualche anno non ti accorgerai nemmeno che stai continuando a farlo, poichè non ricorderai nemmeno cosa significasse il “prima”.
      Diciamo che tra i vari “perchè” si potrebbe ipotizzare:
      1. Siamo ormai cittadini di uno Stato sovrano in terra straniera – il nostro Parlamento è di fatto esautorato delle proprie funzioni di indirizzo – ha il solo scopo di ratificare in sede legislativa qualsiasi dictat venga imposto dalla troika
      2. Siamo all’interno di un meccanismo in cui la democrazia è sospesa (per dichiarazione degli stessi governanti) basato sul parasigma del debito, e della sua restituzione.
      3. Siamo schiavi di un sistema economico liberista mercantilista in cui recitiamo il ruolo di prestatori d’opera e di risorse senza ricevere il relativo compenso. Le risorse che siamo obbligati a “prestare” servono solamente per arrichire l’elite della finanza che indirizza le politiche economiche dei singoli Stati.
      4. Stiamo subendo gli effetti di politiche di austerità e taglio alla spesa pubblica (che è la ricchezza dei cittadini) per cui, ad esempio, avrai sempre meno possibilità di essere curato efficaciemente per una malattia, dove magari la tempestività di intervento è basilare.
      5. Ho il forte sospetto che uno degli obiettivi di questo costrutto sia quello di “spogliare” gli Stati degli unici asset e beni che costituiscono la propria ricchezza.

      Veramente con i perchè si potrebbe andare avanti per molto tempo fidati.

    4. Togo scrive:

      Bene! Grazie ad Alessandro per aver fatto un riassunto dei preziosi dati macroeconomici e a Luca per aver fatto la lista della spesa. L’analisi l’ho compresa abbondantemente! Continua a non essere chiara l’idea del “come ne usciamo”. Una volta fatta l’analisi, condivisibile o meno, qual è la prospettiva? Quali le proposte e i disegni?
      Se il disegno prevede solo l’uscita dall’euro stiamo freschi! Come se la politica monetaria fosse di per se una soluzione ai problemi.

      • alessandro scrive:

        Intanto mandando a casa o’ professò Monti, che a te piace tanto… visto che stà continuando a sbagliare ricette sia in Italia che in Europa. Rifiutare il fiscal compact e uscire dall’euro, non è solo “politica monetaria”, ma avrebbe notevoli effetti economici, in particolare sull’export, l’afflusso di capitali esteri, oltrechè recuperare la sovranità monetaria e battere moneta all’occorrenza, pagando un pegno di una svalutazione della lira attorno al 20%.
        E per te qual è la prospettiva? quali proposte? sentiamo…

    5. Togo scrive:

      Alessandro io non ho ricette nuove. Credo che la strada intrapresa oggi avremmo dovuto intraprenderla 20 anni fa. Credo che il governo sia addirittura troppo poco incisivo per molti aspetti. La direzione è corretta ma i passi troppo piccoli e a volte incerti.
      Mi aspetto proposte nuove da chi come te le promette. Se le novità però si riducono all’uscita dall’euro e al ritorno alla lira….boh!?!?!? Qual’è la novità? Piuttosto si tratta di una restaurazione! La lira, la banca d’Italia, l’inflazione al 20%, etc etc. Manca Andreotti presidente del consiglio e tutto diventerà più rassicurante. Ma dove sta la modernità in tutto ciò?

    6. ampul scrive:

      Certo certo… Invece in nome di una non meglio identificabile modernità adottiamo il fiscal compact, il pareggio di bilancio, analizziamo tutti i giorni il divario dei titoli con i paesi virtuosi (anzi “spread” che è più moderno e futurista!), tagliamo i salari e le pensioni, aumentiamo le imposte sui consumi…
      Questa si che è modernità!!!

      A mio avviso dovresti rileggerti tra le righe, è proprio in quello che scrivi che automaticamente annulli i tuoi propositi.. (per riassumerla, predichi bene ma razzoli male..)
      Che c’entra, quindi cos’è adottare l’euro è stato uno stimolo per la modernità di questo paese? Ma se prima di adottare l’euro eravamo un paese industrializzato, con delle eccellenze che solo noi potevamo vantare, e adesso svendiamo al miglior offerente… La Ducati? La Fiat? La Salvarani, per dirne alcune…
      L’Italia, non so se ce ne siamo accorti, non ha più niente o quasi.. Cosa produciamo più noi? Cosa abbiamo? Il petrolio, il gas, le materie prime? E questo è progresso?
      Preferisco le aziende statalizzate, e restaurate, piuttosto che moderne e precarizzate/privatizzate!

      Ma vorrei tornare al concetto di privilegi di cui parlavi prima.. Sentiamo quali sarebbero questi privilegi che io, come tanti credo, ho ereditato dai miei genitori… Mio papà ha dignitosamente lavorato per 37 anni vivendo del suo e mantenendo decorosamente (senza eccessi) una famiglia di 4 persone (quattro!!!!!!!!!!) col solo suo stipendio (ferroviere)… In più ha mantenuto me all’università per anni..
      Di che cosa devo sentirmi privilegiato io? Non era un privilegiato mio padre e non lo sono io.
      Di che cosa devo sentirmi artefice io (o mio padre) di aver fatto aumentare il debito pubblico?
      Non scherziamo…
      La storiella del pagare ipoteticamente i peccati di generazioni precedenti non sta in piedi!!!
      Troviamone un’altra!

    7. Togo scrive:

      Ampul, il fatto che non produciamo niente è evidente! La rappresentazione concreta di questo è proprio il fatto che, come ho appena detto, i figli dei nostri genitori mediamente non producono niente! Ma questo dovresti spiegarlo all’amico alessandro che sostiene che il ritorno alla lira aiuterebbe le esportazioni. Ma le esportazioni di cosa?

      Piuttosto che leggere tra le righe dovresti prima provare a leggere le righe. Io non ho mai parlato di privilegi, l’hai fatto tu. Io volevo solo sottolineare l’inutilità di portare la discussione sul piano personale, infatti ciascuno di noi ha la propria. Ho solo detto che le garanzie (non privilegi) che avevano i miei genitori, mi sono già state negate molti anni fa e non da Mario Monti. Tutto qua!

      Infine, sottolineo ancora una volta che si insiste a dire che il sistema non va bene e va cambiato. Mi sembra che anche tu stia confermando che questo cambiamento, in buona sostanza, consiste in un rivoluzionario ritorno al passato!

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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