Non bisogna mai arrendersi al populismo e alla facile semplificazione. La rassegnazione, tipica di chi pensa che in fondo non valga più la pena credere in nulla perché tanto “sono tutti uguali”, è un sentimento da rigettare con forza. E’ vero, i principali mezzi di comunicazione di massa sono gestiti da una oligarchia che imbambola e raggira le masse per conservare lussi sfrenati e privilegi immotivati. Abbondano i giornalisti nemici del popolo, del vero, del buono, del giusto, dell’etica e della morale che, come l’editorialista del Corriere della Sera Dario Di Vico (autore  di un fondo scandaloso pubblicato oggi sulla prima pagina del quotidiano di via Solferino. Clicca per leggere), ingrassano sulla crescente miseria di un popolo sadicamente umiliato e impoverito. Le voci critiche e forti sono sporadiche, mentre molti preferiscono la comodità dell’ipocrisia al brivido della libertà. Molti, ma non tutti. Alcuni intellettuali, ad esempio, hanno deciso di rompere quella malefica congiura del silenzio che ammanta  di falsa regalità i dogmi del pensiero unico neoliberista. Alberto Burgio, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Giorgio Lunghini, Alfio Mastropaolo, Guido Rossi e Valentino Parlato hanno inteso denunciare il “furto di informazione” in danno degli italiani che opprime le fondamenta della nostra declinante democrazia (clicca per leggere). Una iniziativa lodevole, che tocca uno dei tanti nervi scoperti di questo infame regime tecnocratico che, come tutte le dittature, può prosperare solo in assenza di un reale contraddittorio. “Non c’è alternativa ai tagli e  ai sacrifici”, ci spiegano quotidianamente i soliti ascari dall’alto delle loro dorate esistenze e dal basso delle loro putride coscienze. Invece l’alternativa c’è, ma  viene sapientemente nascosta. Basterebbe leggere le analisi di alcuni premi nobel come Krugman o Stiglitz per rendersene conto. Quando i falsari al potere sono costretti dalle circostanze a confrontarsi, tendono ad utilizzare argomenti beceri e strumentali, come quelli proposti dal direttore del Foglio Giuliano Ferrara intervistato da Stefano Feltri per il Fatto Quotidiano (clicca per leggere). Splendido invece l’ottimo ragionamento sviluppato da Carlo Freccero. Il manicheo Ferrara, seguendo un copione ben rodato, lascia intendere furbescamente che l’approdo necessitato di tutti quelli che criticano il liberismo dogmatico è giocoforza “l’economia pianificata” di matrice marxista-leninista. Una menzogna oscena, degna del personaggio in argomento. Ferrara, come tutti i comunisti convertitisi per calcolo, è un illiberale. Quelli come lui, non a caso assidui frequentatori in gioventù di via delle Botteghe Oscure , sono i più strenui difensori dell’attuale dittatura tecnocratica che, a ben guardare, somiglia moltissimo alla burocrazia di sovietica memoria. Keynes è un marxista? Krugman è un sovversivo? Stiglitz un descamisados? Gli economisti americani che hanno elaborato una dottrina economica d’avanguardia come la Modern Money Theory nutrono simpatie cubane? Ma fateci il piacere! Il comunismo sovietico e l’attuale dittatura affamante e burocratica che inquina l’Europa sono facce di una stessa medaglia. Un connubio terribile e perverso che trova nella Cina comunista-iperliberista la sua sintesi migliore. E’ quello il paradigma ammirato nascostamente e di fatto inseguito da Ferrara e dai suoi simili.

    Francesco Maria Toscano

    30/07/2012

     

     

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. alessandro scrive:

      La strumentalità dell’intervento di Ferrara è evidente e comprendo la tua frustrazione di perseverare nel denunciare la disinformazione italiana, ma purtroppo, molto spesso, la critica ai dogmi del neo-liberismo selvaggio si risolve in una controproducente critica al sistema capitalistico e liberista nel suo insieme, o meglio un attacco ipocrita al libero mercato, spesso per rispolverare impianti teorici ancora più dogmatici, come quello comunista. Quando poi arrivano attacchi strumentali nello stile acuto di Ferrara (che dopo la scuola comunista è passato al neoliberismo… chi meglio di lui ha gli strumenti per mistificare…) è difficile difendersi, perchè ti tacceranno dandoti dell’ipocrita: “… è facile criticare il libero mercato, che è da anni quel sistema che ti ha permesso d’ingrassarti il culo.. sei un comunista, ma sempre col culo degli altri… ecc.”
      Allora è bene interiorizzare quale modello economico-sociale s’intende adottare per garantire una società equilibrata ed il benessere sociale. Pertanto una attenta analisi ermeneutica ci porta ad una critica a tutto ciò che, nelle varie correnti di pensiero, risulta dogmatico, accettando e interiorizzando tutto cio che invece porta al benessere collettivo ed al rispetto dei diritti individuali e delle libertà dei singoli. Partiamo dal primo presupposto che, (sempre secondo me) ci porta ad accettare che nessun benessere collettivo o individuale è possibile senza libertà democratiche. E’ difficile essere libero di… se non sei libero da… La partecipazione alla vita democratica del proprio paese e pari dignità e diritti per ciscuno, in base ai principi di uguaglianza, è una pre-condizione per garantire a tutti la possibilità di esprimersi nei vari campi della propria vita (economico e sociali), senza impedire ai più meritevoli, ai più capaci di realizzare progetti ambiziosi e soprattutto di arricchirsi più degli altri… perchè senza fare giri di parole, alla fine si parla sempre di soldi e di proprietà privata! Quindi spazio alle libertà individuali e al libero mercato, non una critica al modello capitalistico, ma confutare e rigettare tutti i dogmi che un liberismo estremo e selvaggio ha generato a tutt’oggi. Riposizionare il ruolo dello stato che, mediante il controllo democratico dei cittadini, deve scrivere le regole a cui il capitalismo deve soggiacere, affinchè l’eccesso di libertà tua non vada a comprimere la mia. Anche questo è riconoscere l’importanza del liberismo, essere liberale, essere democratico (non del partito democratico), senza fare del capitalismo/liberismo, senza una statuetta da adorare anche in tutti i suoi aspetti puramente dogmatici. Infine uno stato deve occuparsi del benessere sociale, secondo criteri di solidarietà, proteggendo le fascie di popolazioni più deboli o più sfortunate. Mantenere lo stato sociale. Io amo il modello sociale europeo e ritengo sia fortemente sbagliato demolire questa conquista con politiche sconclusionate e squallide che oggi sono portate avanti da questa tecnocrazia oligarchica, che appunto impone in modo fascista le proprie decisioni, senza nessun consenso democratico… tanto per ritornare al concetto di libertà democratiche.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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