C’è un momento nella vita di ogni uomo nel quale bisogna trovare il coraggio di mettere tutto in discussione, di rivedere posizioni assodate e di ripensare criticamente ad una prospettiva di cambiamento. Una rivoluzione pacifica ma ferma e nobile è oggi indispensabile per impedire che milioni di italiani ed europei finiscano per vivere di stenti, alla mercé di una nuova aristocrazia di negrieri senza dignità e senza scrupoli. Se vivessimo in un Paese tuttora ancorato ai principi cardine di una democrazia liberale, la normale dialettica interna, frutto anche di una articolazione affettivamente plurale dei poteri dello Stato, impedirebbe l’attuale trionfo del progetto di sterminio sociale  in atto. Ma siccome i moderni terroristi al potere hanno occupato con scientifica pazienza, non solo i poteri governativi, ma persino tutti gli organi  formalmente preposti al controllo di chi comanda , beh, se così stanno le cose, capite bene quanto la situazione risulti grave e incancrenita. La stampa italiana è il potere che più di ogni altro ha tradito la sua vocazione naturale per diventare, magari senza neppure rendersene conto, soltanto il bastone utilizzato dai padroni per difendere le moderne dittature tecnocratiche con annesse articolazioni territoriali. Se mai il popolo sovrano dovesse  risvegliarsi dal colpevole torpore che ne limita la capacità di analisi e di azione, capirebbe che i peggiori nemici della libertà, della dignità umana, del rispetto del lavoro e della democrazia si annidano oggi più nelle redazioni dei giornali che nelle stanze del potere ministeriale. Non sarebbe possibile mettere in ceppi una nazione intera se non con il chiaro consenso della libera stampa e della magistratura. I principali giornali italiani esprimono proprietà direttamente interessate al piano di involuzione oligarchica che ci affama, mentre la magistratura, abdicando al principio di uguaglianza, non riesce neppure a difendere i suoi migliori magistrati dagli attacchi indegni di una politica che pretende di non essere giudicata. Le nostre classi dirigenti politiche, informative e burocratiche, sono protese nelle direzione dello svuotamento dei valori di libertà e di uguaglianza. I più scaltri mettono il loro interesse al servizio di  una trama infame per ragioni di denaro e di carriera. Gli altri, la maggioranza, si adeguano alla vulgata corrente per ignoranza e conformismo. Non tutti quelli che addebitano al debito pubblico, per capirci, i problemi dell’Italia sono delinquenti patentati. Molti di loro sono soltanto asini in buona fede. Dobbiamo perciò ricostruire dal basso il tessuto della nostra società, e dobbiamo farlo subito. Ognuno di noi, nel suo piccolo, metta perciò il suo tempo e la sua intelligenza la servizio di un nuovo indispensabile Risorgimento.

    Francesco Maria Toscano

    13/08/2012

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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