Perché l’HSBC è ancora operativa? Lo stesso giorno, 10 dicembre 2012, in cui l’amministrazione Obama ha diffuso la notizia del patteggiamento di HSBC, il New York Times ha pubblicato un articolo traboccante di autoincensamento da parte dell’amministrazione Obama e del governo Cameron (Regno Unito) per “l’approccio collaborativo” che li aveva portati a usare la mano pesante contro gli istituti di credito pericolosi dal punto di vista sistemico. Questi ultimi sono considerati “troppo grandi per poter fallire”, perché in tal caso rappresenterebbero un rischio sistemico globale. Il patteggiamento di HSBC smentisce il presunto giro di vite di Obama e Cameron contro le banche pericolose dal punto di vista sistemico e rivela la vergognosa verità: Obama e Cameron considerano queste banche troppo grandi per poter essere perseguite legalmente. In realtà, l’HSBC dimostra che Obama e Cameron considerano gli alti funzionari delle banche pericolose a livello sistemico un’élite e come tale non può essere perseguita penalmente. Il meme della propaganda del New York Times, secondo il quale non sarebbero più stati accordati trattamenti privilegiati alle banche pericolose dal punto di vista sistemico, grazie alle riforme in via di adozione da parte di Obama e Cameron, è durata qualche ora prima di infrangersi contro la vergognosa realtà del rifiuto dell’amministrazione Obama e del governo Cameron di processare l’HSBC e i suoi responsabili per le decine di migliaia di atti illeciti commessi.

    http://dealbook.nytimes.com/2012/12/10/a-cooperative-approach-on-too-big-to-fail-banks/

    Il summenzionato articolo del New York Times comincia con l’accettare il modo in cui Obama e Cameron hanno affrontato la questione delle banche pericolose dal punto di vista sistemico, senza alcuna analisi critica. “È uno dei problemi più spinosi che incombe sul sistema finanziario: le autorità come dovrebbero affrontare il crollo di una banca tentacolare a livello globale per proteggere il sistema finanziario nel suo complesso?”. Il giornalista implicitamente conclude che quando le banche falliscono devono necessariamente costituire un pericolo sistemico. Questo esempio mostra perché le affermazioni implicite sono così pericolose: impediscono che si prendano addirittura in considerazione alternative migliori o rischi terribili e lo fanno inconsapevolmente. Se il giornalista avesse esposto la sua affermazione in modo esplicito avrebbe dovuto difenderla analiticamente. L’articolo riconosce che sono state le banche pericolose dal punto di vista sistemico a generare la crisi finanziaria che ha causato la grande recessione. Soltanto negli Stati Uniti ciò ha prodotto una perdita di ricchezza del valore superiore a 15 trilioni di dollari e ha portato alla perdita, o almeno alla mancata creazione, di oltre 10 milioni di posti di lavoro. A detta sia dell’amministrazione Bush che Obama siamo stati fortunati a impedire che la crisi si estendesse ulteriormente. Le banche pericolose a livello sistemico sono armi di distruzione economica di massa, tuttavia causano distruzione prima di tutto all’interno della nazione in cui hanno sede. Allora perché consentiamo l’esistenza di un’arma di distruzione di massa che devasta principalmente la nostra nazione? È un atto folle. La City di Londra non può minacciare in modo credibile gli Stati Uniti creando banche pericolose dal punto di vista sistemico che al contempo minacciano di distruggere l’economia del Regno Unito. I fautori di questi istituti di credito pericolosi a livello sistemico sono gravati dall’onere enorme di dimostrare la ragione per cui non dovremmo porre fine al pericolo catastrofico che essi rappresentano, ridimensionandoli fino al punto in cui non costituiscono più potenziali armi di distruzione economica di massa. Il loro onere risulta ancor più gravoso se si considera l’opinione dominante fra gli economisti, secondo la quale le banche più piccole sarebbero più efficienti rispetto a quelle pericolose a livello sistemico, che sono decisamente troppo grandi da gestire. Il giornalista del New York Times non ha neppure tentato di far fronte a un simile onere, così come non ha rivelato se le autorità di regolamentazione statunitensi o britanniche avessero preso in considerazione l’ipotesi di porre fine al rischio costituito da queste armi di distruzione economica di massa. L’articolo ammette che cercare di impedire che una banca pericolosa a livello sistemico, qualora fallisca, generi una crisi finanziaria sistemica globale è uno sforzo vano. In primo luogo le autorità di regolamentazione non sono affatto sicure di poter impedire una crisi sistemica mediante le loro proposte “congiunte”. In secondo luogo poche autorità di regolamentazione correrebbero il rischio di una crisi sistemica globale quando esiste intrinsecamente l’alternativa di salvare le banche pericolose dal punto di vista sistemico che sono in fallimento. Le autorità di regolamentazione hanno constatato i risultati catastrofici del mancato salvataggio di Lehman. L’alternativa ovvia (per tutti eccetto per il giornalista, le autorità di regolamentazione statunitensi e britanniche, l’amministrazione Obama e il Governo Cameron che implicitamente ne hanno escluso l’esistenza) è di ridimensionare le banche pericolose dal punto di vista sistemico fino al punto in cui non costituiscono più un pericolo sistemico e di agire ora, prima che falliscano. Tale alternativa ridurrebbe considerevolmente la portata di queste armi di distruzione economica di massa e renderebbe la banche più efficienti. Dunque sarebbe una soluzione ottimale. L’altra buona notizia è che questi due benefici non sono i limiti dei vantaggi di ridimensionare le banche pericolose dal punto di vista sistemico prima che falliscano. L’articolo del New York Times adotta implicitamente la prospettiva di Obama e Cameron in merito a un’altra questione che risulta cruciale per poter determinare le politiche da adottare in materia di banche pericolose a livello sistemico. “Troppo grandi per poter fallire”, è l’etichetta che generalmente qualifica il problema cui si trovano davanti i governi quando una grande banca sta “per chiudere i battenti”. Indirettamente, dunque, si presume che le banche pericolose dal punto di vista sistemico rappresentino un “problema” solo quando sono sul punto di “chiudere i battenti”. Se il giornalista avesse esplicitato la sua tesi si sarebbe accorto che non regge. Oltre a essere inefficienti, le banche pericolose dal punto di vista sistemico generano gravi pericoli per una nazione anche quando sono redditizie e in crescita. Queste banche rendono il “libero mercato”, l’integrità e la giustizia impossibili da preservare, generano un potere politico perverso che produce un capitalismo clientelare e portano la competizione al lassismo, il che a sua volta produce carenze nell’attività normativa. Ho spiegato molti di questi punti in precedenti pubblicazioni, quindi farò una sintesi.

    Guaranteed to Loot: The Perverse Incentives of Systemically Dangerous Institutions’ CEOs. 

    http://neweconomicperspectives.org/2011/08/nprs-robert-siegel-interviews-william-k.html  

    I creditori chirografari e non assicurati delle banche pericolose a livello sistemico vengono salvati anche se l’accordo contrattuale raggiunto normalmente li porterebbe a subire gravi perdite. Di conseguenza, possono ottenere prestiti da creditori chirografari a costi significativamente inferiori rispetto ai loro concorrenti più piccoli. Le banche pericolose dal punto di vista sistemico, che sono banche assicurate, ricevono un sussidio governativo dichiarato (un’assicurazione sui depositi), ma il sussidio federale non dichiarato ai creditori chirografari è di gran lunga superiore e vale solo per gli istituti di credito pericolosi a livello sistemico. Gli stessi economisti conservatori autori del libro Guaranteed to Fail (2011) affermano che il sussidio non dichiarato è così consistente che metaforicamente potrebbe essere paragonato all’uso “della pistola in un duello con i coltelli”. Concludono che i sussidi sono così grandi da creare, per loro natura, un “mercato fortemente distorto”. In realtà, a loro avviso, le banche pericolose dal punto di vista sistemico, che hanno generato la crisi dei mutui, hanno distorto il mercato a tal punto che non c’era più “niente di libero” sui mercati dei mutui. Gli autori illustrano anche l’immenso potere politico delle banche pericolose dal punto di vista sistemico e la loro abilità di corrompere le autorità di regolamentazione nonché di alterare la regolamentazione stessa. Il caso dell’HSBC mostra perché le banche pericolose dal punto di vista sistemico distruggono l’integrità e la giustizia. I risultati delle inchieste governative sull’HSBC resi pubblici descrivono una banca che da almeno 15 anni è un’impresa criminale. L’attuale patteggiamento affronta solo tre dei molti scandali commessi dall’HSBC in quel lasso di tempo. L’HSBC è da considerarsi una recidiva di proporzioni epiche, ma l’amministrazione Obama e il governo Cameron non sono riusciti a processare né l’HSBC né i suoi responsabili. Quando grandi imprese potenti e i loro funzionari di controllo si arricchiscono attraverso enormi frodi e lo fanno impunemente, scampando alle sanzioni penali, allora l’integrità e la giustizia sono intaccate. Regolamentazioni finanziarie efficaci, supervisione e processi sono essenziali per avere mercati finanziari “liberi”. Quando i truffatori prosperano, le imprese oneste sono estromesse dai mercati, una questione che il Premio Nobel George Akerlof ha spiegato nel suo famoso articolo del 1970 sul mercato dei “bidoni”, dove ha descritto la “dinamica di Gresham” in cui la cattiva etica scaccia dal mercato quella buona.  “I contratti[d]isonesti tendono a estromettere dal mercato i contratti onesti. Il costo della disonestà, pertanto, non risiede solo nell’ammontare della truffa ai danni dell’acquirente; il costo deve anche includere la perdita derivante dall’estinzione dell’impresa legittima” In virtù di questa dinamica di Gresham, la frode e la distruzione dell’integrità fra le banche pericolose dal punto di vista sistemico tenderanno a contagiare anche i loro concorrenti sul mercato. Il risultato è un’altra forma di rischio sistemico. Il Dipartimento della Giustizia, le autorità di regolamentazione dell’HSBC, l’amministrazione Obama e il governo Cameron avevano a disposizione la migliore opportunità di rompere questa dinamica di Gresham e di ripristinare la giustizia e l’integrità, processando l’HSBC e adottando regolamentazioni vigorose che nei successivi cinque anni l’avrebbero indotta a un ridimensionamento tale da non essere più una banca pericolosa dal punto di vista sistemico. Avrebbero potuto intraprendere quest’azione in un periodo in cui l’HSBC stava registrando utili piuttosto alti, invece che durante una crisi. In qualità di inquirenti e di autorità di regolamentazione, il loro principale ruolo e dovere era quello di rompere la dinamica di Gresham, restaurando lo stato di diritto. Ciò a beneficio dei mercati, di una maggiore competizione, dell’efficienza bancaria, dell’indipendenza delle autorità di regolamentazione e degli inquirenti, della sicurezza, del buon senso e della nostra democrazia. Invece hanno ulteriormente inasprito la dinamica di Gresham, hanno disonorato le rispettive istituzioni e la loro funzione e sono venuti meno al loro dovere nei confronti della nazione e dei cittadini. Tuttavia le cose sono probabilmente peggiori rispetto a quanto descritto, poiché la penosa verità è che non c’è alcun segnale che le autorità di regolamentazione, gli inquirenti o i leader al governo intendano fare la cosa giusta in merito all’HSBC. Ciò rivela il potere distruttivo che nel mondo reale hanno le affermazioni implicite e la prospettiva pro-clientelare con cui si affrontano le questioni. Mi auguro di sbagliarmi e che una persona in possesso di informazioni privilegiate rassegni le dimissioni disgustata, rivelando di aver lottato per ridimensionare l’HSBC ma invano perché i suoi superiori hanno avuto la meglio.

    William K. Black

    Traduzione a cura di Mariacarmela Minniti

    Categorie: Lavoro

    Un commento

    1. [...] (clicca per leggere). La banca HSBC, al centro di condotte che definire spericolate è un eufemismo (clicca per leggere), è forse il frutto avvelenato della atavica corruzione asiatica, africana o sudamericana che genera [...]

    Commenta a LA CRISI NON E’ FIGLIA DEL PECCATO ORIGINALE. L’OTTIMO BAGNAI NEGLI STUDI DI SANTORO : il Moralista


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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