Wolfang Munchau ha scritto per il Financial Times un pezzo molto critico nei confronti del nostro attuale premier Mario Monti (clicca per leggere). Il columnist del più importante giornale finanziario al mondo ha messo in fila una serie di dati inconfutabili che testimoniano il totale fallimento delle politiche del Professore di Varese. Mentre i giornalisti (si fa per dire) italiani, sempre pronti a leccare i padroni nella speranza di maturare un giorno il diritto di farsi candidare alla Camera in posizione utile, disinformano continuamente. La rappresentazione adulatoria che tende ad attribuire a Monti il merito per il calo dello spread è falsa e grossolana. Correttamente Munchau spiega ai provincialotti italiani alla Massimo Franco che l’altalena dello spread è influenzata dalle determinazioni contingenti della Banca centrale europea, e non dalle scelte politiche del governo. Monti non può rivendicare nessun merito, se non quello di avere distrutto l’economia reale, aumentato la disoccupazione, incrementato la tassazione e colpito al cuore i diritti dei lavoratori. Munchau, però, non si è limitato a fotografare la realtà informando correttamente i lettori, ma ha fatto di più e di meglio. Ha paragonato, cioè, il nostro premier Monti al cancelliere tedesco Heinrich Bruning, figura tetra e condannata dalla storia che, con la sua insipienza e stupidità, aprì nel 1930  le porte al drammatico avvento di Hitler sul palcoscenico del mondo. A parte la soddisfazione nel notare che il Financial Times riprendere gli stessi identici argomenti usati da “Il Moralista” per analizzare la modernità (clicca per leggere), è importante sottolineare come la parte più riflessiva della intellighenzia globale cominci finalmente a intravedere il terribile rischio insito nella esasperazione cieca di una linea economica improntata soltanto alla fantomatica “salvaguardia dei conti”. “Attenzione”, sembra dire Munchau, “se qualcuno non provvederà presto a fermare Monti (e Merkel), il nazismo potrebbe tragicamente ricomparire”. Un rischio divenuto reale e concreto che, al solo pensiero, fa tremare i polsi. Ma, a questo punto, dato per assodato che anche il Financial Times paventa il rischio che l’austerità possa favorire la riorganizzazione di partiti che si rifanno alla ideologia nazista (in Grecia è già successo), è legittimo chiedersi: perché i vari Draghi, Monti e Merkel insistono? Non è forse lecito sospettare che, tale sciagurata ipotesi, esorcizzata nell’articolo di Munchau, sia in realtà subdolamente e di nascosto perseguita dalla tecnocrazia europea ora al potere? Detta in termini ancora più chiari:  nessuno è sfiorato dal dubbio che, in realtà, Monti e compari, ben consapevoli di fomentare rigurgiti nazisti a causa di politiche economiche insensate e disumane, lavorino dolosamente al fine di favorire il possibile  ritorno della croce uncinata sul tetto d’Europa? Munchau ha paragonato Monti a Bruning. Però, per onestà intellettuale, bisogna riconoscere a Bruning alcune attenuanti che non valgono per il nostro Professore. Monti, infatti, a differenza di Bruning, potrebbe oggi trovare alcune risposte nel passato, evitando perciò di ripetere gli stessi tragici errori che la storia ha cristallizzato a beneficio dei posteri. Se non lo fa è perché non vuole farlo. Probabilmente, il progetto neo-oligarchico finalizzato a cinesizzare l’Europa è pensato in più fasi. I tecnocrati devono oggi imporre una dittatura blanda e burocratica, ma lucida e spietata,  utilizzando la finanza a mo’ di randello. La crescente rabbia popolare, figlia di condizioni economiche sempre più insostenibili, verrà quindi successivamente canalizzata al fine di ingrossare le fila di movimenti neonazisti in senso classico. Tali forze violente e xenofobe risulteranno utili in prospettiva per stroncare sul nascere qualsiasi ipotesi di cambiamento di stampo pacifico, democratico e progressista. Alla tecnocrazia di oggi viene quindi riservato il compito di affamare la gente, mentre i neonazisti di domani si prenderanno la briga di soffocare sul nascere le inevitabili e pressanti istanze di cambiamento provenienti dal basso attraverso l’utilizzo di prassi e metodi sanguinari e violenti dal sapore smaccatamente reazionario. Questo potrebbero riservarci i prossimi anni se non maturerà un nuova consapevolezza collettiva. E contro questo terribile rischio sembra volerci mettere in guardia anche l’ottimo Wolfang Munchau.

    Francesco Maria Toscano

    21/01/2013

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. ALESSANDRO scrive:

      Monti si può consolare con gli elogi della super gnocca Monica Bellucci che ha dichiarato all’ANSA: “Penso che Mario Monti abbia fatto un buonissimo lavoro”. E alla domanda se vedrebbe bene Monti alla guida del nuovo governo del dopo elezioni, la Bellucci ha risposto con un convinto ‘si’. Chissà se Monti preferiva gli elogi di Munchau a quelli della Bella che non balla milionaria che di italiano le è rimasto solo il passaporto, oltrechè la bellezza mediterranea… non è che adesso anche a questo Premier le viene il chiodo fisso della gnocca?

    2. ampul scrive:

      ahahahhah bravo ale…

      laurea honoris causa in economia alla bocconi a monica bellucci…

      già me la vedo!
      scommettiamo?

      :-)

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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