Il manuale del perfetto bugiardo contiene alcuni consigli indispensabili per non fare magre figure finendo inevitabilmente spernacchiati. Non basta infatti essere affetti dalla sindrome di Collodi per rivelarsi dei mentitori efficienti e professionali. Nossignore. Per fare della menzogna una vocazione ed uno stile di vita utile, alla bisogna, per dissimulare, mischiare le carte, irretire, depistare e fuorviare, è indispensabile possedere almeno altre due qualità di completamento: bisogna innanzitutto possedere una buona memoria (trasformando intimamente la finzione in realtà) per poi, nondimeno, sviluppare la capacità di camuffare la verità quel tanto che basta per mentire rimanendo comunque, in astratto, altamente credibili. Senza questi due indispensabili ingredienti, eventuali tentativi finalizzati a manipolare la realtà non sortiranno alcun effetto ma,  di converso, finiranno probabilmente pure per ritorcersi contro l’improvvisato pinocchietto. Le due regole appena cristallizzate attengono ovviamente alla sfera delle indispensabili qualità personali che ogni  aspirante bugiardone deve gelosamente custodire. Ma, per essere precisi,  al fine di potersi fregiare a ragion veduta del titolo di menzognero doc , non è ancora sufficiente la sola indole, seppur sorretta da una invidiabile memoria: bisogna pure conoscere e dominare una regola fondamentale che governa l’informazione di massa. Cosa dice questa regola? Dice che di fronte ad argomenti scomodi che non possono essere ulteriormente silenziati o censurati, il perfetto bugiardone deve saper  depotenziare la minaccia informativa annacquandola attraverso un sapiente mix di verità e finzione, mix così arguto e geometrico da rendere difficile, se non impossibile, il successivo tentativo di separare il vero dal falso. La menzogna perfetta, per usare una metafora che rende, deve cioè somigliare ad un caffelatte. Quando infatti le molecole del caffè  si mischiano con quelle del latte non sarà più  in alcun modo possibile riportarle alle stadio originario di partenza. Tutto chiaro? La capacità di costruire diaboliche menzogne “caffelatte” è utile, in particolare, per una specifica categoria umana: quella dei politici. Costretti come sono a mediare fra mille interessi spesso divergenti, i politici fanno volentieri della bugia un’arte. Il re assoluto e imbattibile nell’arte di mentire è certamente Silvio Berlusconi. Uomo di spettacolo come nessuno,   Silvio recita con estrema disinvoltura qualsiasi parte in commedia con la tenacia e il convincimento del buon sofista che finge appassionata idealità. Bravissimo. Vediamo però come un campione della dissimulazione come il redivivo Berlusconi ha sminato in passato argomenti potenzialmente pericolosi, tipo i suoi rapporti con la massoneria. Quando furono resi pubblici gli elenchi della P2, guarda caso, venne fuori pure il nome di Silvio Berlusconi. Incalzato sull’argomento anni fa dal giornalista Minoli per il programma Mixer, Berlusconi si difese così: “Roma, 21 feb. 1994 (Adnkronos) – Di sentirsi rinfacciare la sua iscrizione alla P2, Silvio Berlusconi davvero non ne puo’ piu’. ”Non mi sento sponsorizzato da Gelli -dichiara a ”Mixer”- quell’iscrizione, l’ho gia’ detto, fu dovuta all’insistenza di un amico, poi mi fu mandata la tessera con scritto ‘apprendista muratore’ che mi fu recapitata mentro ero in riunione. Tutti ci ridemmo perche’ io era il primo costruttore di case. Poi rinviai la tessera al mittente ed e’ abbietto tirare fuori ancora questa vicenda tanto piu’ che allora iscriversi alla P2 non significava nulla e Gelli era rispettatissimo. Nessuno poteva pensare che fosse una cosa negativa o pericolosa, anzi si diceva che fosse un club degli uomini migliori d’Italia”. Analizziamo la difesa. Berlusconi volle rappresentare una realtà paradossale, fingendo stupore per trasferire un dato di verità all’interno di una cornice folkloristica. L’iniziato alla massoneria, infatti, (l’iniziazione è, tra l’altro, indelebile) acquista per davvero il grado di “apprendista muratore”, qualifica che, naturalmente, esprime un significato figurato. Berlusconi quindi ha inteso utilizzare strumentalmente questo dato per costruirci sopra una rappresentazione farsesca: “Chi può credere che io accetterei mai la qualifica di muratore quando tutti sanno che sono tra i principali costruttori italiani?.” Confidando sul fatto che l’informazione televisiva quasi mai approfondisce a dovere argomenti realmente complessi, nonché convinto (forse a ragione) che la maggioranza dei telespettatori italiani sia perlopiù composta da emeriti coglioni incapaci di compenetrare anche in superficie il significato esoterico della locuzione “apprendista muratore”, Berlusconi pensò di cavarsela puntando su una narrazione oggettivamente ridicola e pacchiana. Vediamo, invece, come il suo omologo Monti (iniziato massone presso la Gran loggia d’Inghilterra come rivelato dal maestro del God Gioele Magaldi) sceglie oggi di affrontare lo stesso spinoso argomento. Intervistato  ieri da Barbara Palombelli per Radio 2,  di fronte ad una domanda secca circa la sua eventuale appartenenza alla massoneria, Monti ha risposto così: “Non sono massone e non so neanche bene cosa sia la massoneria”. Per poi aggiungere: “Queste voci sono forse state alimentate dal fatto che,  ricevuto dal Pontefice, non mi sono chinato per baciare l’anello. Una cosa ridicola”. Tempo prima Monti aveva dato alla Gruber una risposta pressoché identica (clicca per leggere). Monti e Berlusconi scelgono alla prova dei fatti una formula retorica simile per rispondere: il primo gioca sulla parola “muratore” per lanciare alle masse incolte un messaggio subliminale del tipo: “Ma credete per davvero che uno come me potesse mai accettare una qualifica simile?”; il secondo, più sottile, si inventa invece di sana pianta la ragione che avrebbe, a sentir lui, dato adito a queste incontrollate dicerie: “Sono il frutto”, spiega Monti con rara faccia di bronzo, “del fatto che non ho baciato l’anello al Papa”. Ora, la percezione pubblica del Monti massone non c’entra nulla con l’inchino al Papa ma, semmai, con la lettura del curriculum di Monti stesso e le rivelazioni del sito di Grande Oriente Democratico. Però a Monti (come del resto a Berlusconi) fa molto più comodo individuare una causale ridicola tendente a  togliere verosimiglianza alla radice del ragionamento. Fin qui, però, l’opera mistificatrice di Monti è ancora sapiente. Quando, invece, Monti dichiara di non sapere proprio cosa sia la massoneria, non solo tradisce un certo nervosismo, ma rischia pure di coprirsi di ridicolo. Un ex rettore della Bocconi, già presente nel comitato direttivo del gruppo Bilderberg, già International advisor per Goldman Sachs, già membro senior dell’ european advisory council di Moody’s, già presidente europeo della Trilateral commission nonché già Presidente del pensatoio belga Bruegel (dedicato evidentemente al pittore fiammingo Pieter Bruegel, autore fra l’altro del suggestivo dipinto “La Torre di Babele”) non può dichiarare, non tanto di non essere massone ( e passi…), di “non sapere proprio cosa sia la massoneria”. Anche per un Paese superficiale come l’Italia questo è troppo. Risposte così incredibili e falsamente patetiche presuppongono un livello di stupidaggine eccessivo in capo alla cittadinanza. La percezione di alcuni fenomeni importanti e complessi come la massoneria, a causa dell’atteggiamento omertoso e pavido del circuito informativo cosiddetto mainstream, non è certamente ottimale presso la pubblica opinione italiana. Anche se, negli ultimi tempi, l’opera meritoria e indefessa di alcuni ( a partire dalla redazione di Grande Oriente Democratico) ha già largamente  migliorato la capacità di molti cittadini di intuire il ruolo, la portata, l’essenza e la dimensione che il mondo delle logge effettivamente ha esercitato ed esercita nel modellare il mondo globalizzato. Per cui dire, come ha fatto Monti, di non sapere proprio cosa sia la massoneria costituisce una menzogna grossolana. Così forzata da insinuare il sospetto contrario anche a chi, in teoria, sarebbe portato ad escludere che le scelte del Monti politico siano in realtà eterodirette dalla massoneria reazionaria che oggi governa, devastandola, l’Europa intera.

    Francesco Maria Toscano

    23/01/2013

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. [...] Il manuale del perfetto bugiardo contiene alcuni consigli indispensabili per non fare magre figure finendo inevitabilmente spernacchiati. Non basta infatti essere affetti dalla sindrome di Collodi per rivelarsi dei mentitori efficienti e professionali. Nossignore. Per fare della menzogna una vocazione ed uno stile di vita utile, alla bisogna, per dissimulare, Source: il Moralista [...]

    2. [...] professorali dell’accademico di Varese. Come vi anticipavo in un articolo scritto in precedenza (clicca per leggere), quando il sistema non riesce più ad impedire la diffusione di notizie temute e scomode, provvede a [...]

    3. [...] un nome in grado di evocare questo grande artista fiammingo del passato, sono stato sempre io (clicca per leggere).  Insomma, cari amici di Dagospia, la citazione delle fonti di tanto in tanto sarebbe cosa assai [...]

    4. Giovanni scrive:

      Monti Massone! Siamo in mano a spregiudicati finanzieri senza scrupoli che decidono il destino di noi poveracci. Tutte società, club, lobby internazionali che si riuniscono diverse volte l’anno per decidere come fare andare il mercato! E gli economisti italiani sono dentro. Mario Monti-Bilderberg, poi c’è la Mont Pelerin Society (sui monti svizzeri, Draghi?) ECAEF (Lussemburgo, Emanuele canegrati e Dario Antiseri), Cato Institute, vari club tedeschi dove si rifugiano mascherandosi i discendenti dei gerarchi nazist. Pieni di soldi e di potere. E noi poveretti a sudare il pane!

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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