Ho scritto tante volte che l’avanzata del progetto tecno-nazista (finalizzato all’impoverimento dei ceti medi e proletari da cristallizzare in posizione semi-servile e deferente  rispetto alle trionfanti élite sovranazionali), in atto su scala continentale, si regge sulla complicità interessata, complice, pavida, mediocre, conformistica o servile del sistema informativo valutato nel suo insieme. La stampa italiana, cosiddetta “mainstream”, è totalmente omologata nel presentare alla pubblica opinione alcune teorie economiche neoclassiche (già empiricamente fallite sul piano storico) quasi fossero indiscutibili dogmi di fede. Misure economiche che, lungi dall’essere soltanto improntate alla ricerca tecnica delle soluzioni migliori alle condizioni date, costituiscono in realtà il necessario randello per perfezionare sul piano politico il diabolico desiderio di ridisegnare il mondo occidentale in senso feudale e oligarchico. Questa progetto (che gli stolti e i superficiali, senza troppa fantasia, chiamano “complotto”) è il risultato razionale del lavoro pervicace e testardo di una élite globale che, cementata da comuni appartenenze massonico-reazionarie, intende cancellare, annacquare o depotenziare tutte quelle conquiste di civiltà e progresso che hanno indiscutibilmente reso l’Occidente, per secoli, faro di giustizia, libertà e uguaglianza. Mario Draghi e, in posizione subordinata, Mario Monti, fanno parte di questa selezionata cerchia di illuminati che si è auto-assegnata il meschino compito di favorire il riemergere dei peggiori fantasmi del passato (indigenza, povertà diffusa, squadrismo politico, mancanza di diritti e prospettive in capo ai ceti neo-schiavizzati e subalterni). Questa “narrazione”, naturalmente, non trova diritto di cittadinanza (e ciò non stupisce) presso i grandi giornali nazionali (spesso controllati da proprietari pronti a lucrare sulle crescenti difficoltà della maggioranza della popolazione). Di fianco al circuito dei quotidiani oramai palesemente riconosciuti come organi di regime, c’è poi il Fatto Quotidiano. Nato nel settembre del 2009 con l’ambizioso e già tradito intento di raccontare “quello che gli altri non dicono”, il giornale di Padellaro, Gomez e Travaglio è oramai diventato senza ombra di dubbio uno strumento di disinformazione che, pur essendo uguale agli altri, continua a sentirsi spocchiosamente diverso e migliore. In questo bisogna dare ragione ad un personaggio per altri versi lunare e stravagante come Paolo Barnard che, da tempo, denuncia giustamente il sostanziale conformismo ipocrita dei paladini del finto antisistema. Se a tal proposito conservavo qualche debole dubbio, oggi me lo sono definitivamente levato. Il perché è presto detto. Leggete questo illuminante pezzo redazionale del Grande Oriente Democratico (clicca per leggere) e magicamente scoprirete il vero volto, lurido e putrefatto, degli “eroi” anticasta che da anni sobillano pletore di indignati monocorde in servizio permanente. Avete capito? E’ ora chiara la qualità indomita di questi instancabili giornalisti assetati di verità e conoscenza? Meglio così, buono a sapersi. A dirla tutta, però, la faccenda non mi ha stupito oltremodo. Di Padellaro, già prima di leggerne nero su bianco le vergognose gesta, non avevo alcuna stima. Chiamato nel 2005 a dirigere l’Unità dopo Furio Colombo, infatti, l’attuale direttore del Fatto si contraddistinse fin da allora per ostentata mediocrità e conclamata mancanza di visione. Questo è purtroppo lo stato di salute della nostra libertà di informazione! Un sistema oramai marcio fino al midollo che pensa di conservare un barlume di credibilità colpendo i soliti comodi burattini, guardandosi però bene dal denunciare le malefatte indicibili di alcuni ineffabili maestri che, da anni, perseguono impunemente obiettivi scellerati e perversi. Il più pulito ha la rogna, verrebbe da sintetizzare prendendo a prestito una colorita ma efficace espressione popolare. Avrei preferito scrivere del tragicomico viaggio di Bersani a Berlino (lui e Monti ricordano sempre di più i protagonisti dell’indimenticabile film “Totò e Peppino divisi a Berlino”), carico di significati per il luogo scelto e per le cose dette (clicca per leggere). In alternativa, avrei scelto stamane di commentare la lodevole decisione del Presidente Obama di denunciare l’agenzia di rating Standard e Poor’s, e invece mi è toccato scrivere di Padellaro, direttore così libero e coraggioso che si taglia con un grissino.

    Francesco Maria Toscano

    6/02/2013

    Categorie: Editoriale, Italia

    8 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      Ciao Francesco, ho letto su GOD la vergognosa censura del Fatto all’intervista rilasciata da Gioele Magaldi e cerchero’ di divulgare questo schifo a piu’ non posso..io mi ero gia’ accorta della falsa liberta’ di stampa di cui ama cingersi il Fatto, tant’è che gia’ lo scorso anno non ho rinnovato l’abbonamento perche’, in un qualche modo, mi sono sentita tradita. vorrei solo chiederti, se puoi, di evitare di commentare quello che, secondo te, e’ Paolo Barnard, perché, nonostante la vicenda dello scorso anno, dove a parer mio, la responsabilita’ di tutto non può’ essere addebitata a lui..ma anche tu, forse ci hai messo del tuo, (quando si discute o litiga la ragione non sta mai al 100% da una parte sola)..perché con questo tu, in un qualche modo, rendi inaffidabile quello che dice Barnard..e come puoi vedere da tutto quello che e’ successo e sta succedendo..tutto quello che ha denunciato fino ad ora si e’ rivelato assolutamente vero..

      • il Moralista scrive:

        Cara Alessandra, in questo pezzo ho citato Barnard per dargli ragione…Io non coltivo nessun astio nei confronti dell’uomo anche se, a dire il vero, potrei vantare legittimi motivi per serbare risentimento. Anzi, a dirla tutta, leggendo i suoi ultimi articoli, messianici e carichi di sentimento, ho provato un forte moto di sincera tenerezza nei confronti del sopracitato giornalista bolognese. Un caro abbraccio, Francesco

    2. [...] Ho scritto tante volte che l’avanzata del progetto tecno-nazista (finalizzato all’impoverimento dei ceti medi e proletari da cristallizzare in posizione semi-servile e deferente  rispetto alle trionfanti élite sovranazionali), in atto su scala continentale, si regge sulla complicità interessata, complice, pavida, mediocre, conformistica o servile del sistema informativo valutato nel suo Source: il Moralista [...]

    3. Weininger scrive:

      Caro Toscano, e questo non è niente! Legga il post del Padellaro pubblicato sul sito del Fatto e intitolato “Chi dice la verità agli italiani?” in cui il direttore parteggia apertamente per l’austerità: “Perché è la verità che sommamente manca in questa campagna elettorale. La dimensione della crisi e il tempo che ci vorrà per tornare alla normalità. Un tempo che non prevede impossibili abolizioni dell’Imu, ma un lungo e faticoso percorso di rigenerazione. Il tempo della disciplina, dei sacrifici, della perseveranza non tradisce ma gratifica e salva”.
      (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/03/chi-dice-verita-agli-italiani/488100/)

    4. ampul scrive:

      Ahaha… L’informazione in Italia? La televisione e la stampa? Su dai, c’era mica bisogno di “padellate” varie!!…

    5. Luca scrive:

      porco giuda, navigando per il Web mi sono imbattuto nel vostro sito e mi stà aiutando tantissimo a capire quanti tontoloni ci sono in italia pronti a seguire ricostruzioni false e tendenziose. Ma perchè non chiudete? Ringraziate il Fatto se esiste ancora qualcosa che assomiglia alla parola “informazione” in italia, ma voi forse vi abbeverate da fonti più autorevoli ahahahahahaha

    6. [...] all’italiana: scherza con i fanti ma lascia stare i santi. E così, come un Pedellaro qualunque (clicca per leggere), la Gabanelli ha scelto di mandare in onda solo uno spezzone della lunga intervista a Magaldi, un [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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