E’ stupefacente la velocità con la quale la classe dirigente italiana, imbevuta di neonazismo tecnocratico, abbia cambiato schema di gioco nell’arco di poche ore. Prima del voto, il ritornello corale che accumunava all’unisono giornali di destra e si sinistra, politicanti pidiellini e piddini, intellettuali della domenica ed economisti provvisti di laurea finta alla Giannino era il seguente: “I sacrifici sono indispensabili per il bene dell’Italia; il governo Monti ha salvato l’Italia grazie al senso di responsabilità di Pdl, Pd e Udc; Grillo è un populista capace di ridurre l’Italia nelle condizioni della Grecia”. Amen. L’accettazione bovina e acritica di queste menzogne vili e assassine ha preparato il brodo di cultura indispensabile per permettere al governo Monti di affondare il coltello nella carne viva dei ceti più deboli della nostra società, gettati sadicamente nel girone infernale dell’indigenza in virtù di un impazzimento collettivo come non si vedeva dai tempi della premiata ditta Hitler- Mussolini. Hanno sostituito il mito della razza ariana con il feticismo da spread per ottenere identici obiettivi: seminare miseria e morte. Se Bersani conservasse un minimo di dignità si sarebbe già dimesso. Non tanto per lo scadente risultato elettorale (ampiamente prevedibile), quanto per la falsità ipocrita e interessata delle sua recenti condotte, assolutamente incompatibili con le cose dette, raccontate e fatte negli ultimi tredici mesi. Non è stato forse il Pd di Pierluigi Bersani ad approvare leggi infami che hanno distrutto la vita di esodati, precari e pensionati? Non è stato forse il Pd di Bersani a pianificare, insieme a Monti e Berlusconi, un olocausto permanente innalzando il pareggio di bilancio a bene di rango costituzionale? Non è stato forse Bersani, insieme a Fassina, a girare il mondo in campagna elettorale per promettere ad un manipolo di schiavisti globalizzati il sangue dei suoi concittadini? Non era forse Bersani quello che diceva: “Monti con me al governo avrà certamente un ruolo perché non bisogna sprecare i sacrifici fatti?” Non era Bersani che giustificava, fino a ieri, l’abbraccio a Berlusconi in nome della responsabilità di fronte all’Europa e ai mercati? Che fine hanno fatto queste nobili analisi? Sono forse evaporate all’apertura dei seggi? E perché mai, oggi, caro Bersani, la tua ossessione per la “responsabilità” sembra improvvisamente scemata? Non ci guarda più l’Europa? Il rischio Grecia è evaporato per magia? La Merkel non ti sculaccia più? La tua linea politica, degna di un ossimoro da quattro soldi, quella che vuole conciliare “rigore e crescita”, si è squagliata all’improvviso? Bersani, in sintesi, mentivi ieri o menti oggi? Possibile che la “responsabilità”, tanto evocata durante il balordo governo Monti, entusiasmi ora il solo Berlusconi? Sei forse diventato pure tu, folgorato sulla via di Genova, un grillino? Pensi di poter lavare la tua lurida coscienza di comunista infingardo schierando adesso il Pd su posizioni demagogiche e anticasta? E ancora, caro Bersani, quali sofferenze pensi di lenire riducendoti simbolicamente lo stipendio? Basterà chiudere le sezioni di partito per far riaprire le tantissime imprese che le politiche criminali tue e di Monti hanno costretto ad una chiusura disperata e forzata? Basterà pensionare la Bindi per sfoltire le folle di indigenti in fila alla mensa della Caritas per sopravvivere? Domande che rimarranno necessariamente sospese e senza risposta. L’arte della dissimulazione è strettamente connaturata alla dimensione della politica. Non bisogna scandalizzarsi. Ma, come ogni uomo intelligente sa, anche la menzogna va calibrata con astuzia per non scadere nel ridicolo e nel patetico. E’ surreale sentire oggi Berlusconi, scontato fautore di una riproposizione delle recenti larghe intese, rimproverare Bersani di non cogliere il “momento drammatico che il Paese attraversa”. Proprio lui, l’uomo nero temuto dalle cancellerie di mezzo mondo, l’irresponsabile che con le sue promesse elettorali rischiava di “innervosire i mercati”, adesso beffardamente assurto al ruolo di salvatore della patria, sempre pronto ad “anteporre gli interessi nazionali rispetto all’interesse di partito”, tra i battimani pelosi di pretoriani in doppio petto come De Bortoli e Polito. Bersani sei finito: caduto nell’abisso durante il tentativo, patetico e goffo, di planare in un baleno dal montismo più adorante al grillismo interessato.

    Francesco Maria Toscano

    3/03/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

    3 Commenti

    1. alessandro scrive:

      “…ragazzi, non siamo mica qui a sollevare lo spread col crick… non è che se attacchi il microfono agli ombelichi riesci a parlare alla pancia della gente..”

      Crozza è un mito, il suo intervento è l’unico pezzo che guardo della trasmissione Ballarò:
      http://www.youtube.com/watch?v=zC-4jKxSwSk

      Il corteggiamento a Grillo è solo una commedia per inchiodare il Mov.5 stelle alle proprie responsabilità, ma il PD si stà confrontando con un movimento difficilmente gestibile con il vecchio modo di far politica, con l’offerta di presidenze della camera e altri incarichi e prebende, fornendo armi a Grillo per scaricargli addosso altri insulti. Ma state pur certi che troveranno un modo per mettere il bavaglio al Genovese

    2. Arianna scrive:

      Già. Peccato che anche Grillo, con la sua ossessionante campagna anti-debito e il suo terrorismo economico che NON propone le soluzioni che pur ci sarebbero (MMT, Bagnai etc.), si stia rivelando soltanto un’altra faccia di Mario Monti.
      L’unico esito possibile per il suo catastrofismo è l’austerity. Meditate, gente, meditate…

    3. [...] sinistra, politicanti pidiellini e piddini, intellettuali della domenica ed economisti provvisti di …read more Source: il [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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