Nel suo ultimo numero, in edicola da Venerdi 8 marzo, il settimanale il Corriere della Calabria ha lodevolmente rilanciato alcuni temi economici di estrema importanza già approfonditi a Reggio di Calabria nel dicembre scorso, in occasione dello svolgimento di una tre giorni di studi finalizzata alla comprensione profonda delle cause che hanno gettato l’Europa intera all’interno di un vortice recessivo che sembra non avere fine. Grazie alla contemporanea presenza di alcuni fra i principali economisti al mondo, elaboratori di una dottrina economica di avanguardia (Modern  Money Theory, ndm) di ispirazione neokeynesiana, alla classe dirigente calabrese è stata offerta l’opportunità di interrogarsi su un piano culturale e prepolitico di altissimo profilo. Dopo un ventennio di approssimazione, svanita la malefica sensazione che predicava surrettiziamente le virtù della politica tenuta in ostaggio dagli incolti, il rapporto tra sapere ed esercizio dei pubblici poteri è tornato di stringente attualità. Quale occasione migliore, quindi, per riscattare  la Calabria agli occhi dell’Italia e del mondo, ribaltando il facile cliché che ci dipinge come popolo in grado di esprimere eccellenze solo in stile Cetto La Qualunque? Non sarebbe stato in qualche modo poetico e rivoluzionario constatare che, proprio da una delle più disagiate regioni d’Italia, poteva invece sedimentarsi una linea di pensiero alternativa all’austerità distruttiva che l’Europa dei tecnocrati continua sadicamente ad imporci senza ritegno, nonostante l’aggravio esponenziale della sofferenza sociale? E’ stata colta  questa straordinaria opportunità? Oggettivamente solo in parte. E le colpe vanno equamente distribuite. Non credo sia utile approfondire i termini della polemica che, in questa come in altre occasioni, vede il Corriere della Calabria esprimere una linea di fortissima critica nei confronti dell’attuale giunta regionale guidata da Giuseppe Scopelliti. Lo spirito che ha animato la nostra iniziativa era assolutamente neutro e istituzionale. Nessun desiderio di alimentare sterili passerelle; nessuna volontà di strumentalizzare una dottrina scientifica per finalità elettorali; nessun retro-pensiero che non fosse indirizzato alla rapida diffusione di un paradigma economico alternativo ha guidato le nostre proposte e decisioni. Prova ne sia lo spirito assolutamente laico e bipartisan che ha contraddistinto la tre giorni di lavori svoltasi presso la Sala Calipari del Consiglio Regionale della Calabria. Convegno arricchito dalla contemporanea presenza di politici di destra, di centro e di sinistra, desiderosi di ascoltare ragionamenti molto diversi rispetto a quelli che il circuito mediatico italiano è solito offrire con scarsa fantasia (la cosiddetta filosofia dei “sacrifici indispensabili”). Nel caso di specie, mi preme sottolinearlo, sia la giunta provinciale guidata dal presidente Raffa che la Regione Calabria per volontà dei Presidenti Scopelliti e Talarico hanno oggettivamente dimostrato una sensibilità culturale che merita plauso e apprezzamento. Ma, sia chiaro, finanziando un evento di questa importanza strategica, potenzialmente faro per le prossime politiche economiche dell’Europa intera, le istituzioni calabresi non hanno fatto un piacere a nessuno. Semmai, si sono auto-nobilitate. Al di là della notizia circa la polemica che ha visto, mio malgrado, il sottoscritto protagonista di una accesa diatriba verbale con un personaggio sui generis come Paolo Barnard ( diatriba che merita alcune precisazioni di seguito fornite), l’articolista individua il cuore del problema sul finire del suo pepato articolo: “Cos’abbia imparato la Calabria”, si chiede correttamente il giornalista, “dopo essersi immersa nella MMT lo scopriremo in futuro”. Ecco, questo è l’aspetto veramente dirimente dell’intera vicenda. Ma l’interrogativo, caro direttore, credo debba correttamente essere interpretato  in senso estensivo, al fine di farvi rientrare quindi non solo il mondo della politica, ma anche quello dell’informazione e delle Università. E se la politica nel suo insieme ha partecipato ai lavori sulla Modern Money Theory in maniera forse svogliata (avevamo invitato l’intero consiglio regionale calabrese, ma in pochi si sono fatti vedere), non di meno i giornali locali hanno perso un’occasione per fare buona informazione. A parte la Gazzetta del Sud e il tg3 Regionale, infatti, il resto della carta stampata si è limitata a fare il minimo sindacale e, in alcuni casi, neppure quello. Capisco che è certamente più semplice e sfizioso riempire i giornali attaccando gli sprechi della “casta”, rendicontando con acribia matematica i panini con la porchetta che i vari Franco Fiorito ingurgitano a  spese della collettività furiosa, o snidando i parenti veri o presunti che popolano le stanze grigie del potere nostrano; ma, purtroppo, questo tipo di denuncia, se non accompagnato da analisi di largo respiro culturalmente ferrate, rischia di risultare sterile, conformando al ribasso anche i media regionali, non sempre molto migliori dei politici che sono chiamati a  controllare. Nello specifico, mi ha molto deluso l’atteggiamento del direttore del Quotidiano della Calabria Matteo Cosenza, il quale, dopo avere abbondantemente discusso con il sottoscritto di concetti come “domanda aggregata”, “neokeynesismo”, “sovranità monetaria” e “globalizzazione tecnocratica”, non ha inteso dedicare nemmeno una riga all’evento. Forse, se avessimo organizzato la sagra del peperoncino sott’olio, saremmo stati  assediati da uno stuolo di giornalisti curiosi. Stesso discorso dicasi per il mondo universitario calabrese, coralmente coinvolto ma dimostratosi nei fatti sostanzialmente pigro. A parte alcune luminose eccezioni a titolo personale, rappresentate dal prof. Aiello dell’Università di Cosenza e dal prof. Marino dell’Univeristà di Reggio Calabria, il resto dell’intellighentia nostrana ha fatto orecchie da mercante. Non è il caso però di guardare indietro e di recriminare. Abbiamo fatto un primo decisivo passo nella direzione giusta e altri ne faremo. Cercando di cristallizzare quel parterre di eccellenza che si è riunito in Calabria affinché, finalmente, anche il mezzogiorno possa presto esprimere un pensatoio di valore internazionale, capace di competere su scala globale. Galbraith, Black, Kelton, Auerback, ma anche Gawroski, Magaldi, Brancaccio ed altri potrebbero favorire le condizioni oggettive per trasformare nel tempo la Calabria, da territorio arido e  asfittico, in avanguardia ideale e di progresso. Un obiettivo difficile? Utopistico? Irrealizzabile? O persino visionario e folle se non megalomane? Può darsi, ma vogliamo provarci lo stesso. E per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.  In particolare della stampa migliore, nella speranza che riscopra il gusto di stimolare il dibattito culturale, favorendo così inerzialmente il necessario accantonamento di quel prototipo di politico, ancora vivo e vegeto, che ha fatto a pugni con i libri. A breve presenteremo nuove iniziative in continuità filosofica con il primo evento (insieme al prof. Marino dell’Università di Reggio Calabria stiamo valutando alcune ipotesi di lavoro), convinti di meritare supporto e sostegno largo e trasversale. Chiudo infine chiarendo che, checché ne scriva il sito “giornalettismo”, non esistono versioni differenti sulle reali cause che hanno spinto Barnard a boicottare velenosamente l’evento calabrese. Esiste una sola versione provata per tabulas (clicca per leggere). Come sanno tutti quelli che hanno letto (e capito) le carte, è stato proprio Barnard a pretendere di ricevere un invito per iscritto da parte del Presidente Scopelliti; è stato Barnard a tentare di accreditarsi direttamente con gli uffici burocratici regionali di fatto scavalcandomi; è stato Barnard, infine, fallito il suo misero tentativo, a riversare il suo veleno e la sua frustrazione nei confronti di quelle istituzioni che avevano osato non assecondare i suoi capricci. La questione relativa alla mail attribuita all’anonimo economista che non “poteva accostare il suo nome a quello di Scopelliti” era stata abbondantemente superata. Se così non fosse, non si capirebbe perché Barnard chiuda le comunicazioni con me minacciandomi di “parlare direttamente con il Presidente”. Si tratta di un atteggiamento coerente? Evidentemente no. Se poi consideriamo che lo stesso Barnard aveva provato qualche tempo fa a far sbarcare la MMT in Sicilia, chiedendo l’aiuto dell’ allora governatore Lombardo già indagato per mafia, la strumentalità della condotta dell’avventuriero bolognese diventa mastodontica e pacchiana. Ma di fronte ad una condizione sociale sempre più allarmante non è il caso di inseguire narcisismi. Non bisogna dare troppo peso ai protagonismi esasperati. Questo è il momento di cercare soluzioni utili per uscire da una crisi che sta cinesizzando l’Europa. Se il Corriere della Calabria, da ora in avanti, vorrà perciò aiutarci nel divulgare proposte e prospettive che bucano quel malefico e metallico conformismo che propina agli italiani bugie indegne come quelle che teorizzano una futura “crescita” fondata su ulteriori “tagli” (un vero e proprio ossimoro), ne saremmo più che felici. Ma in tutto questo, onestamente, le polemiche riguardanti Toscano, Barnard o Scopelliti non possono rivestire grande importanza.

    Francesco Maria Toscano

    11/03/2013

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. ampul scrive:

      Bravo!

    2. [...] compreso, troppo impegnata ad inseguire argomenti folkloristici e pruriginosi (clicca per leggere http://www.ilmoralista.it/2013/03/11/la-mmt-e-il-corriere-della-calabria/). Chiusa parentesi. Tornando alla ben più interessante analisi circa la mancata sovrapponibilità [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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